Cultura

“Molto c’è da dire e che non si può dire”. La storia dei servizi segreti italiani raccontata da Antonella Vilasi

“Quando comincia una guerra, la prima vittima è sempre la verità, quando la guerra finisce, le bugie dei vinti sono smascherate, quelle dei vincitori diventano storia!” La frase è di Arrigo Petacco, ed è forse il comune denominatore che accompagna tutto il passato tramandato nei secoli dagli uomini. Non fa certamente eccezione la storia d’Italia, nazione giovane, che tra cronica instabilità politica, terrorismo, criminalità organizzata e stragi apparentemente insensate, presenta un curriculum da fare impallidire.

di MARCO ASSAB

I centocinquanta anni di storia del nostro Paese possono configurarsi come due linee temporali parallele: La prima è quella della storia “ufficiale”, la quale presenta costanti interruzioni, pezzi mancanti, evidenti illogicità… La seconda è quella linea continua e costante della storia vera, realmente accaduta, una timeline che spesso si rende indecifrabile ed inaccessibile. Il compito non facile degli storici è quello di completare e, talvolta anche radicalmente modificare il percorso della prima, inserendo ciò che finora è rimasto nascosto della seconda. Per far questo non sempre risulta utile ricorrere ai protagonisti apparenti delle vicende,  le cui testimonianze spesso rispondono alla logica espressa dalla frase di Arrigo Petacco e, più che far chiarezza, sono soliti giustificare le loro azioni ricorrendo all’arte del revisionismo, se non della menzogna. Ci sono poi testimoni silenti di tutto quanto accaduto, mai considerati come elementi di primo piano, ma rimasti costantemente presenti e spesso concorrenti in prima persona (nel bene e nel male) a delineare la linea della storia vera, ma non ufficiale… In questo quadro si inserisce dunque la necessità di un’analisi attenta della storia e dell’operato dei Servizi Segreti Italiani.
Si è impegnata in questa non facile opera Antonella Colonna Vilasi, presidente del Centro Studi sull’intelligence, autrice di una trilogia di libri (la prima in Europa) inerente a questo tema. Nel suo libro “Storia dei Servizi segreti italiani, dall’unità d’Italia alle sfide del XXI secolo”, la scrittrice ripercorre in modo dettagliato la storia iniziando da una prima breve analisi sulle forme di intelligence negli stati preunitari. Seguono poi la prima e la seconda guerra mondiale, ed il terreno fertilissimo degli “anni di piombo”, passando per la “strategia della tensione” ed il tentativo di golpe del 1970. Vengono poi trattati altri temi di stringente importanza quali quello del SuperSISMI, della rivelazione della Gladio, della Loggia massonica eversiva P2. Il tutto è contornato da interessanti contributi resi da ex direttori di intelligence, politici ed esperti internazionali. Di quest’opera abbiamo parlato e chiesto alla stessa scrittrice, Antonella Colonna Vilasi

 

Dottoressa Vilasi, quali sono le ragioni che l’hanno spinta a dedicare la sua vita agli studi sull’intelligence?
Ho iniziato questo percorso molti anni fa, ho alle spalle un percorso di studi sia nelle relazioni internazionali che in economia, per cui ero già molto attenta a tutto ciò che accadeva nel mondo della sicurezza e dell’intelligence. Il percorso quindi è nato da una passione personale e da una attualizzazione della stessa con degli studi giuridici ed internazionalistici.

 

Parliamo adesso del suo libro “Storia dei servizi segreti italiani”, quale metodo analitico ed espositivo ha scelto di seguire per spiegare e raccontare questi 150 anni di storia?
Ho utilizzato un metodo storico-scientifico. I sei capitoli che compongono il testo sono sei capitoli di storia, come dice d’altronde il titolo stesso. Non è questo né un libro reportage né un libro solamente di interviste. Non è un testo che tratteggia i fatti storici in modo politico o ideologizzato. E’ un tentativo di scrivere un percorso difficilissimo, che è poi quello della nostra Repubblica, poiché sono convinta che la storia dei Servizi segreti italiani sia la storia del nostro Paese.

