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Per un Partito aperto – La base critica il Rapporto Barca

Non si sono ancora sopite le polemiche intorno al famigerato Rapporto Barca che già un gruppo di attivisti del PD redige un documento indirizzandolo al Segretario dei democrat, Matteo Renzi, e al Commissario romano da lui incaricato, Matteo Orfini.

Il documento, per niente polemico, ma propositivo pone l’accento sul metodo usato da Barca nonchèsui criteri e le scelte che hanno  ispirato la ricerca.

Il primo motivo di perplessità risiede nella scelta di circoscrivere la vicenda Mafia Capitale solo all’interno delle analisi sui gravi problemi del PD . Se l’inchiesta tuttora in corso a Roma ha messo in luce il perverso rapporto tra amministrazione, malavita e politica, non si può omettere che tale intreccio è emerso in tante altre vicende della storia italiana, da tangentopoli (ma anche da prima) in qua, passando per il Mose, per Milano o Siena. Non si può quindi ridurre tale enorme questione della politica italiana a un problema del solo PD e, in seguito, a un problema dei circoli.

e continuano gli estensori:

Non è più possibile valutare i fatti di cui si occupa la Magistratura come “incidenti di percorso”, come infiltrazione di mele marce o come “tradimento” degli ideali politici da parte di dirigenti o amministratori mal selezionati in occasione delle varie tornate elettorali, quando troppo spesso, soprattutto a Roma, le nomine nelle varie società o fondazioni sono state terreno di concertazione correntizia in modo così continuato e pervasivo. Anche per queste ragioni e senza sminuire specificità e portata della devastante inchiesta, il collegamento che nel rapporto viene assunto, nei tempi e nello spazio, tra Mafia Capitale e la situazione dei circoli territoriali è frutto di un approccio quanto meno limitato.

Non mancano le frecciate alla Federazione romana e, soprattutto, al disinteresse dimostrato da Barca nei confronti dei dirigenti:

Ma è possibile che i problemi risiedano esclusivamente nella struttura periferica del partito? Non ci si domanda, invece, come sia stata organizzata finora la federazione romana o selezionata la classe dirigente? O quali siano le azioni concrete da mettere in campo per la riduzione dei debiti e la ristrutturazione del partito? O se ci siano ancora nel partito romano e regionale dipendenti in aspettativa, magari per incarico pubblico? È pensabile che, mentre si chiede legittimamente la massima trasparenza delle strutture periferiche, il rapporto Barca ignori del tutto le zone “opache” a livello medio e alto?

Una lunga lettera che “la canta” a chiare lettere all’ex-ministro. Ma che poi chiede di iniziare un nuovo ciclo aprendo una fase di riflessione in particolare per condividere le regole da rispettare.

Si apra una fase di riflessione e condivisione sulle regole che ci stiamo dando. In molti punti, il regolamento non aiuta a risolvere il rapporto degenerativo tra iscrizioni e circoli (tiepido sui circoli di ambiente lavoro, da tempo monopolizzati da culture conservatrici o da rigurgiti di pansindacalismo). Ci sembra, insomma, si perpetuino, nel regolamento, modalità di partecipazione foriere di dubbi, come quella dell’iscrizione dei fuori sede.”

Insomma qui a scrivere non sono i soliti noti, ma il Partito della base.

Che chiede a gran voce di essere ascoltato.

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