Roma

Valentina Grippo: “A Roma non esiste il fortino dei renziani. Cosentino ha dimostrato autonomia rispetto ai veti incrociati. E’ la persona giusta per il rinnovamento”

Da vicesegretario uscente del Partito Democratico, qual è il giudizio sul nuovo esecutivo della capitale e su come ci si è arrivati?
Era importante che il nuovo segretario fin dai primi passaggi dimostrasse autonomia rispetto ai veti incrociati delle correnti che governano Roma, e che pur nel riconoscimento degli avversari alle primarie e della complessa realtà del PD romano, si crei una squadra che parli ai territori, che incalzi il Campidoglio sui temi e sulle priorità per la città, che faccia tornare il PD romano a essere un riferimento per quei mondi imprenditoriali, produttivi, dell’innovazione e del no profit che pur dedicando tante energie alla città spesso faticano a trovare una risposta nella politica. Soprattutto, il PD a Roma deve mettere sin da subito al centro della discussione cinque punti, subito: scuola, servizi alle famiglie, possibilità per i giovani, efficienza amministrativa e deburocratizzazione.

di LUCIO LUSSI

Il segretario del Pd Roma, Cosentino, è stato eletto con uno sfondo politico diverso rispetto a quello attuale. Probabilmente non era nemmeno ipotizzato un successo così ampio di Renzi a Roma. Cambia qualcosa nei rapporti con il segretario?
Intanto una grande parte dei renziani ha sostenuto Cosentino sin dall’inizio per la convinzione che sia la persona adatta a rappresentare un ruolo di garanzia per realizzare cambiamento e rinnovamento, a prescindere dal dato anagrafico. Anche nei rapporti col Campidoglio e con il gruppo consiliare questa libertà e autonomia di pensiero è strategica in questa fase: dalla metro al tema delle mense scolastiche, dalla pulizia delle strade alla riqualificazione delle periferie, dalla ripartenza dell’economia cittadina in stallo al rilancio del turismo, dal piano del traffico al decoro della città, solo per citare alcune delle tematiche degli ultimi giorni, serve un partito che incalzi giunta e sindaco sulle priorità aiutandoli a sciogliere i nodi e a tradurre in uno sguardo lungo le aspettative delle persone.

Che cos’è cambiato rispetto al 2012? E’ stato diverso coordinare le due diverse primarie e sostenere Renzi in due contesti così diversi anche se ravvicinati?
Nel 2012 eravamo una meravigliosa compagine spontanea che da realtà diverse della città aveva deciso di sostenere Renzi, vedendo in lui e nella sua sfida a Bersani la possibilità di realizzare quel Pd che ancora non esisteva, specialmente a Roma. Molti di noi avevano come prima tessera quella del PD, o erano estranei alle dinamiche di Partito. Alcuni, come me, venivano da un gruppo di amministratori romani che pur facendo politica da poco, avevano già fatto il loro percorso di sfida all’apparato, chiedendo ad esempio al PD di uscire dalla gestione partitica delle municipalizzate, di investire sulla scuola e sui giovani, di aprire al no profit. C’erano energia ed entusiasmo e per la prima volta in Italia e a Roma nasceva l’idea di comitato a fianco agli apparati di partito. Ovviamente essere poco strutturati è una forza, si genera un entusiasmo straordinario ma si rischia di essere dispersivi. Nel 2013, invece, c’è stato meno spontaneismo, nel bene e nel male, visto che non sempre chi si è assunto la responsabilità di fare sintesi aveva la legittimazione per farla bene. Del resto si sa che essere maggioranza è più difficile che fare la minoranza che protesta e non propone; a Roma la nuova visione di PD, non necessariamente migliore ma sicuramente più in grado di rappresentare cosa si aspettano le persone oggi da un partito riformista, si è diffusa; abbiamo iniziato a vincere nei congressi di circoli, nei Municipi (basti pensare al risultato in alcuni municipi come il secondo, completamente trasformato negli equilibri negli ultimi due anni), nelle elezioni locali. La nostra battaglia di cambiamento è stata più incisiva. Ovviamente ci sono state delle reazioni spesso anche violente. Nonostante tutto, abbiamo cercato di non perdere il sorriso né di farci incancrenire nelle battaglie di partito, perché quella di farci passare l’ironia e la voglia di divertirci cambiando le cose è una soddisfazione che non diamo a nessuno.

