Roma

Psicodramma Trastevere II: i Grazioli si difendono, il segretario di circolo scrive a Renzi e Tobia Zevi continua a tacere.

Il Pd romano è in subbuglio. In molti circoli cittadini, siamo probabilmente alla resa dei conti tra i democrats. Militanti in rivolta, signori delle tessere in auge, risse e fughe improvvise sono all’ordine del giorno, tanto da lasciare spaesati gli stessi militanti.

Nel circolo democratico di Trastevere, lo scorso fine settimana è andato in scena uno psicodramma di cui abbiamo già dato conto.

Fausto Grazioli, molto probabilmente vicino al Sergio Grazioli protagonista del “blitz”, ha scritto al nostro magazine dichiarando che l’articolo de Il Monitore Romano “non riporta ciò che realmente è accaduto”.
La replica continua così:
“Credo che impedire e/o insultare , denigrare i sostenitori di Tobia Zevi che hanno cercato di iscriversi per votarlo non sia una buona immagine del partito. Noi non siamo professionisti della politica, dei circoli, dei salotti…ma come dice Renzi, che si e’ presentato alla Leopolda senza bandiere, siamo gente che vota il proprio candidato. Questo e’ un valore ma che evidentemente ha dato fastidio a chi ha vecchi modi di fare politica. Tobia Zevi , Renzi parlano alla piazza non ai partiti…ma non tutti lo apprezzano questa e’ la verità che noi sposiamo e non ci facciamo intimidire , se ci vogliono denigrare facciano pure non importa l’Italia ed il Pd prima o poi si rinnoveranno”.

Una precisazione è indispensabile.  Nei giorni scorsi la condivisione dell’articolo sui social network è stata accompagnata da numerose conferme sulla veridicità e l’esattezza della ricostruzione degli eventi. E’ questa la nostra risposta ai Grazioli.

A confermare la nostra versione anche un ordine del giorno del circolo di Trastevere approvata all’unanimità. Nel testo si parla di “imposizione di una lista, composta da una sola persona”, a sostegno di un candidato alla segreteria romana del Pd.

“Tale imposizione ha del tutto ignorato e cancellato il percorso di costruzione partecipata e condivisa che aveva portato alla formazione di una lista che rappresentava il meglio che il Circolo può esprimere fra coloro che intendevano votare per quel candidato. (…) Gli iscritti del Circolo Trastevere stigmatizzano quanto avvenuto e si ripromettono di continuare la loro battaglia politica affinchè nel Partito Democratico di Roma e in quello nazionale si pervenga finalmente ad una democrazia partecipativa e deliberativa che valorizzi davvero, e non a parole, il ruolo degli iscritti e il ruolo dei Circoli”.

Il processo di rinnovamento (e anche l’ordine del giorno del circolo) avrebbe avuto uno slancio più efficace con la presenza dei nomi e dei cognomi dei diretti interessati nell’affaire. Soltanto la trasparenza delle procedure può aiutare a scalfire alcune incrostazioni di potere tuttora presenti nei circoli.

Una tra le persone coinvolte nello psicodramma di Trastevere è il segretario di circolo Alberto Bitonti che ha preso carta e penna e ha scritto direttamente al sindaco di Firenze Matteo Renzi.

“Alle tue spalle e nel tuo nome stanno accadendo nel nostro partito fatti molto spiacevoli, che nulla hanno a che fare con cambiamenti di verso – scrive Bitonti – e che piuttosto appaiono la continuazione delle solite vecchie logiche, logiche di correnti, accordi sottobanco, spartizione di posti, caminetti, pacchetti di tessere, clientele, piccoli politici trombati e riciclati (spesso addirittura transitati in altri partiti) che si apprestano a salire sul carro del vincitore (di qualsiasi vincitore, le idee sono davvero un optional per questa gente), in questo momento sul tuo carro.
Dovendo votare anche per il segretario della federazione romana, abbiamo discusso e costruito – attraverso un confronto aperto, trasparente e partecipato, così come per le liste del circolo per tutti i candidati – la lista a sostegno del candidato renziano, Tobia Zevi.
È stato quindi con grande dispiacere che ho scoperto che anche nel mondo dei “renziani” di Roma un forte peso è esercitato al momento da dubbi personaggi, che pretendono di imporre i propri candidati nei circoli, infischiandosene di iscritti reali (quelli che portano avanti le attività giorno dopo giorno), delle decine di militanti che hanno animato concretamente i comitati Renzi l’anno scorso (quando non è che fosse proprio una scelta così popolare nel partito) o del fatto che – se di delegati dei circoli si parla – dai circoli bisogna passare (altrimenti quando diciamo di voler valorizzare i circoli stiamo soltanto prendendo in giro le persone).
Al congresso del mio circolo, la nostra lista è stata sostituita all’ultimo momento con una lista alternativa, proveniente dal “tavolo romano”.
Se però vogliamo davvero cambiare questo Paese e vogliamo cambiare il modo di fare politica, non ci possiamo più permettere di convivere con questi giochi squallidi. La cosa ironica è che proprio nel fronte renziano, che a mio parere è quello che dà più garanzie sul cambiamento, si siano inserite queste persone e queste dinamiche.
Matteo, mi rivolgo a te perché io credo fermamente nel tuo messaggio di rinnovamento e cambiamento, e – come proprio oggi diceva Farinetti alla Leopolda – noi dobbiamo essere i primi a dare il buon esempio, perché soltanto attraverso il buon esempio possiamo cambiare in meglio la cultura di questo paese. Farinetti ha oggi ricordato la tendenza italiana e purtroppo anche del PD a fare “cupola”. Io oggi, con questa lettera, ho deciso, nel mio piccolo, con il pieno sostegno di tutto il mio circolo, di ribellarmi e di provare a dare il buon esempio.
È per questo che mi sento di dover denunciare a te e pubblicamente l’infiltrazione anche nel fronte renziano di queste logiche clientelari, che vanno contro tutto ciò in cui crediamo.
Da qui è scaturita la sofferta decisione di non sostenere Tobia Zevi”.

Parole dure quelle del segretario Bitonti. Parole alle quali Tobia Zevi continua a non rispondere per adesso. Le risposte molto probabilmente arriveranno durante un’iniziativa in programma il 12 novembre alle 21 presso il circolo di Trastevere alla presenza di Tobia Zevi, Walter Tocci e del direttore di Europa Stefano Menichini.

 

 

 

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