Politica

Le preferenze, il clientelismo e il malaffare

Mesi fa è stata finalmente approvata al Senato la modifica della legge elettorale per i comuni che prevede la doppia preferenza di genere.  A parte questa buona notizia, che dobbiamo però annoverare nel capitolo “pari opportunità”,  dobbiamo registrare, ancora una volta, che, per quanto riguarda le leggi elettorali, chi ci governa sta per partorire l’ennesima norma indigeribile stilata solo ad usum Delphini indice soltanto di una classe dirigente cieca, incapace di leggere gli avvenimenti e gli umori della società.

In Italia da sempre le leggi elettorali sono state fatte o modificate a secondo dei momenti storici e delle convenienze, ma ora, si sta esagerando.

Sarebbe stato un bene se quella legge avesse abolito il sistema delle preferenze prevedendo, per esempio, una lista bloccata con alternanza di genere.  Invece, non solo non se ne parla assolutamente per gli Enti locali, ma si tenta di portarlo anche in Parlamento.

Riproporre lo strumento delle preferenze spacciandolo per quello che riesce a garantire il recupero del rapporto diretto fra elettore ed eletto, è l’ennesima menzogna balbettata da politici che mentono sapendo di mentire.  Si, perché chiunque mastichi appena un po’ di politica sa quanto sia falso questo assunto, figuriamoci quando a pronunciarlo sono dei mestieranti della politica che hanno alle spalle anni di campagne elettorali nei territori.

Purtroppo la bozza di legge elettorale che giace in  Commissione Affari Costituzionali del Senato  prevede, fra le altre cose, che i 2/3 dei parlamentari saranno eletti mediante le preferenze.

Le preferenze, proprio quelle che in questi giorni stanno dimostrando di essere la fonte principale di un modo di fare politica vecchio e stantio, uno strumento della corruzione dilagante, del malaffare, l’esempio di come NON si deve fare politica.

E, soprattutto, le preferenze sono lo strumento più  nocivo per i partiti.

Gli effetti  sono tanto più evidenti negli Enti locali dove, dai Municipi, ai Comuni e alle Regioni,  una classe politica fatta per una buona parte di mediocri, pascola da anni, rendendo quei luoghi la patria del clientelismo e del discredito della politica, riuscendo anche nella disastrosa opera di delegittimazione dei partiti.

Questi infatti, a causa di questo abusato sistema, non sono divenuti altro che la somma di comitati elettorali dei candidati che non solo infestano gli Enti locali ma cercano in ogni modo di condizionare il partito nelle scelte facendo pesare il portato delle loro preferenze che chiamano i “loro voti”.

E nel Partito cercano di infilare i loro rappresentanti , apparentemente con il nobile compito di difendere le “sensibilità” di ciascuno,  ma con il nemmeno tanto  celato mandato di difendere le rendite di posizione garantite dal numero di preferenze.

I casi di Fiorito, Maruccio, Zambetti ed altri nelle Regioni e Piccolo al Comune, gli episodi di “parentopoli” sono emblematici di come funziona il meccanismo e, soprattutto, di quante risorse ha bisogno per poter funzionare bene.  E se nel caso del Comune o nei Municipi può essere il clientelismo a farla da padrone, alla Camera o al Senato potrebbero essere poteri più forti. E mi riferisco alle mafie. Perchè questo sistema le mafie lo conoscono bene. E lo usano.

E dopo aver rovinato gli Enti locali con questa evidente stortura,  qualche genio  vorrebbe portare questo sistema anche in Parlamento con la scusa di rafforzare il rapporto fra eletto ed elettore.

Credetemi, sarebbe il colpo di grazia.

Le preferenze non funzionano, sono il peggior sistema per risanare una politica sgangherata come la nostra. Non solo non vanno bene per il Parlamento ma dovrebbero essere abolite anche negli Enti locali. Scelgano i Partiti attraverso il meccanismo delle Primarie a tutti i livelli.

Diversamente consegneremo il Paese alle mafie e continueremo nell’opera di devastazione degli Enti locali.

Ah, dimenticavo: sapete in quale altro Paese europeo si usano le preferenze?

In Grecia.

di Gianluca Santilli

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