Cultura

Un classico per l’estate 3: “L’odore del sangue”

 

 

 

 

 

“Il lettore si chiederà la ragione di questo titolo che fa pensare molte cose, alcune, anzi, la maggior parte sinistre, funebri. Me lo chiedo anch’io e dirò che mi è venuto improvvisamente (e un po’ ossessivamente) alla mente una sera a Milano parlando con dei miei amici (marito e moglie) un po’ crisi. Capii e sentii nel rapporto tra le due persone che a lui, e soltanto a lui, mancava l’odore del sangue. Non mi chiesi di più ma fui affascinato da queste parole che avevo pensato a più riprese guardandoli e continuai a ripetermele durante la notte.”

 

di Fabio Benincasa

 

 

 

È così che comincia L’odore del sangue di Goffredo Parise, scrittore noto soprattutto per le prose raffinate dei suoi Sillabari e le corrispondenze sul Corriere della Sera. Pubblicato postumo da Rizzoli nel 1997, ma scritto in realtà nel 1979, dopo un infarto che gli era stato quasi fatale. Forse proprio perché era stato in punto di morte Parise scrisse il libro di getto, spinto da un’urgenza che lo stesso Cesare Garboli, nella prefazione, definisce un “excessus mentis”: una sorta di furore della scrittura. Parise sigillo il manoscritto in una busta e non lo toccò più fino a pochi giorni prima di morire, nel 1986, quando cercò inutilmente di riprendere la correzione del testo.

 

 

 

Il risultato è un romanzo denso, grezzo, pieno di ripetizioni ma anche di ossessività e di una peculiare e lugubre passionalità. Il sangue, forse proprio a causa dell’infarto che aveva colpito Parise, è un’immagine ricorrente in queste pagine che offrono un ritratto fosco e oppressivo della Roma di fine anni Settanta, città più che sfondo quasi co-protagonista del romanzo. La storia ha affascinato Mario Martone che nel 2004 l’ha trasformata in un film con Michele Placido e Fanny Ardant.

 

 

 

L’odore del sangue segue le vicende di un intellettuale cinquantenne che da tempo si barcamena tra l’amante e la moglie, trascurando regolarmente la prima. All’improvviso si riscopre geloso quando si accorge che anche la moglie ha un giovane amante, per di più un fiancheggiatore dell’estrema destra romana. Quella che segue è un’anatomia dell’autodistruzione amorosa punteggiata da un’analisi spietata dell’eros e dell’egoismo di coppia.

 

 

 

Consigliato per ricordare un periodo oscuro della storia italiana ma anche l’eterna debolezza degli esseri razionali di fronte alla passione.

 

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