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Un Paese a sovranità limitata, dove le spie USA scorrazzano indisturbate

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Un Paese a sovranità limitata. Così nel 1991 i fratelli Gianni ed Antonio Cipriani descrivevano l’Italia nel loro libro dall’omonimo titolo e dall’esplicito sottotitolo “Storia dell’eversione atlantica in Italia”.

E così l’Italia è rimasta negli anni. Un Paese dove è possibile abbattere con un aereo una funivia, dove le spie statunitensi scorrazzano indisturbate organizzando le tristemente famose extraordinary rendition e dove è possibile spiare i cittadini di tutta la Capitale senza che nessuno batta un colpo.

Ed ora esplode il Datagate.

Ma la syndication Globalist, da sempre con fonti di alto livello, ci svela un delicato retroscena: il Datagate ha avuto inizio a Roma nel 2006!

Il Datagate? Ebbe inizio a Roma nel maggio del 2006 quanto su ordine di George Bush mezza città venne intercettata dalla Nsa perché si voleva carpire ogni minimo dettaglio sulla visita di Hugo Chavez in Italia. Prima Roma, poi il G20 del 2009 con tecniche e tecnologie più affinate. Ha rivelato Edward Snowden che il G20 del 2009 era stato caratterizzato da un articolato sistema di spionaggio delle conversazioni di intere delegazioni e dei leader presenti al vertice, attraverso l’installazione di Internet point truccati con software-spia e il controllo capillare del sistema dei Blackberry utilizzati dagli ospiti e ogni altra diavoleria.

Quello che ancora non si sa – e che Globalist è in grado di riferire tramite una fonte qualificata che ebbe un ruolo diretto nella vicenda – è che la grande operazione di spionaggio del G20 ha avuto in Italia il vero banco di prova. Un’azione massiccia dell’Nsa che determinò un salto di qualità che avrebbe consentito all’agenzia di intelligence di diventare il grande fratello su scala planetaria di cui oggi si parla tanto.

Bisogna tornare al maggio 2006, seconda visita di Hugo Chavez, presidente del Venezuela, in Italia. Chavez, allora, era in una posizione di scontro frontale con gli Stati Uniti e, in particolare, con George Bush che alcuni mesi dopo (a settembre) avrebbe definito il diavolo che puzza di zolfo. Del resto gli Stati Uniti anni prima avevano appoggiato il fallito colpo di Stato contro il presidente venezuelano e uno degli agenti della Cia coinvolti nel complotto era successivamente stato destinato proprio alla stazione Cia di Roma. Combinazioni. 

La National Security Agency, durante quei giorni, mise in atto un’operazione di Sigint (signal intelligence) ossia di spionaggio elettronico senza precedenti che rappresentò l’inizio di una nuova fase nelle capacità di controllo e penetrazione.

Il racconto dell’affaire Chavez continua svelando interessanti particolari sulle nuove tecniche di intercettazione messe in campo dalla National Security Agency negli ultimi anni. Tecniche da Grande Fratello che non lasciano presagire nulla di buono per il futuro.

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di Gianluca Santilli

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