Politica

Paolo Quinto: A Roma il partito è vuoto, facciamo presto il congresso

“Costruiamo un Pd onesto e trasparente. A Roma il partito è vuoto, facciamo presto il congresso”  –  Il Partito Democratico deve elaborare immediatamente una proposta unitaria di riforma della legge elettorale che dia stabilità al governo – dice Paolo Quinto – anche cercando un’altra maggioranza parlamentare. In caso contrario si deve tornare subito al voto

 di Lucio Lussi

A volte le interviste estive sono un puro passatempo per intervistatore e intervistato. Non in questo mese di agosto, in cui la politica nazionale, e locale, versa in un pericoloso stato di instabilità e il futuro appare davvero incerto. Parlare di politica in un momento in cui chi sosteneva l’esecutivo fino ad un giorno prima, minaccia tutto il paese di paralisi e di elezioni anticipate, non è mai un hobby fine a se stesso.

Il Partito Democratico, poi, offre sempre il fianco ad aprire dibattiti utili a migliorare strategie e procedure interne. Abbiamo discusso a lungo con Paolo Quinto, membro dell’assemblea nazionale del PD e capo segreteria della senatrice Anna Finocchiaro, oltre che candidato alla Camera nello scorso febbraio.

Partiamo dall’attualità politica.

La sentenza della Cassazione ha confermato la condanna a Berlusconi che, con tutti i suoi sodali, è sul piede di guerra e minaccia il governo Letta se Napolitano non dovesse concedergli la grazia. Il Pd è ancora una volta sballottato tra chi chiede di andare subito al voto e chi difende Enrico Letta, tanto che risulta particolarmente difficile stabilire in che modo nelle prossime settimane il Pd possa dimostrare di essere un partito forte, credibile e unito.

 “Il Partito Democratico deve elaborare immediatamente una proposta unitaria di riforma della legge elettorale che dia stabilità al governo – dice Paolo Quinto – anche cercando un’altra maggioranza parlamentare. In caso contrario si deve tornare subito al voto. Se l’esperienza governativa dovesse continuare è necessario porre all’ordine del giorno pochi punti essenziali, come la revisione della pressione fiscale su alcune categorie in modo da colpire realmente i grandi evasori (e in questo sono d’accordo con il messaggio lanciato da Fassina) e poi ridiscutere i patti europei e i rapporti con la Germania”.

I democrats sono stretti adesso in una tenaglia: da un lato la tenuta del governo, dall’altro le regole per il congresso che si avvicina.

 “Il tema delle regole su come eleggere il segretario è importante ma riguarda l’idea della forma di un partito – argomenta Quinto -. Le due posizioni in campo (primarie aperte o limitate agli iscritti) sono entrambe legittime, ma meriterebbero di essere meditate e approfondite perché vanno a scardinare il modello di partito in vigore fino a questo momento in Italia. E’ superficiale dividersi come se si trattasse di due schieramenti avversi – continua Quinto -. Il vero nodo è la trasparenza delle procedure del nostro partito, una trasparenza non sempre vista dalle parti del Nazareno”.

 Entriamo nel clou. Un partito di sinistra nel 2013 può permettersi il lusso di non essere trasparente?

 “Sia nel tesseramento degli iscritti che nel percorso delle primarie, senza trasparenza si rischia di falsare le procedure”. Paolo Quinto ha anche una proposta concreta per cancellare le zone d’ombra: “un collegio di revisori dei conti esterno che controlli le procedure interne del PD”.   Un organo del genere renderebbe trasparenti le procedure  e anche digeribili tutte le decisioni del partito, adottate con modalità di “democrazia trasparente”.   Quinto solleva alcuni dubbi: “Adesso non conosciamo lo stato del tesseramento e ci sono alcune zone d’ombra sull’elenco dei cittadini che hanno partecipato alle primarie”. A quanto pare questo elenco è stato utilizzato da alcuni esponenti politici a fini elettoralistici (sms e telefonate), mentre ad altri è rimasto inaccessibile.

Come se ne esce?

