Politica

Può il PD governare con un condannato?

Il vero problema del PD non è continuare, oggi, a governare con un condannato.

E’ aver scelto, ieri, di fare un governo con il PdL di Berlusconi, e metterci pure un proprio uomo alla guida!

di Lucia Zabatta (2 agosto 2013)

  Da ieri pomeriggio non si parla d’altro: la sentenza della Cassazione sulla condanna di Berlusconi.

Dopo un lungo pomeriggio di attesa, in serata l’evento è servito: la Corte conferma la pena (quasi interamente).

Il ricorso è rigettato. Il cavaliere è colpevole!

E tutti a chiedersi, con toni drammatici, da fine del mondo, che effetto avrà questo pronunciamento. Cosa succederà al governo? Reggerà il PD? Può il PD rimanere alleato di governo con un partito il cui leader è condannato in via definitiva?

Certo che può! Mi pare ovvio.

A me viene, piuttosto, da chiedere: e perché mai dovrebbe cambiare qualcosa nella decisione del PD di governare con il PdL? La Cassazione ha confermato una sentenza che c’era già quando il PD ha scelto (una parte, almeno, costringendo tutti a seguirli) la via delle larghe intese. Se questo non li ha fermati prima, perché dovrebbe farlo ora?

Mi sembra, francamente, di assistere ad un dibattito surreale. Intriso di mistificazioni e ipocrisie.

Non è surreale, forse, veder sventolare la collezione di processi (accuse e condanne) accumulati da Berlusconi come se fossero le medaglie guadagnate da un eroe?

Ci si aspetta davvero che si creda alla “durezza” del monito di Epifani, agli esponenti del PdL, ad evitare reazioni scomposte,  perché se no il PD…. Il PD cosa? Fa cadere il governo? E’ credibile detto da uno che vuole cambiare le regole del congresso per evitare che il dissenso interno possa manifestarsi in misura tale da mettere a rischio il governo e turbare la “pacificazione”? O non è più un “non metteteci in difficoltà più di quanto non siamo già….”?!

Già, perché, vi sembra forse una reazione composta accusare la magistratura, che si ostina a considerare la legge uguale per tutti, di aver, per questo, “ucciso la democrazia”? Ed è forse la prima volta che dalle file del PdL vengono sferrati simili attacchi alla magistratura?

A parte il fatto che pure questa tesi dell’uso politico della giustizia mi pare sia, ad oggi, ampiamente smentita dai fatti. Semmai ci fosse stata, nella mente di qualche magistrato, la volontà di usare il potere giurisdizionale per eliminare Berlusconi “avversario politico”, mi sembra evidente che quel tentativo potrebbe essere definitivamente dichiarato fallito. Dopo tutta questa “persecuzione giudiziaria”, il Cavaliere è ancora lì, è ancora il leader indiscusso del centro-destra, è ancora il protagonista assoluto della scena politica nazionale! E promette di continuare a rimanerlo….e, conoscendolo, non c’è da escludere che ci riuscirà.

Ma questo dibattito è fuorviante anche rispetto al problema vero del PD, che sta all’origine della scelta di dar vita al governo Letta-Alfano.

Il motivo per cui a me (e, credo, molti altri) è indigesto questo governo e inaccettabile la scelta di molti miei dirigenti nazionali è la politica. O, meglio, l’assenza di linea politica!

Quello che chiedevo al PD era una proposta politica alternativa al PdL. Quello che in tanti ci aspettavamo, era un partito che avesse la volontà, sincera e determinata, di cambiare gli equilibri di potere e gli assetti sociali del Paese. Di cambiare la distribuzione del reddito.

Mi era accettabile che lo facesse con tutte le gradualità e tenendo conto di tutte le compatibilità e sostenibilità del caso, purché lavorasse, in prospettiva, con convinzione e coerenza, per ridurre le sperequazioni, abbattere i privilegi, eliminare le diseguaglianze, combattere le ingiustizie, garantire pari opportunità a tutti, difendere la legalità, tutelare i diritti, premiare le capacità e le competenze.

Molte di queste cose (non solo la difesa della legalità) significano, per me, interventi diversi da quelli proposti dal PdL (che, infatti, per questo non ho mai votato e non ho intenzione di votare!).

Il punto è che questa diversità non è stata discriminante per i dirigenti del PD che hanno voluto questo approdo.

Allora viene legittimo sospettare che per loro sia indifferente il fine ultimo per cui cercano il potere (cioè il “per farne cosa?”), ma che, anzi, per loro la conquista e la gestione del potere sia, in fondo, il fine in sé.

Può fare una differenza per me se le risorse che servono per mantenere in equilibrio i conti pubblici si prendano, ad es., aumentando l’IVA a tutti o facendo pagare l’IMU ai più ricchi o almeno a chi ha più di una casa. Ma forse per loro no. Forse per loro conta solo trovare un accordo per rimanere seduti sulle loro comode poltrone. Con buona pace di chi, poi, paga quell’accordo.

Ma allora, se così è. Se questo dubbio ha un qualche fondamento, se è il bisogno di mantenere il potere e le rendite di posizione acquisite che governa le scelte delle oligarchie dominanti, allora il bisogno di sopravvivere al comando e l’autoconservazione diventano il principio guida, a fronte del quale tutti gli altri valori o principi diventano subordinati e negoziabili.

Così diventa possibile anche allearsi con chi ha eletto a sistema il malaffare e la corruzione sfrontata, arrogante e prepotente, senza limiti e senza pudore. Perché, in questa logica, anche le differenze nel modo di intendere le istituzioni, il rispetto delle regole, la difesa della giustizia e della legalità, sono “superabili” come tutte le altre differenze. Tanto che si finisce per non vedere nemmeno più la differenza….

Allora il vero problema del PD non è continuare, oggi, a governare con un condannato. E’ aver scelto, ieri, di fare un governo con il PdL di Berlusconi, e metterci pure un proprio uomo alla guida!

Perché, delle due l’una: se i miei sospetti rispondono a verità, il PD è guidato da un gruppo di avidi malfattori, che si sono venduti le speranze e la fiducia che gli avevano affidato gli elettori e gli iscritti per la loro brama di potere; oppure non rispondono a verità, allora il PD è guidato da un gruppo di stupidi che legittimano con i loro comportamenti (l’opacità delle scelte, l’anonimato dei “dirottatori”, l’assenza di spiegazioni, la noncuranza delle critiche e del dissenso, la paura della discussione, l’arroccamento in difesa dello status quo) simili sospetti.

In entrambe i casi, questi dirigenti sono totalmente inadeguati al compito cui sarebbero chiamati: guidare il principale partito della coalizione di centro-sinistra e il Paese!

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