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Valle del Sacco. Radicali: “Presentata denuncia alla Commissione europea per inquinamento da esaclorocicloesano”

iervolino

Gli ultimi dati dell’Arpa Lazio confermano come diverse zone della Valle del Sacco continuino a essere soggette a inquinamento da esaclorocicloesano

 Dichiarazione di Massimiliano Iervolino, membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani, e di Paolo Izzo, segretario dell’associazione Radicali Roma

“Venerdì abbiamo inviato alla Commissione europea una denuncia contro lo Stato italiano per il perdurare dell’inquinamento nella Valle del Sacco. Questa azione è divenuta più che mai urgente dopo l’avvenuta consultazione degli ultimi dati dell’Arpa Lazio che, per l’anno 2013, certificano ancora una volta l’inquinamento da esaclorocicloesano in diverse zone della provincia di Roma e di Frosinone. Abbiamo richiesto i dati di monitoraggio tramite un accesso agli atti inviato all’Agenzia regionale: le misure sono state effettuate monitorando l’esaclorocicloesano (HCH) e i suoi isomeri (beta e gamma), nella zona indicata come Valle del Sacco relativamente ai comuni elencati nel decreto Ministeriale 4352/2008 (Collefferro, Segni, Gavignano) nonché nel Decreto Pres. Cons. Min. del 31/10/2011 (Frosinone, Patrica, Ceccano, Pofi, Castro dei Volsci, e Ceprano Falvaterra). I dati sono relativi ad acque superficiali, sedimenti e pozzi. V’è da tenere presente che la Direttiva 2013/39/UE nell’allegato II prevede che per l’esaclorocicloesano (HCH) la concentrazione totale di tutti gli isomeri (media annua) non debba essere superiore a 0,02 μg/l e la concentrazione puntuale massima ammissibile non debba essere superiore a 0,04 μg/l. L’Europa, invero, ha scelto di fissare gli standard di qualità ambientali attraverso un valore medio annuo (SQA-AA) in grado di garantire una protezione nei confronti dell’esposizione a lungo termine e tramite concentrazioni puntuali massime ammissibili (SQA-CMA) per garantire la protezione contro l’esposizione a breve termine. Come è facile notare dalla lettura dei dati forniti nell’allegato I della nostra denuncia, per molte stazioni di monitoraggio i valori di esaclorocicloesano superano i limiti imposti dalla Direttiva 2013/39/UE. Allo stesso tempo abbiamo ritenuto utile denunciare la violazione di altre due direttive: la prima è la 2002/32/Ce relativa alle sostanze indesiderabili nell’alimentazione degli animali e la seconda riguarda la Direttiva 86/363/CEE, e successive modificazioni, che fissa le quantità massime di residui di antiparassitari sui e nei prodotti alimentari di origine animale. Come elementi probanti a sostegno della denuncia, oltre ai dati dell’Arpa Lazio, sono state inviate alla Commissione europea tre relazioni epidemiologiche (2008-2011-2013) – le quali, senza ombra di dubbio, certificano per la popolazione residente nella Valle del Sacco un aumento percentualmente non trascurabile di malattie e di decessi – e la relazione sulle “bonifiche dei siti contaminati in Italia, i ritardi nell’attuazione degli interventi e i profili di illegalità”, approvata a fine dicembre del 2012 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. V’è da ricordare, infine, che la vicenda relativa all’inquinamento della Valle del Sacco salì agli “onori” della cronaca nel marzo 2005, allorquando vennero riscontrati livelli di beta-esaclorocicloesano molte volte superiori ai limiti di legge in campioni di latte di massa crudo e su foraggi prelevati in alcune aziende agricole del comprensorio di Colleferro (RM). Da allora sono passati otto anni, ma il problema ancora non è stato definitivamente risolto, sicché con la nostra denuncia alla Commissione europea auspichiamo che Bruxelles sappia intervenire affinché il Governo italiano possa risolvere finalmente l’annosa questione.”

 

Tutta la documentazione inviata alla Commissione europea è disponibile al seguente link:

 

http://www.radicaliroma.com/wp/2014/07/valle-del-sacco-radicali-presentata-denuncia-alla-commissione-europea-per-inquinamento-da-esaclorocicloesano-2/

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