Cultura

LO SPORT E’ DONNA!

Parlare di sport è diventato oramai una sorta di stereotipo. Tutti ne tessono le lodi, tutti dicono che lo sport fa bene, che lo sport è un bene supremo ma poi all’atto pratico viene relegato a mero esercizio ludico senza valore culturale.

I politici, gli amministratori per accattivarsi le simpatie della cittadinanza, soprattutto in campagna elettorale, ne affermano la funzione vitale nella società.

Ma sono quasi sempre parole, promesse non seguite dai fatti.

Chi vive di sport sa bene che le istituzioni pubbliche, quando trattano di attività sportiva, pensano che sia un sub-strato culturale da relegare tra le varie ed eventuali degli assessorati alla cultura.

Lo sport spesso viene “governato” da “intellettuali ” che per loro forma mentis aborrono lo sport, trovandolo quasi nocivo per la società moderna.

Frasi come “lo sport oppio dei popoli”, ed “11 scemi in mutande“ sono oramai letteratura. Troppo spesso viviamo una sorte di dicotomia sport/corpo cultura/mente che vede gli atleti come degli analfabeti viziati ed i cosiddetti  “eruditi” persone che evitano accuratamente la pratica aerobica.

Luoghi comuni che devono essere sfatati.

Un altro luogo comune duro a morire è che le donne che fanno sport non hanno tempo e voglia di “governare” lo sport.

Ben venga pertanto la nomina di Josefa Idem, donna e sportiva, alla carica di Ministro dello Sport e delle Pari Opportunità, che al suo esordio al Consiglio Nazionale del CONI ha dichiarato che “la parola sport dovrebbe essere scritta con la “S” maiuscola, perché è qualità, stile di vita e parametro della civiltà dei popoli”

Ebbene si’, dall’importanza attribuita allo sport nell’educazione dei propri cittadini si puo’ misurare la civiltà di un popolo!

Vediamo alcuni aspetti generali:

In Italia, su una popolazione di circa 58 milioni di persone, il 22,8% dichiara di svolgere sport in maniera regolare ed il 10,2% in maniera non regolare (meno di una volta a settimana). Questo significa che più di un terzo della popolazione pratica attività sportiva (più di 19 milioni di persone).

Questo dato basterebbe per rivendicare il ruolo fondamentale dello sport.

Lo sport è agonismo, competizione e noi siamo fieri delle vittorie italiane, e ancora di piu’ del fatto che ultimamente le maggiori soddisfazioni ci provengono dallo sport femminile, molto raramente contaminato dalla piaga del doping.

In generale occorre sottolineare, che il mondo dello sport è una cultura da condividere e seguire, uno degli ultimi veicoli di valori positivi per i giovani ed i meno giovani, e puo’ essere uno strumento in molti settori della vita, sia dei singoli che di una comunità. Per questo è indispensabile che la pratica sportiva trovi finalmente il proprio ruolo nel piano educativo del nostro Paese.

 I vantaggi che lo sport porta al sistema formativo ed al sistema sanitario sono sotto gli occhi di tutti.

Le pari opportunità, l’integrazione razziale, il patto generazionale, possono essere facilmente divulgati dalle associazioni sportive che vivono quotidianamente la logica del ”gruppo” ma al tempo stesso il rispetto dei ruoli, princìpi irrinunciabili per una Società civile e democratica.

In questo contesto il Governo, e le amministrazioni locali, hanno il compito inderogabile di individuare il ruolo dello sport nella società civile e nella scuola. L’ attività fisica nelle scuole, veicolo assoluto di mantenimento della funzione sociale dello sport deve essere supportata da un nuovo quadro normativo, con leggi certe, facili e comprensibili.

