Cultura

Libertá di stampa. Italia paese parzialmente libero.

Per il quarto anno consecutivo il nostro Paese, la nostra bella Italia, parlando di libertà di stampa, è stata DECLASSATA da paese LIBERO a PARZIALMENTE LIBERO. Una delle più scottanti anomalie presenti nel nostro Paese. Su un punteggio che va da 0 a 100, nell’annuale classifica sulla libertà di stampa stilata dall’organizzazione internazionale Freedom House, l’Italia ottiene solo 33 punti.

di Gianluca Santilli

Secondo il rapporto ”Freedom of the Press 2013″ pubblicato da Freedom House (una organizzazione non-profit fondata negli Stati Uniti nel 1941, per la difesa della democrazia e la libertà nel mondo), l’Italia non è un Paese completamente libero per i giornalisti. Il nostro Paese è stato infatti considerato “partly free” perché “Il punteggio in Italia è rimasto a 33, con uno stato di parzialmente liberi, nonostante un calo dell’influenza politica sui contenuti dei media dopo la decadenza di Silvio Berlusconi dalla premiership alla fine del 2011″. Nel 2009 il declassamento era avvenuto a causa ”di limitazioni imposte dalla legislazione, per l’aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti da parte del crimine organizzato e di gruppi dell’estrema destra, e a causa di una preoccupante concentrazione della proprietà dei media”.
Insomma Freedom House (che tristezza pensare che la traduzione sia Casa delle Libertà) ci classifica come meno liberi del Ghana e della Namibia, pari all’Algeria e al di sotto di Spagna, Francia, Inghilterra, Germania, Belgio, Austria e Svizzera. Il nostro è l’unico Paese europeo a essere retrocesso nel 2009 dalla categoria dei Paesi con stampa libera a quella dei Paesi dove la libertà di stampa è parziale, insieme con Israele, Taiwan e Hong Kong.
Jennifer Windsor, direttore esecutivo di Freedom House, ha dichiarato: “La vulnerabilità della stampa potrebbe avere enormi implicazioni sulla democrazia, se i giornalisti non saranno capaci di mantenere il loro ruolo di cani da guardia”.
Tutto il mondo inizia a riconoscere la condizione anomala in cui opera la nostra informazione e non è una condizione da prendere sotto gamba.
Però di tutto ciò non se ne parla.
I media italiani ignorano il rapporto.
Chissà perché.

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