 

Quando si parla di servizi segreti è inevitabile rivolgere il pensiero agli anni di piombo, ma in particolare a quella “strategia della tensione” da tanti evocata per dare spiegazione alle innumerevoli stragi rimaste ancora senza un chi e un perché. Lei cosa ritiene che ci sia di concreto dietro l’espressione “strategia della tensione” e, riguardo a ciò, quale fu il ruolo dei servizi?
Penso che la “strategia della tensione” sia una strategia di destabilizzazione per stabilizzare. Si tratta di una dicitura creata da un giornalista inglese per definire quel periodo di stragi che ha caratterizzato l’Italia a partire dalla strage di Piazza Fontana nel 1969 fino alle ultime stragi degli anni ’80. Tale strategia fa parte di un progetto che si riferisce ad un tacito accordo tra il Presidente della Repubblica italiana, all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, e la CIA, il cosiddetto piano “Demagnetize”. Si tratta di un piano che prevedeva il frenare, arginare, quelle che erano le derive comuniste nell’Italia, nella Francia e negli altri Paesi europei. I Servizi segreti hanno avuto un ruolo nei fatti di quegli anni e, indubbiamente, sono stati molto presenti. Ad esempio basti pensare al SuperSISMI del faccendiere Francesco Pazienza, il quale era dietro a molte interferenze dei servizi nell’operato civile; oppure il cosiddetto “Anello” o “Noto Servizio”, una struttura alle dipendenze del Partito al potere in quegli anni, la Democrazia Cristiana, che si suppone sia stato fondato nel 1944 dal Generale Mario Roatta. L’Anello fu tra i fautori di vari episodi, in particolare la vicenda Kappler e il caso Cirillo, ed era un servizio parallelo di cui ancora si sa poco ma entrambi i casi sono emblematici di come il SISMI utilizzasse L’Anello per le operazioni che avrebbero potuto esporre a ricatti gli apparati ufficiali dello Stato. Quindi, per quasi cinquant’anni, L’Anello sarebbe intervenuto nei meandri della vita politica, finanziaria ed economica italiana. Le indagini hanno rivelato che tra il 1977 ed il 1981 “L’Anello”, diretto da Adalberto Titta, ha partecipato ad almeno tre operazioni di intelligence tra cui la vicenda Moro e Cirillo e Titta era il capo di un autonomo apparato di intelligence che operava in modo coordinato con il SISMI.

 

Stando così le cose apparirebbe errata l’espressione “Servizi segreti deviati” perché questi, in realtà, altro non sarebbero che degli apparati costituiti con consapevolezza dagli stessi Servizi segreti…
Non esiste un Servizio segreto “deviato”, perché esso è al servizio della Nazione e risponde al decisore finale che è il Presidente del Consiglio. Quindi anche il “Noto Servizio” o “Anello”, è un servizio che era al servizio del governo e dell’apparato politico.

 

Quanto c’è ancora di non detto nella storia dei servizi segreti italiani e quali sono ancora i nodi da sciogliere?
Come nella storia di tutti i servizi segreti del mondo, dalla CIA al Mossad, molto c’è da dire e che non si può dire… Perché c’è sempre un alone o un ambito di segretezza che non può essere penetrato o indagato, quindi i nodi sono ancora molti. In tanti hanno giocato la loro partita in una scacchiera nazionale, quella italiana, in cui si svolgevano molte partite. L’Italia nel periodo della guerra fredda era un ponte, una sorta di transatlantico nel mediterraneo, tra il mondo comunista e quello capitalista.

 

In un mondo globalizzato, con una quasi totale interconnessione commerciale, comunicativa ed informativa, quale dovrebbe essere il ruolo dei servizi segreti?
Il ruolo dei Servizi segreti è quello della tutela dell’interessa nazionale, dei cittadini, del territorio, delle opere d’ingegno, dell’economia del Paese in tutte le sue forme. Il ruolo dell’intelligence internazionale è quello di prevenire le minacce ormai diversificate e asimmetriche in un mondo globalizzato in cui il nemico delle moderne democrazie è spesso invisibile, celato.

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