Politica

Patanè: “Melilli aveva l’occasione di riunire il partito e non l’ha fatto. Ora sintesi per uscire dall’impasse”. Intervista al consigliere regionale del Pd

Eugenio Patanè

Consigliere Patanè, alla luce dei successi dell’amministrazione regionale guidata da Zingaretti, qual è il suo giudizio sull’operato di Ignazio Marino alla guida del Campidoglio?

Un giudizio compiuto lo potremo dare solo dopo gli effetti del SalvaRoma. Le difficoltà che Roma si è trovata ad affrontare sono tali e tante da non consentire di giudicare questa amministrazione in questa fase, semmai di dare un giudizio talmente negativo sulla precedente, colpevole di averci lasciato in queste condizioni. Oggi si sta tentando di ricostruire. Sono invece contento del contributo fattivo che il gruppo consiliare del Pd e il Pd di Roma  stanno dando alla risoluzione di molti temi.

di LUCIO LUSSI

Lei è presidente della Commissione Cultura Facciamo un bilancio del primo anno di amministrazione regionale
Sicuramente un bilancio positivo. In meno di un anno abbiamo dato il via libera a ben 8 proposte di legge regionale, la maggior parte delle quali ha inciso significativamente per lo sviluppo dei settori di nostra competenza. Penso alla legge per promuovere lo sviluppo delle reti museali e delle biblioteche, la prima, con cui abbiamo immesso nuova linfa in un settore che necessitava, prevedendo un finanziamento straordinario di due milioni di euro. Altra legge che parla di innovazione è quella sul cinema e l’audiovisivo, con tre indirizzi principali: il risparmio di soldi pubblici, circa 2 milioni di euro l’anno con la chiusura del Centro regionale per il cinema; il rilancio del cinema come industria, attraverso incentivi alla formazione e alla produzione delle opere, l’introduzione di nuove forme espressive, come le opere a basso impatto ambientale e le web series. A queste ultime dedicheremo l’8 aprile prossimo una giornata di approfondimento “Webseries: tra creatività e nuovi format” con gli operatori del settore . Insomma la nostra è una commissione che fa del confronto e la partecipazione un metodo di lavoro quotidiano. L’ultimo esempio è la legge contro la violenza sulle donne, la pl 4 del 2014, una legge importante, per la quale abbiamo audito più soggetti, di necessario riordino e al tempo stesso innovativa a cui abbiamo lavorato 5 mesi. Con questa legge abbiamo inteso non solo garantire una presenza omogenea sul territorio dei centri antiviolenza, ma anche individuare e normare nuove forme di servizi, quali le case per la semiautonomia, i percorsi di inserimento lavorativo, l’attivazione di borse di studio rivolte ai figli delle vittime di femminicidio altri iniziative a favore dei sex offenders e previsto un fondo da un milione di euro. Presto arriverà in commissione la legge sugli spettacoli dal vivo, una delle più importanti per lo sviluppo del sistema culturale, con uno stanziamento previsto di quasi 5 milioni di euro e una nuova concezione di impresa culturale. Una legge che sarà anch’essa partecipata; che non inizia e finisce in giunta ma dà il via a un iter che avrà il suo primo momento importante il 14 aprile prossimo. In quella data, come Commissione cultura, la illustreremo a tutte le associazioni e agli operatori. Sul turismo, infine, oltre a lavorare di concerto con l’Agenzia del turismo per una programmazione efficace per la promozione del nostro territorio, abbiamo intrapreso da luglio 2013, un percorso condiviso che ci ha consentito di adottare un nuovo approccio culturale e turistico in tema di turismo itinerante e cammini di fede, avviando un tavolo permanente “L’elogio del Camminare” di riflessione comune con tutti gli interlocutori interessati, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio paesistico, ambientale e culturale del Lazio.

La Regione Lazio ha aumentato l’Irpef. Scelta inevitabile?
Sì, una scelta inevitabile ma nel 2016 l’abbasseremo ai livelli di prima. Partivamo da 22 miliardi di debiti: 10 finanziari e 12 commerciali. Come ha scritto la Corte dei Conti la Regione Lazio era tecnicamente fallita. Grazie all’operato del Presidente Zingaretti, dell’Assessore Sartore e della maggioranza, che hanno saputo procedere uniti verso gli obiettivi preposti, siamo riusciti a rimettere sui binari un treno che era deragliato, lo stiamo rimettendo a posto e vogliamo rimetterlo in condizioni di viaggiare di nuovo. La sentenza di parifica della Corte dei Conti di apprezzamento per tutte le manovre intraprese ci dà grande conforto e ottimismo. Abbiamo recuperato i due terzi dei debiti commerciali e continueremo così: con rigore a pensando allo sviluppo anche attraverso i fondi europei.

Quale futuro per Laziodisu?
Sarà un futuro fatto di servizi migliori, risparmio di gestione, efficienza e partecipazione. In commissione stiamo lavorando di concerto con l’Assessorato per far sì che la nuova governance dell’Agenzia contemperi in maniera equilibrata la gestione centrale con l’autonomia dei presìdi territoriali. D’altronde la positiva operazione di riduzione di poltrone e sprechi, con il passaggio da 13 a soli 2 vertici decisionali dovrà  essere accompagnata da un coinvolgimento sempre più costante e di prossimità degli studenti presi in carico dai presìdi, affinché possano partecipare e condividere le fasi di indirizzo delle politiche di diritto allo studio. È un grande lavoro al quale stiamo dedicando, anche in questa fase di audizioni, massima attenzione perché il futuro è l’opportunità migliore che possiamo dare ai nostri ragazzi.

Passiamo alle questioni politiche e alla situazione del Pd Lazio. Lorenza Bonaccorsi non è il presidente. Come argomenta questa mossa? La ritiene uno sgarbo ai renziani della prima ora?
No. Nessuno sgarbo. Nulla è dovuto. Credo semplicemente che Fabio (Melilli ndr) abbia fatto le sue valutazioni. Aveva l’occasione di riunire il partito e di marciare uniti verso i prossimi obiettivi. Non lo ha fatto, forse pensando che i consensi che ha ottenuto possano bastare ad affrontare la situazione. Per il bene di tutti spero sia così, che abbia ragione lui. Ma non ne sono troppo convinto.

Ritiene valida l’elezione della Mannocchi?
Non la ritengo valida né da un punto di vista regolamentare né logico ma indicativa politicamente. Una forzatura che dice molte cose.

Come si può uscire dall’impasse in cui si è cacciato il Pd Lazio?
Solo pensando di non bastare a se stessi, avendo in mente un vecchio detto democratico che due teste ragionano meglio di una. Purtroppo non sta a me fare proposte. È il nuovo segretario che deve indicare una via. Io spero che sia una via di sintesi, non una via autarchica. Ma dipende poco da chi ha ottenuto una minoranza di consensi, piuttosto dalle intenzioni di chi governa questa fase.

 

 

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