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Renzi archivia correnti Pd, ma la minoranza del partito resta divisa sul presidente. Sulla De Micheli cala il veto dei giovani turchi

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Stavolta c’erano Pier Luigi Bersani, Massimo D’Alema, Walter Veltroni a festeggiare il successo del Pd, in direzione la vecchia guardia si è presentata e non ha girato al largo come domenica sera. Presenze che Matteo Renzi ha gradito, perché il premier ci tiene a sfruttare il 40,8% delle europee anche per normalizzare il Pd, ovvero per provare a disarticolare le correnti. Parlando della prossima assemblea del partito, fissata per il 14 giugno, il premier-segretario ha spiegato: “Proporrei che non fosse soltanto l’occasione per eleggere il presidente o approvare il bilancio ma fosse l’occasione per una ripartenza. Non può essere una sommatoria di correnti o la rappresentazione post-congressuale di quello che è accaduto al congresso”. Per questo l’idea è di affidare il presidente alla minoranza, come del resto era stato fatto anche lo scorso dicembre con Gianni Cuperlo.

Il problema è che la minoranza è divisa al suo interno e non è facile trovare un’intesa.
Uno dei nomi circolati con più insistenza è quello di Paola De Micheli, lettiana, che ha il grande pregio, agli occhi di Renzi, di essere attualmente vice-presidente vicario del gruppo di Montecitorio. Eleggere lei alla presidenza permetterebbe di liberare una poltrona-chiave per un renziamo, per esempio Matteo Richetti, in modo da superare ‘l’anomalia’, come la chiamano gli uomini del premier, di un vertice del gruppo parlamentare privo di renziani. Sulla De Micheli, però, peserebbe il veto dei giovani turchi e sarà il vice-segretario Lorenzo Guerini a cercare un’intesa prima dell’assemblea del 14 giugno. Di sicuro, sembrano fuori gioco i nomi della ‘vecchia guardia’, a cominciare proprio da Bersani e da Gianni Cuperlo, su una cosa Renzi, bersaniani, giovani turchi e lettiani sembrano d’accordo: “Il Pd ora è quello che si è visto domenica sera al Nazareno”, ovvero il Pd della nuova generazione.
Più semplice pare la definizione di una nuova segreteria, il premier ci sta lavorando e l’ingresso di esponenti della minoranza sembra scontato, proprio in virtù del ‘patto generazionale’. Lo spiega bene Davide Zoggia, bersaniano: “La minoranza, perlomeno la parte che ha votato Cuperlo, ha deciso di entrare in segreteria. Vedremo le modalità: se è una segreteria fortemente politica ci possono essere figure di un certo tipo, se invece si sta sulla linea del lavoro di Renzi in questi mesi ci saranno figure nuove. E penso che questa seconda linea sia quella prevalente. Per quanto riguarda il presidente, penso che debba essere una donna e che debba essere una figura di garanzia, non importa l’appartenenza”.
Intanto, si discute anche sugli assetti della delegazione Pd nel gruppo Pse: oggi si è deciso di confermare David Sassoli nel ruolo di capodelegazione, ma è una soluzione-ponte, a quanto pare. Lo stesso Sassoli non sarebbe entusiasta e si vedrà più in là se ci sarà un passaggio di testimone magari a Gianni Pittella.
Simona Bonafé, che essendo la più votata avrebbe tutti i titoli per questo ruolo, in realtà è in pista anche per altre soluzioni, a cominciare dalla guida del gruppo Pse che Renzi potrebbe rivendicare, e non è escluso che ottenga un posto in segreteria. (Fonte TmNews)

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