Roma

Museo della Shoah, Zevi: “I lavori potrebbero iniziare entro il 2014″

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Non molti romani sembrano saperlo e neppure se n’è parlato in occasione della Giornata della Memoria, il 27 gennaio scorso, ma da lungo tempo Roma attende un annunciato Museo della Shoah che dovrebbe sorgere a Villa Torlonia, ma i cui lavori sembrano non partire mai. Per capire il senso di quest’opera e fare il punto della situazione abbiamo intervistato il progettista del futuro museo, l’architetto Luca Zevi, già autore del memoriale alle vittime del bombardamento di San Lorenzo.

di FABIO BENINCASA


Architetto Zevi, possiamo riassumere per sommi capi la storia del Museo della Shoah?
Nel 2006 nacque per la prima volta l’idea di costruire a Roma un edificio che ospitasse un museo della Shoah, lo sterminio degli ebrei, che particolarmente nella nostra città è legato alla tragica razzia del Ghetto, il 16 ottobre 1943. L’allora sindaco Veltroni istituì un comitato promotore che portasse avanti il progetto. Simbolicamente fu identificata come sede l’area di Villa Torlonia, sia perché era stata la residenza di Mussolini, l’artefice delle sciagurate leggi razziali, sia perché nell’area esistono memorie antichissime della presenza ebraica a Roma, le catacombe ebraiche. A partire dal 2008, con Alemanno, venne formalizzata una Fondazione del museo, con il Comune e tre associazioni ebraiche.

A questo punto però fra crisi economica e crisi politiche il progetto si è un po’ perso nei meandri di una lunghissima incubazione. Che notizie ci può dare sullo stato di avanzamento dell’opera?
È vero che si è proceduto con molta lentezza, per diversi problemi, ma in questo momento la commissione che si occupa del lavori sta vagliando le offerte di appalto integrato da parte delle imprese costruttrici. Dopo il bando ne sono pervenute ben 24, quindi ci vorrà del tempo per esaminarle e decidere, anche se speriamo di conoscere il nome dell’impresa prescelta entro metà aprile. A questo punto i lavori potrebbero cominciare prima della fine del 2014. Il costo dell’opera si aggirerà intorno ai 21 milioni di euro.

Fra i tanti musei inaugurati di recente perché è importante che Roma ne abbia uno dedicato alla Shoah? E non si era parlato di un progetto simile anche a Ferrara?
Roma è l’unica capitale europea che è stata coinvolta nelle vicende dell’Olocausto e non ha ancora una struttura simile. Per esempio, il Museo Ebraico di Libeskind e il Memoriale della Shoah di Eisenman a Berlino sono stati inaugurati più di dieci anni fa. Strutture come queste ci permettono di conservare la memoria, meditare sugli avvenimenti storici e riflettere sul ruolo dell’uomo nella società. Il museo progettato a Ferrara è dedicato invece alla storia degli ebrei in Italia, non ha la specificità anche simbolica che assumerà l’edificio di Roma, che ospiterà anche un archivio e un centro studi.

Quali saranno le caratteristiche del nuovo edificio?
Io e Giorgio Tamburini abbiamo pensato a una struttura innovativa, basata su un enorme “scatola nera” che reca i nomi delle vittime e che sembrerà sospesa sulle teste dei visitatori. All’interno si snoderà, lungo delle rampe, un percorso che spiega le varie fasi della persecuzione e dello sterminio degli ebrei. All’aperto ci sarà spazio per un “percorso dei giusti”, omaggio a quei cittadini che non si piegarono a collaborare con leggi che sentivano liberticide e inumane. Per questo il museo non servirà solo a informare, quanto soprattutto a spiegare ai visitatori che ci sono dei limiti che dobbiamo rifiutarci di oltrepassare se vogliamo mantenere la nostra umanità.

 

Il sito della Fondazione Museo della Shoah: http://www.museodellashoah.it/

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