Roma

Waterfront Ostia, la protesta dei cittadini contro Marino: nessun coinvolgimento nelle decisioni e assenza delle istituzioni

Il X Municipio di Roma, che comprende anche Acilia, Ostia e l’Infernetto, costituisce lo sbocco al mare della città e ha più di 250.000 abitanti. Un’area con un eccezionale potenziale economico-sociale da sviluppare, ma anche con numerosi problemi. Non sorprende perciò che sia stata al centro di tante controversie e di un’accesa lotta in campagna elettorale. Il piano di Alemanno per il riordino del litorale, pomposamente ribattezzato “Waterfront”, era considerato da molti dirigista, calato dall’alto ed evidentemente inquinato da appetiti speculativi di varia natura. In particolare, il progettato raddoppio del porto di Ostia e il conseguente sgombero di 35 famiglie dalla zona dell’Idroscalo, tuttora parcheggiate in residence, aveva sollevato aspre polemiche. L’arrivo di una nuova giunta e di una nuova consiliatura per il Municipio sembravano il preludio di un possibile cambiamento, ma a sei mesi dall’insediamento di Marino serpeggia la delusione. Sull’argomento abbiamo posto alcune domande a Franca Vannini, portavoce della Comunità Foce del Tevere che partecipa anche al Tavolo del Waterfront, associazione che mira a un maggior coinvolgimento democratico dei cittadini alle scelte urbanistiche per il litorale.

di FABIO BENINCASA

Quali sono i motivi del malumore di cittadini e associazioni riguardo al progetto Waterfront?
Ci aspettavamo molto dal nuovo presidente del Municipio e da Marino, che abbiamo anche sostenuto in campagna elettorale, per la riqualificazione del Lungomare e di Ostia, ma la verità è che i progetti scellerati di Alemanno e Vizzani sono rimasti gli stessi, solo riproposti in confezione più elegante. Anzi, grazie alle nostre lotte Alemanno aveva almeno riconosciuto ai cittadini un ruolo nella “cabina di regia” del Waterfront, mentre ora, con Marino e Tassone, la partecipazione dei cittadini non è neppure prevista. Direi che la mancanza di ascolto da parte delle istituzioni è la parte più avvilente di questa vicenda, nonostante l’assessore Caudo, ancora a luglio, ci abbia fatto pervenire i suoi complimenti per il numero e la qualità delle proposte del Tavolo. A  settembre abbiamo invitato al Tavolo gli amministratori municipali e comunali competenti, ma nessuno si è degnato di presentarsi. I cittadini hanno il diritto di essere parte attiva in un procedimento che muterà completamente tutto il territorio, ma soprattutto di essere puntualmente informati su quanto sta accadendo.

Le istituzioni appaiono lontane, ma almeno il PD riesce a compiere il suo ruolo di cinghia di trasmissione con la realtà locale?
Anche in questo caso devo dire che c’è grande delusione. Il 14 dicembre si è tenuto, presso il Teatro Nino Manfredi di Ostia un incontro con il capogruppo del PD D’Ausilio, intitolato entusiasticamente “Una agenda per il litorale”. Nonostante la presenza di ben tre assessori capitolini, Caudo, Improta e Masini, oltre che del presidente Tassone, non si è trattato affatto di un appuntamento istituzionale e neppure organizzato dal PD, tanto che ci sarebbe da chiedersi chi abbia pagato per il teatro. Spero lo stesso D’Ausilio, visto che in pratica si trattava della presentazione di un suo libro su Ostia scritto insieme all’architetto Gualtiero Bonvino. Noi abbiamo richiesto incontri ufficiali su temi tecnici e invece esce fuori questo evento-bluff che si traveste da partecipazione dei cittadini e in realtà finisce per dare voce ai desiderata personali di un politico in merito al governo di un territorio. Un episodio di paternalismo sul quale si dovrebbe solo stendere un velo pietoso.

In questo caso che cosa c’è in gioco per il Porto di Ostia e la comunità dell’Idroscalo?
Bisogna fare dei distinguo. Da una parte c’è il progetto di ampliamento del Porto, che prevede un investimento da 80 milioni di euro a spese dell’Idroscalo. C’è anche una preoccupante inchiesta in corso, della quale ha parlato recentemente La Repubblica, (LINK: http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/09/13/news/porto_di_ostia_un_documento_falso_per_un_finanziamento_da_100_milioni-66416323/ ) durante la quale la Procura di Roma e il Prefetto hanno riconosciuto l’esistenza di associazioni a delinquere di stampo mafioso sul litorale, con infiltrazioni anche all’interno della Pubblica Amministrazione. In questi affari poco chiari sono coinvolti nomi della politica, della Consob, della Guardia di Finanza. Dall’altro c’è la comunità dell’Idroscalo che sta lì da 60 anni, in attesa di una soluzione che, se ci fosse la volontà politica, potrebbe avvenire a costo zero.
Sono tre anni che le 35 famiglie deportate nei residence aspettano una soluzione anche urbanistica ai loro problemi, mentre altre 200 famiglie attendono di sapere quale potrebbe essere il loro futuro. Per questo l’Idroscalo va difeso, non delocalizzato, non abbattuto, non dimenticato, non sacrificato per favorire ancora una volta gli appetiti dei privati sul Porto di Roma. Sono tre anni che la gente dell’Idroscalo sta portando avanti un duro lavoro di concertazione con tutti gli uffici comunali preposti, ma se la politica non fa il suo mestiere questo sarà impossibile e il pericolo di infiltrazioni criminali sempre più incombente.

Se dipendesse dalla Comunità Foce del Tevere e dal Tavolo del Waterfront quale sarebbe la soluzione ideale per la comunità dell’Idroscalo?
Come è accaduto al Borghetto dei Pescatori si potrebbe pensare ad un risanamento partecipato dell’area insieme agli abitanti e al Comune, con la costruzione di abitazioni nuove, ecosostenibili e finanziate da un apposito bando europeo. Si tratta di esperienze che hanno dato già ottimi risultati sul territorio del Municipio. Come ho già detto, si può fare molto, ma la politica deve tornare a fare il suo mestiere, altrimenti assisteremo solo all’ennesima speculazione alle spalle di tanti inermi cittadini.

Il blog di Comunità Foce del Tevere: http://comunitafocedeltevere.blogspot.it/

Il blog del Tavolo del Waterfront: http://waterfrontroma.blogspot.it/

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