Politica

“L’Europa è una grande opportunità. Sconfiggiamo l’antipolitica con il voto”. Parla Alfredo Antoniozzi, candidato NCD al Parlamento Europeo

Il 25 maggio si vota per il rinnovo del Parlamento Europeo, i sondaggi ci dicono che esiste un rischio astensionismo fortissimo legato all’antipolitica, ci spiega perché è importante andare a votare ?

In questo momento storico, i partiti che fanno dell’antipolitica il loro cavallo di battaglia trovano terreno fertile per alimentare la loro politica demagogica: approfittando della grave crisi economica e sociale che stiamo attraversando, “scaricano” sulle istituzioni europee e non solo, la responsabilità di ogni disagio e di ogni problema. Così si corre il rischio di aumentare la frattura tra istituzioni e cittadini. L’antipolitica si batte con la buona politica, con il lavoro serio e con una migliore comunicazione delle cose buone realizzate: l’Europa è una grande opportunità e noi dobbiamo farlo comprendere a tutti i cittadini.

Eppure in questo momento i sondaggi sembrano premiare i partiti maggiormente anti-europeisti…

Quei partiti puntano soltanto a realizzare un buon risultato elettorale con slogan che facciano presa facilmente sulle masse, ma che non portano a nulla di costruttivo per le future generazioni.

Sinceramente però l’Europa non sembra aver fatto breccia nel cuore degli italiani…

Vede, questa è sicuramente una responsabilità delle istituzioni sia italiane che comunitarie, le quali evidentemente finora non hanno saputo comunicare abbastanza il loro operato ai cittadini. Basti pensare che il 75% delle leggi che vengono approvate dal nostro Parlamento sono di recepimento ed attuazione di direttive europee: tale dato è significativo di quanto in realtà le istituzioni europee già influiscano sulla vita di ciascuno di noi.

Qual è secondo Lei ad oggi il grande risultato raggiunto dall’Europa?

Senza alcun dubbio pace, democrazia e progresso: se da più di mezzo secolo non abbiamo guerre sul vecchio continente, lo dobbiamo all’integrazione europea. Non dimentichi che proprio ai confini dell’Europa, in questo momento ci sono persone che sono disposte a morire per farne parte.

Cosa non le piace e cosa andrebbe modificato nel corso della prossima legislatura europea?

In primo luogo, ed è una questione molto sentita nel nostro Paese per ovvie ragioni geografiche e sociali, si deve avere il coraggio di impostare a livello europeo delle nuove politiche legate all’immigrazione ed alla sicurezza: non a caso, come NCD abbiamo richiesto lo spostamento dell’agenzia Frontex in Italia. Penso poi che tutta una serie di questioni andrebbero riviste: mi riferisco al patto di stabilità, i cui parametri in un momento di crisi come questo sono assolutamente stringenti e non permettono la messa in campo di politiche espansive necessarie per far ripartire il lavoro non solo nel nostro Paese ma in tutta Europa; e naturalmente al Fiscal Compact, che rischia di condizionare pesantemente tutte le nostre politiche economiche future. In questo particolare momento storico vi è la necessità di coniugare rigore e sviluppo.

Ecco, proprio la mancanza di rigore è uno di quegli aspetti che ci rimprovera maggiormente l’Europa…

Noi siamo un grande Paese, e come tale dobbiamo comportarci. Però, per avere la forza e la credibilità di chiedere all’Europa i cambiamenti che riteniamo necessari, abbiamo l’obbligo di attuare tutte quelle riforme che ci consentano di diventare dei partners credibili: il risanamento dei conti pubblici, lo snellimento delle procedure, l’abbattimento della burocrazia sono  riforme necessarie in primo luogo per il nostro Paese, ma che avrebbero riflessi positivi inevitabili su tutti i nostri alleati europei.

Eppure l’Europa, nei momenti più sentiti dai nostri cittadini, non ha dato esempio di grande solidarietà, mi riferisco alla vicenda dei marò…

L’Unione Europea, pur avendo un responsabile della politica estera, a volte stenta ad esprimersi con una voce comune, e ciò rappresenta sicuramente una debolezza: tuttavia le posso garantire che personalmente nella prossima legislatura terrò accesa in tutti i modi possibili l’attenzione europea sulla vicenda dei nostri ragazzi. Dobbiamo riuscire a coinvolgere quanti più alleati possibili per riportarli a casa.

A proposito di affari di casa nostra, concludiamo parlando di NCD. Voi in Europa naturalmente aderite al PPE. Dato però il suo personale passato e il consenso riscosso, forse più che per altri, il suo passaggio da FI a NCD, è stato una scommessa, un salto nel buio…

Quando si è posto il problema, non ho avuto dubbi. FI è diventato qualcosa di diverso, non è più quel partito mosso da una grande spinta liberale e riformatrice: ha preso una deriva che non condivido. La mia storia personale è fatta di valori diversi, quei valori che da sempre ritrovo nel PPE: io sento con forza la voglia di partecipare e di contribuire ad un grande progetto politico, quello della ricostruzione del centrodestra in Italia. Tale progetto per me è più importante anche di un seggio sicuro che avrei ottenuto in FI, perché questo è il momento di anteporre il bene del Paese a qualsiasi interesse particolare.

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