Politica

Spagna, vince Rajoy. Fallito sorpasso Podemos su Psoe

La penisola iberica, dopo una prima tornata elettorale inconcludente a Dicembre dello scorso anno, è tornata a votare; I risultati di queste elezioni ricalcano però fedelmente quelli del Dicembre scorso, quando nessuna delle forze politiche presenti riesce ad ottenere una maggioranza schiacciante nel Palazzo delle Corti. I risultati vedono avanti i popolari dell’ex premier Rajoi , con il 33% e 137 seggi (insufficienti per una maggioranza di 175), seguito dai socialisti del PSOE di Sanchez al 22,7% con 85 seggi; Terza sul podio la forza politica anti sistema di Unidos Podemos del giovane leader Pablo Iglesias.

Le elezioni spagnole ci danno due dati estremamente importanti, da leggere ed analizzare al fine di poter comprendere come stia cambiando lo schema politico nelle democrazie moderne.

Prima di tutto le società risultano molto fluide, pervase di un informazione penetrante e sistematica dei social network, un informazione per molti versi “sporca”, un informazione da filtrare con coscienza e analisi dei fatti reali; Un passaggio, quello del filtro e dell’analisi, molto spesso mancante nei processi decisionali della società, ciò porta un eccessiva chiusura della visione popolare alla sola realtà esperibile con le proprie mani, ciò che non rientra nel mio campo visivo e che non è di immediato beneficio per i miei interessi personali non può essere assunto a programma politico di Governo. Tale tipologia di valutazione può andar bene per le amministrazioni di prossimità, ma, al contrario, risulta estremamente deleterio se applicato ad un programma di Governo Nazionale. La mancanza, nel processo valutativo e decisionale, di un filtro razionale dei flussi di informazioni genera, altresì, un secondo grande problema: lo sviluppo di un irreale ed infondato modo di populismo e demagogia che, parlando alla pancia della popolazione, propone soluzioni irreali e completamente discostanti dalla realtà dei fatti.

Seconda considerazione va fatta sul rinnovamento degli schieramenti politici, il ‘900 è stato determinato, per gran parte della sua storia, da un sistema bi-polare, in cui due schieramenti diametralmente opposti si fronteggiavano sul piano delle idee e delle soluzioni concrete ai bisogni dei cittadini. Schieramenti inquadrati in una “destra” conservatrice ed una “sinistra” progressista, al cui interno vi erano poi sub-correnti di pensiero che andavano a caratterizzare il programma politico unitario dello schieramento. Le elezioni spagnole sanciscono la fine di questo schema bi-polare e la nascita di un Terzo polo, quello antisistema, un terzo polo che può avere connotazioni più marcatamente di “sinistra” come nel caso spagnolo, ovvero di “destra” come avviene in Francia con il Front Nacional o in Austria con l’FPO, oppure ancora tendenzialmente destrorso ma con una rete trasversale di consenso come il M5S in Italia. Questa tendenza al Tripolarismo ci consegna un dato di instabilità della società civile, in prima istanza, e soprattutto delle forme democratiche di Governo, poiché continuiamo ad avere un ingegneria istituzionale modellata a vecchi schemi sociali e politici, inadatta quindi a tradurre le nuove esigenze del 21° secolo.

Il dato spagnolo ci permette, in ultima analisi, una considerazione sul sistema Italia ed in particolare sulle riforme istituzionali messe in campo da questo Governo; Il sistema elettorale, o meglio il principio sui cui è stato costruito, serve proprio allo scopo sopra delineato, certezza, nello schema politico atomizzato e Tripolare, di non buttare al vento un voto democratico ma permettere di far uscire dalle urne elettorali una forza di Governo in grado di mettere in campo un progetto politico delineato e votato da cittadini, forza che non sia costruita su delle grandi coalizioni di scopo, che perdono la loro natura politica per acquisire una più neutra connotazione tecnica e asociale. Una riforma messa in campo che va però raccontata e saputa raccontare, per far fronte a quella mancanza del filtro analitico, al fine di non disperdere le energie riformatrici messe in campo.

di Francesco Piacitelli

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