Cultura

Vent’anni senza Fellini ed è più presente che mai

Oggi ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa di un grande regista: Federico Fellini, anche se limitare i meriti di Fellini al solo campo della regia cinematografica significa minimizzare la portata: grande intellettuale e artista, ha saputo regalare all’Italia, e a Roma in particolare, una mitologia di immagini che sono ancora vive e operanti.

di FABIO BENINCASA

Persino il nostro vocabolario si è arricchito di termini come vitellone, dolcevita, amarcord, paparazzo, mentre “felliniano” è un aggettivo che riassume bene quell’insieme di grottesco, eccessivo e meraviglioso che la società del nostro paese ha saputo spesso incarnare, nel bene e nel male.

Chiunque fosse a Roma nei giorni del funerale del maestro del cinema si ricorderà della camera ardente allestita nello Studio 5 di Cinecittà, il luogo dove per anni Fellini aveva dato vita alle sue fantasie e del cordoglio collettivo di una città e di un paese che perdevano un loro punto di riferimento.

Trascorsi vent’anni da quella morte rimangono ancora i suoi film, studiatissimi soprattutto nelle università americane, ma apprezzati in tutto il mondo. Fellini ha influenzato due generazioni di registi e nessuno è rimasto immune dal fascino di uno stile che ha finito per caratterizzarsi come “il cinema” per eccellenza: da Tim Burton a Terry Gilliam, da Paul Mazursky a David Lynch, fino al più recente exploit de La grande bellezza di Paolo Sorrentino.

Duole rimarcare che le celebrazioni di questo anniversario, forse anche a causa delle recenti distrazioni elettorali, siano passate molto in sottotono. Nessuna iniziativa durante l’Estate Romana, qualche proiezione rigorosamente al chiuso dei cineclub, un documentario di Ettore Scola ben intenzionato ma un po’ stanco, neppure una lapide in Via Albalonga, primo indirizzo romano del regista. Questo è tutto quello che l’Italia, e la città di Roma in particolare, ha saputo offrire per commemorare il regista che ha messo Anita Ekberg nella Fontana di Trevi e ha creato la leggenda definitiva di Via Veneto. Ancora oggi le immagini mitiche di quella Roma anni ’60 vengono usate dal marketing per vendere il brand italiano, tanto il pubblico mondiale le identifica col nostro costume nazionale.

Fellini si meriterebbe un museo, che altre capitali del mondo non avrebbero certo esitato ad inaugurare, ma soprattutto si sarebbe meritato di rivedere i suoi capolavori restaurati e fatti uscire nelle sale per l’occasione. Il vero monumento che si può costruire per un artista come Fellini è mostrarne l’opera a chi è più giovane e non la conosce, ma anche a chi ha dimenticato come si è forgiata quella mitologia positiva del nostro paese che continuiamo a vivere giorno per giorno, quando ci ricordiamo di avere l’orgoglio di chiamarci italiani.

 

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