Campidoglio

Mafia Capitale: si autosospendono dal Pd Ozzimo, Coratti e Patanè. Campana: “Contro di me linciaggio mediatico, tutelerò la mia onorabilità”

L’inchiesta su Mafia capitale colpisce duramente il Partito Democratico. A pochi giorni dai primi arresti, si sono autosospesi dal partito Ozzimo, assessore alla Casa in Campidoglio, Coratti, presidente dell’assemblea capitolina e Eugenio Patanè consigliere regionale e presidente della Commissione Cultura. Tutti risultano, a vario titolo, coinvolti nelle indagini.
La scelta dei tre esponenti democrat è stata annunciato su Twitter dal commissario del Pd romano Matteo Orfini: “Li ringrazio – ha aggiunto Orfini – e gli auguro di riuscire a dimostrare la propria estraneità a questa storia”.

Dalle carte dell’indagine sembrerebbero emergere pressioni su alcuni deputati del Pd, tra cui Micaela Campana e Umberto Marroni – per ottenere un’interrogazione parlamentare sull’appalto su un centro rifugiati bloccato da un giudice del Tar del Lazio. La gara era stata vinta da una coop della holding di Mafia Capitale. E’ la storia raccontata nell’informativa del Ros depositata agli atti dell’inchiesta di Roma. Nonostante le pressioni, però, l’interrogazione non fu mai presentata.

Si difende prontamente dalle accuse Micaela Campana: “In questi giorni ho visto ripetutamente il mio nome sbattuto in prima pagina associato alla vicenda di Mafia Capitale. Il tutto per un saluto che io uso abitualmente, come è facilmente riscontrabile, e per una conversazione priva di fondamento tra due personaggi – dichiara la Campana in una nota -. All’epoca di questa intercettazione, tra l’altro, ero già stata eletta alla Camera dei Deputati dove sono entrata con le c.d. liste bloccate, attraverso le parlamentarie del dicembre 2012, e senza il contributo illecito di nessuno, se non attraverso il gradimento dei cittadini che hanno avuto fiducia in me, nel mio lavoro e nella mia storia. L’sms in questione, se letto nella sua interezza, e non nel solo stralcio maliziosamente riportato dai media, dimostra che non avrei mai presentato l’interrogazione richiesta dal Buzzi. Ho ritenuto che non fosse corretto occuparmi di simile questione, anche perchè sarei entrata in contrasto con una decisione della giustizia amministrativa, circostanza facilmente verificabile presso la banca dati del sito internet della Camera dei Deputati, dove non c’è nessun atto ispettivo a mia firma sulla vicenda, senza per questo trascurare che rientra nel mio diritto e dovere di parlamentare presentare interrogazioni su qualunque tema io ritenga opportuno”.
La nota prosegue: “Ho conosciuto Salvatore Buzzi come presidente di una delle più grandi cooperative di Roma e come dirigente della Legacoop e per me, fino a martedì scorso, era solo questo. Come l’Italia intera, anche io, pochi giorni fa, ho appreso con sconcerto delle indagini a carico dello stesso e dei suoi rapporti con Carminati. E’ utile ricordare come la Cooperativa 29 giugno nacque nel 1985 e fosse una realtà radicata su Roma, con un bilancio significativo, molto tempo prima l’inizio della mia attività politica, intrapresa nel territorio della Tiburtina, ove arrivai a 19 anni, come tanti ragazzi che dal sud si iscrivono a La Sapienza. All’epoca Buzzi era già attivo nel sociale e frequentava le iniziative del centrosinista romano, dove poi ho avuto modo di conoscerlo. Ritengo doveroso ricordare che ho iniziato la mia esperienza politica come iscritta in un circolo del PDS in Tiburtina, affiggendo manifesti e servendo ai tavoli alla Festa de L’Unità. Ho iniziato giovanissima, a vent’anni, conoscevo poco Roma e non è stata affatto una carriera fulminea, come ho sentito dire in questi giorni con toni maliziosi.

Alla luce delle tematiche sociali delle quali mi occupo da circa 20 anni – prosegue Micaela Campana nella nota – non avrei avuto alcun motivo per ritenere sconveniente la conoscenza del Buzzi, il primo laureato del carcere di Rebibbia, il quale, attraverso la cooperativa che dirigeva, dava la possibilità di riscatto a centinaia di persone che nel passato avevano avuto problemi.
Per questo, e solo per questo, ho incontrato e parlato molte volte con lui, così come ho parlato con altre centinaia di persone, spesso salutandole mediante un modo di dire, un “bacio grande capo”, circostanza agevolmente riscontrabile, sentendo le persone che frequentemente interloquiscono con me, non solo per ragioni istituzionali.
Non posso nascondere un certo imbarazzo ed indicibile rabbia per quanto sta accadendo nei confronti della mia persona, tirata in ballo con violenza verbale in una vicenda nella quale solo qualche giorno fa non avrei mai pensato di dover scrivere o parlare.
Per tale ragione ho già dato mandato ai miei legali affinchè venga tutelata in ogni sede giudiziaria la mia onorabilità.
Oggi il mio pensiero va alle oltre 1000 persone – e relative famiglie – che lavorano nelle cooperative legate alla “29 giugno”, della cui sorte è necessario preoccuparsi, affinchè questa triste vicenda non cancelli loro la possibilità di riscatto nella società.
Ritenevo doveroso pubblicare questo intervento, al fine di porre fine al linciaggio mediatico al quale sono ormai esposta da qualche giorno, certa che – al più presto – emergerà la totale infondatezza delle vicende riguardanti la mia persona riportate dagli organi di stampa”.

 

Sulla questione dell’interrogazione parlamentare si difende anche l’on. Umberto Marroni: “Non presi in nessuna considerazione, non firmandola, l’ipotesi di un’interrogazione sul centro di accoglienza di Castel Nuovo di Porto considerandola totalmente inopportuna, in quanto si trattava di un atto amministrativo del Ministero dell’Interno – dichiara Marroni in una nota -. Spero che sia sufficiente questa smentita ad evitare ulteriori ricostruzioni fantasiose o in alcuni casi diffamatorie, e per le quali ho dato mandato ai miei legali di sporgere querela, che sono state riportate in questi giorni dalla stampa nei miei riguardi sulla base solo di vecchie fotografie e dichiarazioni basate palesemente su millantato credito”.

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