Politica

“Roma ha fame di cultura e di qualità. Il Comune e Ignazio Marino agiscano con determinazione”. Intervista all’on. Lorenza Bonaccorsi

Nonostante la crisi economica che attanaglia sempre di più il Paese e la sua Capitale, o forse proprio per questo motivo, si moltiplicano le prese di posizione a favore di una “cultura” che viene sempre esaltata ma rimane spesso negletta. Abbiamo dunque pensato di compiere una rapida ricognizione sullo stato di salute dei vari contenitori culturali che animano la scena romana. Per parlare dell’Auditorium abbiamo intervistato l’onorevole Lorenza Bonaccorsi che per lungo tempo ha lavorato all’interno dell’istituzione.

di FABIO BENINCASA


Onorevole Bonaccorsi, l’Auditorium Parco della Musica si può definire “una storia di successo” nell’ambito della cultura romana e italiana?
Certamente. Anzi direi addirittura che è una storia di successo a livello europeo. Si tratta di un’istituzione che spaziando fra più generi, anche oltre la musica, ha saputo farsi un nome internazionale. Basti pensare al numero di produzioni che riesce ad esportare all’estero o alla notorietà che ne fa uno dei pochi “brand” culturali riconoscibili dagli stranieri, come La Scala. Un successo architettonico, un successo artistico, un successo nel trainare un vero e proprio revival culturale con ricadute in tutta la città. Il rapporto col pubblico poi è particolarmente intenso, abbiamo visto gli spettatori mettersi pazientemente in fila la domenica mattina per cicli come Le lezioni di Storia o di Storia dell’Arte, quasi fossero eventi pop.

 

In effetti c’è chi ha criticato proprio questo accentramento di iniziative di tutti i generi, affermando che ha contribuito a svuotare di senso l’attività di altri centri culturali come la Casa del Jazz o la Casa del Cinema.
Non sono d’accordo, anzi l’ampliarsi dell’offerta ha creato maggior domanda, il pubblico è diventato più critico, più aperto, più esigente e inizialmente ne hanno beneficiato tutte le strutture culturali, pubbliche e private. Roma dimostra di avere fame di cultura e di qualità. Diciamo invece che la gestione degli altri spazi culturali del comune, durante il quinquennio alemanniano è stata deludente e priva di quella precisa visione globale che ha sempre caratterizzato l’Auditorium, dalla fondazione e questo ha provocato problemi.

 

Parlando di questa nitida visione culturale viene spontaneo pensare al compianto Gianni Borgna, scomparso meno di un mese fa.
L’Auditorium ha avuto presidenti bravissimi, ma Gianni Borgna è stato il mio Presidente. Non solo è stato un intellettuale colto e curiosissimo, un amministratore dinamico ed efficiente, ma ci ha fatto scoprire tanti personaggi e generi musicali. Direi che lascia in eredità all’Auditorium proprio questa capacità di spaziare senza timori reverenziali fra musica classica e pop, fra cinema e eventi. Una figura umana che lascia veramente un vuoto a Roma.

 

A proposito di ampliamento del pubblico, il rapporto tra Maxxi e Auditorium non potrebbe essere più integrato? Dopotutto le due istituzioni sorgono a distanza ravvicinatissima.
È vero, ma sappiamo che il Maxxi ha avuto non pochi problemi di funzionamento e di gestione negli ultimi anni, forse li sta superando un po’ solo adesso. L’Auditorium è una macchina ormai lanciatissima. Non bisogna trascurare anche il fatto che il Maxxi è un museo statale, mentre l’Auditorium è collegato al Comune e alla Regione. Del resto se si riuscisse a mettere d’accordo tutti questi soggetti, incluso il CONI che gestisce lo Stadio Flaminio, si potrebbe finalmente lanciare tutta la zona come un avanguardistico asse attrezzato dedicato alla cultura e al tempo libero, magari pedonalizzato, che andrebbe fino al Ponte della Musica e anche oltre verso lo Stadio e il Teatro Olimpico. Sarebbe veramente un’area urbana di livello europeo.

 

La mole di lavoro di coordinamento sarebbe notevole e certamente anche trovare fondi adeguati potrebbe riservare delle difficoltà.
Io penso che se il Comune di Roma e il sindaco Marino entrassero in campo con determinazione, coinvolgendo anche i privati, ma soprattutto esprimendo una visione politica e culturale che da un po’ di tempo latita, questa sfida potrebbe essere non solo intrapresa, ma anche ben presto vinta, come la sfida che a suo tempo ci ha porti ad avere l’Auditorium. Roma e i romani se lo meritano.

 

 

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