In che modo si è evoluta la situazione del fronte che sostiene Matteo Renzi nella capitale?
Analogamente a quanto successo a livello nazionale, mentre nel 2012 c’era una maggiore leggerezza nell’assunzione delle decisioni, nel 2013 essendo venuti nel fronte renziano tanti altri pezzi del Pd che appartengono alla politica strutturata, è stata un’epoca meno disincantata nei processi decisionali e questo ha comportato dei rischi. Questi rischi sono stati gestiti con intelligenza, ma non possiamo negare che ci siano stati.

Cosa è peggiorato?
Non sempre si è saputo, per la fretta della gestione di queste fasi, valorizzare al meglio le energie di tutte quelle persone che in questo anno hanno dato il loro contributo alla costruzione di un’idea di partito, che è quella di Matteo Renzi. E questo è indispensabile per tenere queste persone insieme, e non farle disamorare e allontanare dal grande progetto di cambiamento della società che il Partito Democratico può incarnare. I comitati dell’attuale terzo municipio, o del sesto o dell’ottavo, solo per citarne alcuni, potevano essere coinvolti meglio.

Visto che ora il fronte è così ampio, si tratta di adesioni sincere alla piattaforma programmatica di Matteo Renzi o una buona parte di queste adesioni è dettata soltanto dalla volontà di salire sul carro del vincitore?
Noi crediamo in un PD che sostiene il superamento delle correnti e che valorizzi competenze, rinnovamento e capacità di attrarre consenso e capire le persone; che vede dei leader di domani in chi sa prendere le buone pratiche, isolare le occasioni mancate e trasformare questa conoscenza in indirizzo politico. Il resto, è in più. Questo criterio si applicherà a chiunque, a prescindere dal sostegno o meno a Matteo alle primarie. Non esiste un fortino dei renziani, né a livello nazionale né a Roma. Oggi Matteo è il segretario di tutto il Pd e sbaglierebbe se dovesse premiare i suoi rispetto agli altri per criteri diversi dal merito.

A Roma il fronte che sostiene Renzi è compatto o ci sono diverse anime?
Quando ci sono così tanti simpatizzanti e decine di persone che sostengono una visione politica o un leader è molto difficile che si sia compatti. Ci sono delle divergenze, delle diverse visioni politiche che ci hanno accompagnato ma il clima di cambiamento prevale e sarebbe suicida concentrarsi sui distinguo personalistici.

La scelta delle candidature per le primarie è stata partecipata o è stata decisa da pochi? Come risponde alle polemiche dei comitati circolate qualche giorno fa su Internet?
C’è stata una grande regia nazionale che ha cercato di tenere insieme tutti i pezzi, ed è stato un lavoro molto delicato e complesso. A livello romano alcune cose sono sfuggite di mano, a me è dispiaciuto per l’esclusione di alcune persone che si erano impegnate sul territorio dalla prima ora e quando ho potuto l’ho fatto rilevare. Questa è stata sicuramente un’occasione mancata, ma avendo anch’io un ruolo di guida di questo gruppo, pur avendo segnalato il problema mi metto tra quelli che debbono fare autocritica per migliorare in futuro.

Di chi è stata la colpa?
Del fatto che siamo in una fase iniziale della ricostruzione del partito e il tempo a disposizione è stato molto poco.  A Roma si consuma una sfida particolare per il Pd e questa sfida rappresenta un’opportunità straordinaria per tutte le persone che vorrebbero mettersi in gioco nella politica ma vengono puntualmente respinte da alcuni meccanismi poco inclusivi tipici della Capitale, spesso più intenzionata a gestire il potere anziché promuovere il cambiamento. Del resto, a Roma siamo fortunati in quanto a modelli di leadership: abbiamo davanti ogni giorno quell’esempio straordinario di profondità e semplicità nell’agire, di coerenza e di solare serietà rappresentata da Papa Francesco. La politica prenda spunto dalla grande ventata di rinnovamento che spira in Vaticano, è quella che la gente si aspetta oggi da chi li guida.

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