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Turchia, USA e UE a Erdogan: “Manifestare è un diritto”

 

Situazione allarmante in Turchia, dove non si placano le proteste contro il premier Recep Tayyp Erdogan.
La notte scorsa è stata la più violenta dall’inizio degli scontri con oltre 200 feriti tra i manifestanti. L’intervento delle forze antisommossa si è concluso con la riconquista di Piazza Taksim, luogo simbolo della rivolta.

Il primo ministro Erdogan ha definito i manifestanti “vandali” e “terroristi” e continua a portare avanti con convinzione la strategia della tolleranza zero. Mistero sull’incontro con una delegazione dei 116 Movimenti aderenti alla protesta: il vertice, annunciato dallo stesso Erdogan, è stato smentito dai rappresentanti delle associazioni.

Oltre alla repressione, è spuntata anche la censura. Il governo turco, infatti, ha multato tutte le tv che hanno trasmesso in diretta le immagini dello scontro.

 

Forte preoccupazione in merito alle vicende turche è stata espressa da Washington e dai vertici delle Nazioni Unite.
Dopo l’aggravarsi degli scontri in piazza Taksim, la portavoce del Consiglio nazionale USA di sicurezza, Caitlin Hayden, ha dichiarato: “Siamo preoccupati da qualsiasi tentativo di punire le persone per aver esercitato il loro diritto alla libertà di parola. Riunirsi e manifestare pacificamente devono rimanere diritti fondamentali e ci auguriamo che la Turchia, nostro alleato, continui a difenderli e rispettarli”.

Un appello a Erdogan a privilegiare “il dialogo con l’opposizione” dopo l’evacuazione di piazza Taksim a Istanbul è giunto anche da Catherine Ashton, Alto rappresentante per la politica estera europea. Per il commissario UE all’allargamento, Stefan Fule, “l’Europa può dare il suo contributo alla soluzione della crisi soltanto accelerando il processo di adesione della Turchia all’UE”.

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