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Nuova tegola sulla Muraro

L’ennesima puntata della tragicommedia Muraro va in onda a Roma, ennesima tegola cade sull’assessore della giunta Raggi e subito rapide giravolte tra gli esponenti a 5 Stelle tra chi ignora e chi chiede di attendere almeno le imputazioni (quale novità pensare che prima per altri bastavano le congetture giornalistiche per gridare alle dimissioni).

Emerge in questi giorni che sia la Muraro sia l’ex dg di Ama Fiscon siano stati iscritti nel registro degli indagati per concorso in abuso di ufficio, a suffragare questa tesi il contratto con cui veniva affidato l’incarico di consulente in campo giudiziario, a prescindere dal tipo di procedimento penale in cui il dirigente della municipalizzata dei rifiuti fosse incappato nell’esercizio delle sue funzioni.

Il sospetto degli inquirenti è che Fiscon, mettendo a disposizione gli emolumenti dell’Ama in favore di Muraro, l’abbia favorita: il contratto nazionale dei dirigenti pubblici, infatti, prevede che le consulenze in ambito giudiziario possano essere pagate dall’azienda pubblica solo nel caso in cui il pubblico ufficiale compia un reato nell’esercizio delle sue funzioni. In sostanza, un dirigente non viene coperto dall’azienda quando si tratta di reati dolosi o con colpa grave. L’accordo stipulato da Muraro con Ama per la consulenza giudiziaria in favore di Fiscon, invece, sarebbe stato stabilito a prescindere dal tipo di reato compiuto.

Dalle intercettazioni dell’inchiesta “mondo di mezzo” emerge inoltre una love story tra l’ex consulente milionaria di Ama Muraro e l’ex dg Fiscon. I pm vogliono accertare se, in virtù del rapporto tra i due, Muraro fosse diventata di fatto il dominus di Ama, perché il suo stipendio fosse lievitato e per quale ragione le sue competenze sfociassero in incarichi differenti da ciò per cui era pagata.

Non solo abuso d’ufficio però, nel novero delle accuse rivolte all’assessora all’Ambiente ci sono anche sue relazioni redatte per conto di Ama che, di fatto, hanno alterato codici dei rifiuti per i tmb Ama di Rocca Cencia e Salario. Oltre ai comportamenti opachi che hanno permesso al “patron della monnezza”, Manlio Cerroni, di proseguire nel suo incontrastato monopolio dei rifiuti a scapito della Municipalizzata da cui Muraro ha percepito un milione e duecentomila euro in 12 anni.

Al vaglio anche il rapporto tra l’ex ad di Ama Franco Panzironi e Muraro. I due, stando ad alcune intercettazioni contenute nei brogliacci dell’inchiesta sul Mondo di Mezzo, stavano pianificando un progetto relativo a un impianto di trattamento rifiuti in Trentino Alto Adige: «Panzironi riferisce che sarà l’amministratore delegato della società che gestirà l’impianto — scrivono i carabinieri del Ros — e prospetta alla donna la possibilità di assumerla in qualità di tecnico all’interno della nascitura società ».

Un intreccio insomma che porta a far emergere rapporti sempre più stretti tra l’Assessore a 5 Stelle ed alcuni dei protagonisti dell’indagine di Mafia Capitale, rapporti che ora andranno chiariti. La Muraro nel frattempo relega la sua difesa accorata ad un post di Facebook in cui si attaccano i giornalisti per la gogna mediatica a cui è sottoposta, dimenticando certo che quella gogna di cui ora è vittima altro non è che lo sfociare della vena giacobina degli esponenti del Movimento 5 Stelle, tante volte accorsi contro il personaggio di turno all’urlo di “tagliategli la testa”  puntando forconi e sputando sentenze preconcette.

Il garantismo che ci contraddistingue ci fa tacere su giudizi morali sino al 3° grado di giudizio, vien da se che però un giudizio politico, al contrario, sia più che doveroso ed è un giudizio quanto meno negativo, un esperienza quella di governo a 5 Stelle fallimentare e paradossale, una continua giravolta tra menzogne ed omissioni.

di Francesco Piacitelli

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