In tema di salute, e pertanto di risparmio sulle spese sanitarie attraverso il diffondersi della pratica sportiva, non bisogna sottovalutare il ruolo fondamentale dello Sport nella prevenzione della salute. Le persone sedentarie in Italia sono il 38,3%, della popolazione. Osservando i dati disaggregati per fasce d’età, vi è una grande partecipazione giovanile alle attività sportive:

dai 6 ai 10 anni i praticanti sportivi sono il 56,6%

dagli 11 ai 14 il 57,5%,

ma il dato che ci deve far riflettere e’ che dopo la pubertà vi è un calo evidente:

Dai 15 ai 17    l 47,4%,

dai 17 ai 40     il 37%.

Per quanto riguarda invece i dati disaggregati per sesso, le donne risultano meno praticanti, anche se la percentuale di donne che fa sport, anche in maniera discontinua, sta aumentando vistosamente. Ovviamente il dato deve essere associato con la poca disponibilità di tempo libero da parte della popolazione femminile italiana che si occupa della famiglia della casa e del proprio lavoro.

Occorre pertanto poter garantire a tutti la possibilità di fare attività fisica.

Se da un lato il Ministero della Salute ha tra i propri obiettivi, la promozione di attività fisica, e a questo scopo sono stati firmati protocolli di intesa con il Ministero per le Politiche giovanili e le attività sportive, e altri partners, dall’altro invece poi non legittima alcun riconoscimento alla cura aerobica della salute, se non in minima parte

Gli obiettivi generali del Ministero della Salute, di salvaguardia della salute e finalizzati a favorire stili di vita sani, e migliorare i contesti socio economici e ambientali, non sono pero’ supportati da adeguati investimenti nel settore dello sport.

Banalmente il progetto rivolto alla tutela e conservazione della salute, da ottenersi attraverso comportamenti corretti e alla “prevenzione” di numerose malattie non è stato realizzato per meri motivi economici.

Purtroppo in Italia troppo spesso si confonde il concetto di spesa con quello di investimento. I nostri amministratori hanno paura di investire capitali nello sport, ma poi non si preoccupano di quanto occorre spendere per la cura delle malattie derivanti dalla sedentarietà e quant’altro.

La stessa Ministra Idem ha proseguito il suo intervento al CONI sottolineando le priorità che dovranno essere rispettate nella programmazione della sua attivita’, tra le quali la principale “e’ che i nostri figli abbiamo diritto di fare attivita’ motoria e di poterla fare in luoghi sicuri. L’attivita’ motoria non deve essere un colpo di fortuna o un lusso. Dobbiamo garantire ai nostri bambini una vera cultura sportiva e per farlo dobbiamo partire dalle scuole primarie” 

Il ruolo dello Sport infatti diventa ancor piu’ fondamentale nei quartieri di periferia o cosidetti “difficili”, dove è maggiormente diffusa la presenza di popolazioni straniere e dove la pratica di una disciplina sportiva puo’ favorire l’integrazione e prevenire fenomeni quali il bullismo e altri disagi giovanili, oltre a creare occasioni di aggregazione che coinvolgano tutte le generazioni.

L’obiettivo di questa nuova amministrazione dovrà essere pertanto fornire a tutti, e non solo a pochi fortunati non colpiti dalla crisi generale, la possibilità di praticare attività Sportiva.

E in attesa delle nuove nomine, che avverrano in questi giorni, al Campidoglio e nei nuovi Municipi, permettetemi di esprimere due desideri:

il primo è che sia concesso in maniera sempre piu’ consistente, un adeguato spazio alle donne nelle stanze dei bottoni dello sport, poiché ne abbiamo moltissime che da decenni vivono lo sport con dedizione e con indubbia capacità professionale, anche dietro i riflettori.

Il secondo è che il prossimo Assessore allo Sport, o chi avrà deleghe allo Sport, uomo o donna che sia, possa essere una figura che provenga dallo sport, che SAPPIA, di sport, e che di conseguenza possa essere di vero supporto al mondo sportivo.

 di Giulia Candelori  – Vicepresidente  Centro Comunale Libertas di Roma – 18.06.2013

By