Politica

Un governo di emergenza che ignora le emergenze. E si perde 600 milioni…

Premesso che la maggior parte degli elettori democratici non avrebbe MAI immaginato di vedere i nostri dirigenti dar vita ad un Governo insieme al “giaguaro” che hanno tentato fino a pochi mesi fa di “smacchiare”.   Premesso che la maggior parte dei democratici (bè qualcuno si… ) non avrebbe immaginato che il Presidente Napolitano si adoperasse per questo governo dalle (molto) larghe intese. Nè avremmo immaginato che la coalizione Italia Bene Comune venisse gettata alle ortiche costringendo i nostri alleati di SeL a schierarsi all’opposizione.

Insomma premesso tutto ciò e molto altro, abbiamo assistito, impotenti, increduli ed obtorto collo, alla nascita di quello che venne prontamente definito come un Governo di emergenza.

Bene, ci siamo detti deglutendo più volte, si dedicherà alle “emergenze” per il bene del Paese, ai mille problemi che attanagliano l’Italia e la tengono bloccata, ingessata…

E dopo alcuni mesi passati a baloccarsi fra figuracce internazionali modello kazako, ad una condanna per evasione fiscale ad uno degli attori principali di questo governo e a vari battibecchi con M5S e Lega Nord, ecco finalmente il “decreto del fare”.  Fare cosa? Ecco dopo oltre 1000 emendamenti il decreto, la cui portata è sufficientemente esplicativa dell’inutilità di questo Governo:

Provvedimenti anticiclici per affrontare la crisi economica ed aiutare le famiglie? ZERO, anzi blocco fino al 2014 degli stipendi dei dipendenti statali (siamo al quarto anno di blocco…)

Provvedimenti per il lavoro: poche cose limitate alle Università e alla piccola e media impresa  cui vengono ampliate le possibilità di accesso al credito. NESSUN incentivo o sgravio fiscale per chi assume.

Provvedimenti per lo sviluppo: poche norme tese a favorire il partenariato pubblico-privato nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e specifiche misure per affrontare il tema del ritardo nell’utilizzo dei fondi strutturali europei.

Provvedimenti di sostegno alle famiglie in difficoltà: ZERO

Provvedimenti di sgravio fiscale per i meno abbienti: ZERO

Tagli alla spesa pubblica: ZERO

Addirittura ho trovato fra le pagine del decreto delle modifiche al Codice della nautica da diporto, che interviene su alcune delle disposizioni che regolano le attività di noleggio occasionale di durata complessiva non superiore a 40 giorni e, in ambito fiscale, esentando dal pagamento della tassa le unità da diporto con lunghezza fino a 14 metri e riducendone l’ammontare per le imbarcazioni di lunghezza compresa tra i 14 e i 20 metri. (sic!)

Certo era un provvedimento fondamentale questo della nautica da diporto per affrontare la crisi economica.

Italiani, popolo di navigatori…

Fare cosa? Fare ammuina direbbero a Napoli.

Un governo di emergenza che ignora le emergenze.

Forse non sa quali sono.

Nel frattempo, attendendo che si accorgano di quali siano le reali condizioni del Paese che stanno governando, vorrei tornare sui mancati tagli alla spesa pubblica motivati dal fatto che “la spesa pubblica è oggi incomprimibile.”.

Non sanno come comprimerla, cosa tagliare. mancano i fondi per coprire tutte le voci di bilancio, c’è bisogno di risparmiare  Ci sono talmente tanti rivoli di denaro che escono dalle casse dello stato che non sanno quale ridurre. Forse non sanno esattamente nemmeno quante sono realmente le uscite.

Tanto che si perdono i denari qua e là…

Pensate infatti che fra Ministero dello Sviluppo Economico e Presidenza del Consiglio si sono persi circa 600 milioni di euro e non li trovano più…

Quando nel 1996 con la legge 662 sulla programmazione negoziata attraverso i patti territoriali, si decise di agevolare imprese ed infrastrutture (era ministro Marzano), il CIPE stanziò più di 300 miliardi di euro rientranti nella c.d. contabilità speciale.   Fra il 2004 ed il 2006 il Consiglio dei Ministri stabilì che i fondi che non avevano determinate caratteristiche di finalizzazione, dovessero tornare nella contabilità ordinaria.  In quel frangente l’allora Ministro Tremonti fece stilare un atto di indirizzo a Marzano che obbligava ad impegnare solo i fondi necessari al completamento delle opere.

Circa 600 milioni di euro tornarono così nella disponibilità del Tesoro e messi a disposizione in un apposito conto corrente acceso presso la Cassa Depositi e Prestiti.

Ovviamente dopo alcuni anni ci si dimenticò dell’esistenza di quei 600 milioni di fondi dei quali, ad horas, non è dato di sapere l’impiego.

Probabilmente sono ancora lì, su quel conto corrente.

Dimenticati.

Tanto, cosa vuoi che sia, non siamo mica un Paese in emergenza.

Dobbiamo pensare ai possessori delle barche da diporto.

Non vorremo mica affamarli.

di Gianluca Santilli

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