Politica » Roma

Un partito con regole sbagliate? Ma quali regole?

Quello che sta accadendo in questi giorni ha dell’incredibile. Un congresso farsa, preda dei capibastone locali, sta finendo di devastare il PD romano consegnando ai cittadini l’immagine di un partito inutile e sordo alle loro esigenze.

Abbiamo assistito a migrazioni di “militanti nomadi” (così li ho ribattezzati), a centinaia di cittadini improvvisamente folgorati sulla via di Damasco che hanno deciso di iscriversi il giorno del voto andando così a rimpinguare le vuotissime casse della Federazione. Abbiamo dovuto sedare risse, vedere volanti delle Forze dell’Ordine intervenire nei Circoli, accompagnare in ambulanza dei compagni, siamo stati costretti a garantire i garanti, vederne alcuni fuggire portandosi via l’urna con le schede. Abbiamo dovuto vedere finanche giungere un pulmann carico di cittadini anelanti di iscriversi al PD per poter votare (!). Abbiamo visto circoli invasi e violentati, liste cambiate da ordini superiori per sostituire i delegati del circolo con candidati esterni in cambio di pacchetti di voti (nuovi iscritti, ovviamente, prontamente corsi a chiedere la tessera al momento del voto)! L’abbiamo visto praticato dal vecchio che qualcuno vorrebbe rottamare, e dal nuovo che avanza.
Abbiamo visto i rottamatori della prima ora rottamati dalle new entry.
Il tutto ovviamente senza discussione politica.
L’unica piattaforma programmatica reperibile in rete e presentata in ogni Circolo con un documento di sintesi a supporto è risultata quella di Lucia Zabatta.
Ma più sconvolgenti, almeno per me che sono delicato di stomaco, sono state le giustificazioni e le spiegazioni dei miei compagni di Partito.
La maggior parte di costoro, militanti e dirigenti badate bene, ha dato la colpa al regolamento e a chi lo ha voluto fatto in quel modo, consentendo l’iscrizione fino al momento del voto.
Gentiloni ha affermato: “…tenere aperto il tesseramento fino all’ultimo giorno è stato un errore”.
Può essere anche vero, ma vi rendete conto dell’aberrazione del ragionamento?
La colpa, l’errore, non è di chi ha sollecitato queste iscrizioni e di chi si è prestato, ma del regolamento!
Ora, da qui parte il mio ragionamento…
Pensavo che nel mio Partito certe pratiche fossero bandite o comunque relegate ad una piccola minoranza fisiologica di personaggi appartenenti al sottobosco della politica.
Invece si sono diffuse negli anni a macchia d’olio, in modo trasversale fra tutti i gruppi di potere che compongono il variegato panorama del PD romano. Si salva solo una piccola percentuale di persone che rifuggono da certe pratiche.
Ed è qui che si annida il problema: abbiamo perso la nostra identità.
Ormai è certo.
La cultura del berlusconismo, quella del vincere a tutti i costi, quella dell’uomo di successo “furbo”, quella che considera l’uomo onesto un “triste sfigato”, ci ha pervaso, è penetrata nel nostro sistema, è entrata dentro di noi che, tronfi della tipica arroganza sinistrorsa, ci credevamo immuni.
E invece eccoci qua a cercare di giustificare pratiche che sono nella nostra forma mentis, pronti assurdamente a violare i regolamenti che noi stessi ci diamo.
E, cosa più grave, a violare anche i regolamenti non scritti, quelli che la nostra morale ci imporrebbe di non violare mai.
Che cosa significa “è colpa del regolamento fatto male”?
Cosa vuol dire?
Vuol dire forse che se qualcuno cambiasse la legge sulla violenza sessuale saremmo tutti disposti a stuprare minorenni per poi essere pronti ad invocare il “cattolico perdono” perché è la legge ad essere sbagliata?
Ma cosa siamo diventati? Rubiamo perché il regolamento ce lo consente?
Possibile che abbiamo perso anche la capacità di indignarsi e produrre gli anticorpi necessari a respingere certe pratiche?
Ah, dimenticavo, questi signori sono gli stessi peraltro che vorrebbero l’abolizione del “porcellum” per tornare al proporzionale. Si, proprio le preferenze, proprio quel sistema ove si annida il malaffare e dove a farla da padrone sono i “soldi”, il potere economico. Sapete come dicono a Roma? “Articolo quinto, chi ha i soldi ha vinto”….

E B asta anche a questa insopportabile differenza fra “dichiarato” e “agito”. A parole non c’è nessuno nell’attuale classe dirigente che ipocritamente non prenda le distanze da certi comportamenti. Gli stessi che poi tollera ed evita di vedere, quando non incoraggia, nei propri “scherani”.
A questo punto non resterebbe che dire “no grazie!” e lasciare che se la spiccino da soli se non fosse che poi, purtroppo, queste persone saranno quelle che decideranno il futuro dei nostri figli e non possiamo consentire loro di rubare i sogni.

By