“Costruiamo un partito trasparente e onesto nel profondo e per farlo affidiamo un ruolo primario ad una società esterna che controlli lo stato di soci, iscritti e aderenti”.

Anche nelle procedure di tesseramento è mancata la trasparenza.

“C’è un albo degli iscritti che può essere consultato solo parzialmente –denuncia Quinto -. Non ho gravi sospetti, ma le regole e le procedure devono essere chiare e trasparenti”.

Eh già. Con questi presupposti il Partito Democratico necessita di una rifondazione totale che cancelli le nubi e gli errori del passato e si apra al futuro come un partito moderno, aperto e soprattutto trasparente. Dopo il fallimento conclamato di Pierluigi Bersani (al netto dei cori alla Festa dell’Unità), una nuova era inizia con la scelta di un nuovo segretario. Ed è il momento di passare ai nomi.

“Renzi, Cuperlo, Civati, Barca e Pittella sono dei degni candidati ma non mi scaldano il cuore. Ci vorrebbe un pizzico di Cuperlo, un po’ di Civati e un po’ di Renzi nella stessa personalità – auspica Paolo Quinto – ma la dialettica democrat non fa emergere la migliore proposta possibile ma si limita ad un dibattito sterile tra chi vuole votare subito e chi è contrario, svilendo così l’importanza delle candidature”.

Anche la proposta congressuale di Pippo Civati, da più parti indicato come il nuovo che avanza, viene guardata con perplessità da Quinto:

“La proposta di Civati si basa esclusivamente su una dialettica negativa. E’ contrario alle larghe intese e spera che si voti al più presto. E’ una linea politica piuttosto debole, perché chi si candida alla segreteria non deve legare la sua proposta soltanto alla protesta ma deve avere una visione più ampia di quello che si vuole fare alla guida del partito e anche quale indirizzo politico-economico dare al paese”.

Come dargli torto? Ma tant’è… il congresso seppur vicino, sembra estremamente lontano e la situazione in cui versa l’esecutivo Letta rende il quadro ancor più drammatico.

La lunga chiacchierata con Paolo Quinto non può che concludersi con il Pd romano. Un vespaio di polemiche ha fatto seguito ad alcuni interventi pubblicati sul nostro magazine, dalla “protesta” dei volontari delineata da Lucia Zabatta alla descrizione del Pd romano fornita da Cotticelli: “una guerra per bande”.

Queste forti prese di posizione hanno spinto qualcuno a credere erroneamente che all’interno del nostro prodotto editoriale prevalesse una linea disfattista e “contraria” ai democrats. Ricostruzione superficiale e semplicistica, fatta da personalità che dell’apparato fanno parte, o vorrebbero farne parte, e intendono le critiche non come un percorso costruttivo di crescita del partito ma come un attacco alle posizioni acquisite o da acquisire. Ed è così che prevale la logica del “tengo famiglia” che tutto mette a tacere.

La ricostruzione di Paolo Quinto è dura e accorata:

“Sono giuste le parole di Cotticelli e le proteste dei volontari. Se in un partito manca il vincolo di solidarietà tra i componenti è difficile fare volontariato, anche se il volontariato alle Feste dell’Unità è talmente romantico che è bene che si faccia. La situazione del PD romano è anomala – continua Quinto -. E’ un partito commissariato e senza segretario da mesi, una situazione che viene da anni di divisione. Il PD non è composto da bande, ma da correnti, è questo il nome adeguato, ma purtroppo sono correnti degenerate perché si limitano a raggiungere gli obiettivi personali dei capicorrente, anziché essere nobilitate dagli ideali”.

Il congresso romano è ormai vicino e, quindi, a breve verrà superata questa impasse.

“E’ inaccettabile una vacanza della dirigenza romana in questo periodo – conclude Quinto -.  Abbiamo vinto a Roma ma il Pd non è soltanto il partito degli eletti e degli amministratori, perché questi fanno bene se sono sostenuti e controllati da un partito forte e strutturato. Ora il Pd romano è vuoto, anche fisicamente”.

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