Politica

Volontari alla Festa dell’Unità? …ma anche no…

 

 

 

Torna l’estate e torna il tempo delle feste di partito, delle Feste Democratiche…..della Festa dell’Unità di Roma.

Quella tradizione antica, appuntamento ormai atteso da cittadini e militanti, momento di incontro e confronto, occasione per stare insieme, discutere, riflettere, socializzare. Appuntamento di duro lavoro, per tanti volontari, con o senza tessera. Fatica affrontata con generosità e con orgoglio, l’orgoglio di chi sente di partecipare ad un progetto più grande, più importante. L’orgoglio di chi dimostra, con il suo impegno e la sua abnegazione, che la partecipazione è un valore, che la politica si fa insieme, che il partito è di tutti e vive con il sostegno di tutti, che ogni contributo è importante, anche ripulire i tavoli, friggere patatine, arrostire salamelle. Che la democrazia costa, che per fare politica servono i soldi, che la buona politica si costruisce a partire da un finanziamento trasparente. Che la politica può essere libera se chiede poco a tanti, e non tanto a pochi.

Quest’anno pare, però, che ci sia qualche problema in più. Il malumore serpeggia tra i militanti. Alcuni chiedono l’autogestione, altri sono riottosi, riluttanti, chi chiede in cambio risorse per il proprio circolo, chi minaccia l’ammutinamento, chi semplicemente non si sente coinvolto.

Il partito è in difficoltà, la riduzione dei finanziamenti mette a dura prova la tenuta della Federazione di Roma. Il richiamo alla responsabilità dovrebbe mobilitare. Ma né questo, né la soddisfazione della vittoria alle amministrative, placa il malcontento.

Come mai? S’è forse rotto il rapporto fiduciario e solidale con la base?

Dunque, vediamo….che mai può essere successo?

Abbiamo ingoiato il rospo del governo tecnico. C’era l’emergenza, il Paese sull’orlo del fallimento. Non si poteva andare a votare e chiudere definitivamente l’era Berlusconi. La presenza del PD nella maggioranza non è servita a rendere i sacrifici più equi, come speravamo. Ci siamo detti, ma non è il nostro governo. Abbiamo cercato di spiegarlo ai cittadini, scettici e arrabbiati.

Abbiamo affrontato una sequenza di primarie, senza risparmiarci, nemmeno a Natale e Capodanno. Lo abbiamo fatto, però, volentieri, convinti che l’apertura alla partecipazione sarebbe stata apprezzata dai cittadini e il partito avrebbe recuperato fiducia e credibiità. E i sondaggi ci davano ragione.

Siamo arrivati all’appuntamento elettorale con la speranza di poter voltare finalmente pagina.

Abbiamo sopportato una campagna elettorale stanca, svogliata, ambigua. Ogni paventata ipotesi di alleanza, dopo il voto, con Monti ci faceva tremare, ma abbiamo mantenuto la fiducia di riuscire, comunque, a “smacchiare il giaguaro”.

Il risultato scontato si è rivelato, invece, imprevisto (e imprevedibile?). Nessuna vittoria. Una mezza sconfitta.

Ci siamo rincuorati alle dichiarazioni che dicevano “mai con il PdL”…..“gli elettori chiedono cambiamento”….“l’unico governo possibile è un governo di cambiamento”. Meno male, finalmente l’hanno capita! Non potranno essere così suicidi da resuscitare per l’ennesima volta Berlusconi!

Abbiamo accolto gli otto punti di Bersani con speranza, ma anche un po’ di rabbia: due settimane prima no, eh?! Il M5S non cedeva. Ma questa volta hanno capito qual è la strada (abbiamo sperato ancora), con le presidenze delle Camere si sono corretti in tempo. Basta andare avanti così.

Arriva il voto per la presidenza della Repubblica. Il M5S sceglie Rodotà. Un colpo di fortuna, è pure uno dei “nostri”. E’ fatta, abbiamo pensato.

Invece no, Rodotà non andava bene. Bisognava trovare un nome gradito a Berlusconi….. E perché? Noooo, abbiamo urlato, no. Marini, scelto da Berlusconi, no! Alcuni parlamentari, per fortuna ci hanno ascoltato. Marini non passa. Sarà Prodi. Tutti d’accordo. Evviva!! Abbiamo esultato.

Invece no. Non erano tutti d’accordo. Qualcuno ha tramato nell’ombra. Come i ladri nel favore delle tenebre, si sono nascosti dietro la segretezza del voto e ci hanno pugnalato alle spalle. A noi, con Prodi.

Neanache il tempo di capire cos’è successo, che Napolitano è già al secondo mandato. E Napolitano, si sa, vuole le larghe intese. Detto, fatto! Si sono spartiti le poltrone e si sono seduti comodi nel governo Letta-Alfano.

E noi? E il nostro lavoro? Le nostre speranze? La nostra VOLONTA’???? ….danni collaterali….

Ma non ci siamo fermati. C’erano le amministrative. Abbiamo continuato a lavorare per liberare Roma dalla disastrosa amministrazione di Alemanno. Ci siamo presi gli insulti dei cittadini. Abbiamo consolato il pianto degli amici che ci confessavano di non riuscire proprio più a crederci, di non farcela più ad andare a votare. Senza trovare consolazione per noi, per il nostro senso di impotenza, per le nostre delusioni.

Ma abbiamo resistito e ce l’abbiamo fatta. Abbiamo liberato Roma!

E ci siamo visti rubare il nostro voto, il nostro lavoro, la nostra volontà, ancora una volta. Abbiamo premiato le larghe intese, hanno detto. E ripetuto, ancora, dopo il ballottaggio. Letta insiste, ne è certo.

E ora ci vengono a chiedere di lavorare ancora per la Festa. Lavorare per chi? Per cosa? Qual è il soggetto per cui dovremmo lavorare? Qual è il progetto a cui dovremmo aderire?

Sapete che c’è di nuovo? Mi sa che i militanti hanno ragione ad ammutinarsi.

Facciamo così, caro Epifani. Fissa la data di questo benedetto congresso. Non toccare lo statuto e non cercare di chiudere o imbrigliare la discussione in schemi già determinati. Fateci capire chi siete e come la pensate, davvero, a viso aperto! Fateci capire qual è il profilo e l’identità di questo partito e qual è il progetto che ha in mente per il Paese. Dateci la possibilità di decidere e di scegliere se è un’identità cui sentiamo di appartenere e un progetto che possiamo condividere.

E state tranquilli, che se decideremo che è anche il nostro progetto, e se verificheremo che ci sono compagni di strada sinceri e affidabili, non dovrete nemmeno chiamarci per lavorare. Verremo da soli a prenderci cura del nostro progetto, per realizzare i nostri obiettivi, insieme, come abbiamo sempre fatto.

Nel frattempo noi ora stacchiamo la spina, e ci godiamo un po’ di riposo…..noi ce lo siamo proprio meritato!

di LUCIA ZABATTA

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