Roma

Ora Roma non sia più in vendita: la nuova sfida per l’urbanistica

 

 

Una città da ricucire dai Fori Imperiali al GRA e oltre, questa è la sfida che ha di fronte il nuovo assessore all’urbanistica di Roma, Giovanni Caudo. Classe 1964, catanese di origine e romano d’adozione, Caudo è considerato un tecnico, in quanto docente di Urbanistica a Roma 3. La scelta di Marino sembra così orientata, dopo qualche tentennamento, verso un’idea di profonda trasformazione sociale della città. Per troppo tempo gli spazi della città pubblica si sono infatti ristretti a favore dell’azione a tutto campo di investitori privati, un fenomeno che ha portato all’edificazione di immense aree dell’Agro Romano senza per lo più riuscire a risolvere i gravi problemi abitativi e di traffico che affliggono i romani.

 

I terreni ex-agricoli che si estendono attorno alla capitale sono stati troppo a lungo usati come un bancomat per ottenere, tramite concessioni edilizie, soldi pronta cassa per i servizi. Un’idea propagandata come brillante perché non pesa sulle tasche dei cittadini, ma che alla lunga non fa che espandere a macchia d’olio la superficie urbana, abbassando la qualità della vita di chi è costretto a spostarsi sempre più lontano e obbligando il Comune a inseguire questa crescita con la creazione di nuovi servizi (e dunque forzando nuovi ricorsi al “bancomat” edificatorio).

Lo stesso Caudo in un’intervista resa a Radio Radicale nel maggio scorso sottolineava come le dimensioni di Roma dal 1950 ad oggi siano addirittura triplicate. L’emergenza sociale e abitativa di Roma deve essere dunque fronteggiata con un cambiamento di mentalità. La questione-casa e la questione-traffico devono essere legate sempre più a una riprogettazione della socialità e della comunità.

 

Le tante aree vuote e scarsamente abitate, ma magari servite dalla metro, come succede per esempio a Ponte Mammolo, attendono nuovi interventi della mano pubblica, come si attendono decisioni nei riguardi delle aree dismesse dell’Atac da Prati a San Giovanni. Una serie di interventi che possono aiutare a “riabitare la città abitata”, socializzandola diminuendo al contempo i flussi di traffico che la attraversano. Dopo anni di dannosa inazione speriamo che l’arrivo di Caudo  segni la fine della svendita della città. È necessario dar forma a Roma non più come insieme di edifici, ma come articolazione di spazi pubblici e privati che sia degno di una comunità metropolitana.

 

di FABIO BENINCASA 

 

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