Politica

Le sabbie mobili di Matteo Renzi

Premessa: Matteo Renzi non è uno stupido, sa quello che fa, dunque è pienamente consapevole delle sabbie mobili nelle quali si sta immergendo. Vi entra di sua volontà perché è pienamente convinto dei suoi mezzi, e crede di poterne uscire trascinando fuori anche il Paese. Nemmeno chi vi scrive è uno sciocco, e per questa volta vuole credere che il segretario del Pd operi in buonissima fede, esente da spregiudicata ambizione personale, ma altresì spinto un sincero desiderio di imprimere un netto cambio di marcia nella guida della Nazione. Costruiamo la nostra riflessione partendo da un assunto metaforico: svariati uomini si affannano per trascinare fuori da una pozza melmosa una bellissima donna chiamata Italia, tutti ci provano ma nessuno ci riesce, arriva un baldo giovane fiorentino e cacciando via tutti in malo modo esclama: “toglietevi razza di BISCHERI incapaci, faccio io”. Bene, tentativo nobilissimo, ma anche stando così le cose Renzi sta sbagliando e sta rischiando non di scottarsi, ma di incenerirsi.

di MARCO ASSAB

E’ una trappola sopraffina quella nella quale sta cadendo. Per tutte le forze politiche di opposizione Renzi rappresenta una gravissima minaccia. Per Berlusconi, perché riesce a calamitare anche fette del suo elettorato; per Grillo, perché si mostra come il nuovo (non appartenente alla “casta”) che opera, fa, agisce, e non sbraita soltanto. Renzi piaceva tanto all’elettorato non pregiudizialmente schierato perché era l’uomo del fare ma, soprattutto, non era un uomo “di palazzo”, uno di quelli che fa gli “inciuci” (termine orribile che purtroppo va tanto di moda tra l’italiano medio), un politico di grande coerenza che sapeva coniugare idea e azione.

Purtroppo però Matteo Renzi ha agito esattamente nel modo che non ci saremo mai aspettati: una bella manovra da Prima Repubblica democristiana. Sarebbe stato molto più saggio continuare a coordinare l’azione di governo dall’esterno, spingendo per portare a compimento la legge elettorale e poi andare subito al voto. In uno scenario simile il segretario del Pd avrebbe potuto dire “sono riuscito a fare in pochissimo tempo quello che questi imbecilli non sono riusciti a fare in 5-6 anni: una nuova legge elettorale. Cosa potrei dunque compiere se andassi al governo?” E al governo, viene proprio da pensare, ci sarebbe andato dritto filato con una solida legittimazione popolare.

Ma al di là di queste osservazioni resta un dato fondamentale: il Pd non ha una maggioranza per governare. Il rischio è dunque che oltre al danno d’immagine si aggiunga anche la beffa, ossia non riuscire a combinare un bel niente e sentirsi poi urlare dietro “sei esattamente come tutti gli altri”. A quel punto si schiuderebbero le porte del paradiso per il Movimento Cinque Stelle il quale avrebbe finalmente dei buoni pretesti per mettere k.o. l’avversario più pericoloso e vincere le prossime elezioni.

Meritano un riflessione anche le migliaia di iscritti al Pd che di fronte a questi repentini colpi di coda restano attoniti, avendo più volte ed in mille forme espresso contrarietà alle larghe intese ma, soprattutto, contrarietà a questo modo di far politica. Viene da pensare che questi militanti sfigati siano preziosissimi quando sacrificano i loro fine settimane nel presidio di sedi e gazebo per primarie e primariette, quando battono cassa (2 euro grazie!) e se ne sentono dire di tutti i colori, oppure quando devono riempire le piazze per qualche comizio. Quando invece costoro accendono i cervelli e dicono “scusate, desidereremo che la linea politica del NOSTRO Partito fosse leggermente diversa…” si rendono responsabili di un atto che non gli compete: pensare. Per carità, il Pd rimane il Partito più democratico d’Italia, e lo si può affermare senza il minimo dubbio, ma la vera democrazia non è quella che si esaurisce dentro un’urna elettorale, così come non vuol dire solamente consentire a qualcuno di esprimere la propria opinione, piuttosto è democrazia quella dove il rappresentante rimane sempre in contatto con il rappresentato, costantemente attento a recepire i suoi umori e le sue rivendicazioni per tramutarle in opere.

I social network sono una infinita miniera di risorse per tastare gli umori dell’elettorato. Basta dare un’occhiata alla pagina del segretario del Pd per rendersi conto che questo passo non piace proprio a nessuno. La politica, purtroppo, non riesce più ad uscire dalla propria autoreferenzialità: è con il popolo che bisogna SEMPRE fare i conti. Matteo Renzi rischia un vero e proprio suicidio politico, oltre che trascinare con se in un burrone il Partito Democratico. Attenzione: non si creda che questo sia l’auspicio, anzi, il Signor Renzi è pregato vivamente di smentire chi nutre simili preoccupazioni e di concedere sonni tranquilli a chi crede ancora nel Partito Democratico.

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