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Oltre 8 mila firme per un Centro Carni “Bene Comune”

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Lunedì 23 dicembre i rappresentanti del Comitato promotore hanno consegnato al Segretariato Generale le oltre 8.000 firme raccolte nei tre mesi successivi alla presentazione della “Proposta di Delibera di iniziativa popolare” per la revoca della delibera del Consiglio Comunale n. 81 del 5 agosto 2010 con cui era stato trasferito ad AMA il Centro Carni.  Successivamente AMA ha utilizzato questo cespite patrimoniale per ottenere dei prestiti dalle banche e coprire una parte del deficit accumulato.

di SERGIO SCALIA

La storia urbanistica del Centro carni.

L’area del Centro Carni si estende per circa 230 mila mq, è situata tra la via Collatina, Piazzale Pascali e viale Togliatti ed è collegata dalla linea su ferro FR2 e dal corridoio della mobilità Togliatti che connette le metro A e B.

La struttura è stata costruita dopo il trasferimento del vecchio mattatoio di Testaccio e le funzioni di macellazione si sono andate progressivamente riducendo, anche se all’interno esistono tuttora 50 operatori, che hanno ristrutturato ed adeguato in questi anni i loro stabilimenti e forniscono circa 10 mila quintali di carne a settimana ai negozi romani.

Tale area era stata definita come una “centralità di livello metropolitano” nel nuovo PRG e rappresentava l’unica grande area di proprietà pubblica in cui il Comune e i cittadini possono vincolare ogni iniziativa privata a specifiche esigenze pubbliche di servizi per il territorio.

Il Consiglio Comunale nel 2005 dava mandato alla società Risorse per Roma (RPR) di elaborare un progetto di valorizzazione dell’area del Centro Carni e di riqualificazione delle aree limitrofe compresi i capannoni del Teatro dell’Opera.

Un primo progetto elaborato da RPR dopo un confronto con i Municipi interessati veniva approvato ad aprile 2008 dal Commissario straordinario.

Tale progetto assegnava a quell’area un valore di oltre 400 milioni di Euro e vi prevedeva una nuova Centralità urbana con un mix funzionale pari al 45% massimo di residenze e al 55% di servizi pubblici e privati, destinando i fondi ricavati alla realizzazione di un palazzetto dello sport, di una grande biblioteca con spazi culturali ed espositivi, del sottopasso di Viale Togliatti incrocio Prenestina, di verde e impianti sportivi nelle aree tra Collatina e A24, di altri interventi di viabilità su Prenestina e strade locali.

Con Alemanno il progetto viene stravolto e la Giunta approva a fine 2009 uno Schema di Assetto Preliminare (SAP) che altera profondamente il precedente mix funzionale e prevede un  67% di residenze e un 33% di servizi pubblici e privati. Aumentano gli edifici residenziali, con oltre 400 mila mc, fino a prevedere 2.000 appartamenti e palazzi di 15 piani sul fronte Togliatti.

La cessione dell’area ad AMA

Nel 2009 la Giunta Alemanno trasformava l’area del Centro carni da patrimonio indisponibile a disponibile e la conferiva ad AMA ai fini del successivo aumento di capitale sociale facendo approvare al Consiglio comunale la delibera 85/2009 .  Questa decisione viene impugnata davanti al TAR dagli operatori del Centro carni, che vincono la causa costringendo Alemanno a ripresentare un nuovo testo per il conferimento ad AMA che viene approvato con la Delibera 81/2010.

A fronte di questo cespite a garanzia, AMA ottiene in quel periodo dalle banche un prestito di 92 milioni di Euro. Come emerge dall’ultimo bilancio di AMA, i debiti complessivi al 31 dicembre 2012 ammontano a 1,3 Miliardi di Euro e di questi oltre la metà (669 milioni) rappresentano debiti con gli istituti di credito, che hanno chiesto di rientrare entro febbraio 2014 di almeno 312 milioni, altrimenti si rivarranno mettendo un’ipoteca su tutte le proprietà AMA.

In questo quadro è stata effettuata una gara pubblica vinta dal fondo immobiliare “BNP Real Estate” del gruppo BNP Paribas, che è stato incaricato di valorizzare l’area del Centro Carni, la cui vendita potrebbe far recuperare ad AMA circa 100 milioni di euro, con la svendita di un’area che nel 2007 era stata valutata ad oltre 400 milioni con un piano di assetto in cui erano previsti almeno un terzo di residenze in meno.

La Delibera di iniziativa popolare

All’inizio del 2013 si è costituito un Coordinamento Popolare contro la Speculazione del “Centro Carni”, formato da forze politiche e associazioni che hanno condiviso l’obiettivo prioritario di revocare la Delibera di Alemanno con cui si conferiva ad AMA l’area del Centro carni e di far tornare quest’area nella proprietà del Comune di Roma, per poi aprire un confronto con gli operatori e col territorio sul suo futuro utilizzo, ritenendo ormai superati i progetti degli ultimi 10 anni.

Per bloccare ogni tipo di speculazione occorreva quindi far tornare il Centro Carni nella proprietà del Comune di Roma, ricordando come questa struttura rappresenti un vero Bene Comune della collettività cittadina, dove si svolge tuttora il servizio di macellazione della carne con tutti i requisiti pubblici di igiene e controllo sanitario.

Il Sindaco Marino ha espresso in più occasioni la volontà di bloccare le speculazioni edilizie nella periferia ed ha ipotizzato anche nel suo discorso di chiusura a San Giovanni di utilizzare spazi del Centro carni per favorire l’attività di piccole imprese giovanili dell’artigianato e della cultura.

In questi mesi anche la Giunta e il Consiglio del V Municipio hanno chiesto all’unanimità di far rientrare il Centro Carni nella disponibilità del Comune di Roma.

Il Coordinamento Popolare contro la Speculazione del “Centro Carni” ha deciso di utilizzare lo strumento della Delibera di iniziativa popolare previsto dall’articolo 8 dello Statuto del Comune di Roma, che obbliga il Consiglio comunale ad esaminare entro 60 giorni le proposte di delibera su cui siano state raccolte almeno 5.000 firme entro tre mesi dal deposito della richiesta.

Il 24 settembre è partita la raccolta e non è stato facile superare le 8.000 firme in soli 3 mesi e nel periodo invernale. Ciò è stato possibile grazie all’impegno di tante associazioni e forze politiche del territorio, che per lavorare su questo tema hanno superato anche le divisioni presenti su altri temi. Così hanno raccolto molte firme molti circoli PD, sopratutto quelli di Centocelle, Alessandrino, Tor Sapienza e La Rustica, i circoli di SEL del V municipio, i gazebo organizzati dal Movimento 5 stelle, le Associazioni Forum Europeo, CIP, ASCON, MAP, SIULS i  Centri Culturali Morandi e Michele Testa, il Comitato Cittadini di Quarticciolo, la Cooperativa Sociale Assalto al Cielo, i Coordinamenti Parco via delle Palme e Parco Tor Tre Teste-Alessandrino, i lavoratori CGIL e gli operatori del Centro Carni.

 

Il passo successivo e fondamentale, dopo la verifica delle firme effettuata dagli uffici comunali, sarà quello di portare la Delibera di iniziativa popolare alla discussione nell’aula dell’Assemblea Capitolina ed a questo compito saranno chiamate fin da gennaio le forze politiche e i consiglieri comunali.

 

Sergio Scalia

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