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La lezione che viene dal Brasile: copa pra quem? (i mondiali per chi)

coppa del mondo 2014

 

Una grande lezione di coscienza popolare ci arriva in questi giorni dal Brasile, e da sportiva e aspirante manager dello sport, qualche riflessione mi sembra doverosa.

 

Il Brasile, gigante dai mille volti, dalla ricchezza delle grandi città, all’estrema poverta’ delle favelas.

Dalla frenesia della samba, allo spettacolo dei campioni brasiliani Pele’, Zico, Ronaldo,  Neymar:

Perché si sa, la samba e il pallone i Brasiliani ce l’hanno nel sangue!

“…Duas tantum res anxius optat” (due sole cose il popolo ansiosamente desidera)

Panem et circenses:  già nell’antica Roma, racconta Giovenale, gli imperatori usavano organizzare eventi spettacolari per  ottenere il consenso popolare e come strumento del potere per far cessare i malumori delle masse. E ancora di piu’ per distogliere l’attenzione del popolo dalla vita politica in modo da lasciarla in mano all’elìte.

Ma i brasiliani non si sono fatti accecare.

Le spese faraoniche che il paese dovrà sostenere per organizzare i prossimi Mondiali e le Olimpiadi del 2016, proprio non vanno giu’ al popolo brasiliano, e in tutto il paese sono scesi spontaneamente e simultaneamente  nelle strade a protestare.

Oltre alla natura non ideologica e alla pressochè insignificante origine delle manifestazioni e dei disordini, ( l’aumento del costo del trasporto pubblico, pochi spiccioli a dire il vero, come se da noi aumentasse da 1,50 euro a 1,75, ma un vero affronto alle categorie piu’ bisognose), quello che colpisce è proprio la natura spontanea delle manifestazioni, senza che ci siano a capo partiti o sindacati o altre organizzazioni di massa.

“Copa pra quem?” I Mondiali, per chi? urlano i manifestanti-

”evidentemente non per noi”, è la retorica risposta.

Eppure, il Mondiale e le Olimpiadi dovevano essere un volano per la crescita, per il Brasile, l’occasione per consolidare la propria posizione tra i paesi piu’ affermati dell’economia globale.

La presidente Dilma Rouseff aveva evidentemente pensato di usare lo sport come grande operazione di propaganda interna per le prossime elezioni. Il calcio come “oppio dei popoli”, ritenendo, evidentemente a torto, che il suo popolo avesse in mente solo quello. Niente di piu’ sbagliato.

Come si puo’ essere a favore della costruzione di uno stadio, che costa quanto tre ospedali?

Dovevano essere costruite strade, infrastrutture, case popolari, e invece buona parte dei fondi sono già stati spesi per l’ammodernamento degli stadi; alcune fasce di popolazione sono state fatte sgombrare dalle loro residenze per costruire nuovi impianti, e di tutta questa ricchezza niente andrà in tasca alla popolazione.

Non ne trarranno beneficio nemmeno le aziende locali, poiché saranno le grandi multinazionali a farla da padrone.

Inevitabile pertanto che anche alcuni sportivi si siano dichiarati solidali con i manifestanti; come ad esempio il campione Neymar che ha postato su Istagram una dichiarazione a favore delle contestazioni: “e allora alziamo la bandiera a favore delle manifestazioni che si stanno svolgendo in tutto il Brasile”, ha scritto, sottolineando anche che non è giusto che sia necessario scendere in piazza per ottenere migliori condizioni per il trasporto, la salute, la sicurezza e l’educazione.

Hanno ragione pertanto i brasiliani ad opporsi a questo faraonico sperpero, che sicuramente andrà ben oltre quanto è stato messo in preventivo.

Noi ne siamo ben coscienti, visto che stiamo ancora pagando i conti delle “notti magiche” del 1990, naufragate contro la Germania.

Nella previsione di bilancio di Palazzo Chigi del 2011, c’erano ancora le spese per i mondiali di 21 anni prima, e dai preventivi ai consuntivi l’incremento fu di circa l’84%.

Senza contare che alcune opere non furono nemmeno terminate, altre abbattute e ricostruite subito dopo, come lo stadio Delle Alpi di Torino  e altre ancora a malapena utilizzate, come  la stazione ferroviaria romana di Farneto, aperta solo quattro giorni nonostante i 15 miliardi di lire spesi. Soldi (nostri) buttati al vento.

E per quanto si possa condividere o meno l’operato del governo Monti, bisogna ammettere che mai piu’ illuminata fu la scelta di opporsi a Roma 2020.

Dopo qualche giorno di sofferte riunioni e consultazioni, “l’uomo del Monti” disse no: “ Il Governo non si sente di assumere l’impegno della garanzia. Non è una bocciatura del progetto. Solo abbiamo ritenuto di dover essere molto responsabili in questo momento della vita italiana. E non vogliamo che chi governerà l’Italia nei prossimi anni si trovi in una situazione di difficoltà” (cit. Sole 24 ore)

 

Una scelta responsabile, che tenne sicuramente conto delle precedenti esperienze, e lascio’ a bocca asciutta molti lupi già pronti al lauto pasto (o chi magari voleva farne oggetto per la campagna elettorale ormai prossima…)

Sicuramente qui da noi, nessuno avrebbe avuto la lungimiranza dei brasiliani, nessuno sarebbe sceso in piazza, e forse oggi il nostro problema andrebbe ben oltre l’aumento dell’Iva al 21%

Quello che emerge pertanto analizzando le notizie che arrivano dal Brasile è molto chiaro: se nella società moderna lo sport è “oppio dei popoli”, evidentemente non puo’ essere oppio per anestetizzarne le coscienze!

I ragazzi brasiliani sicuramente adorano Neymar e gli altri campioni, ma si rendono conto che hanno bisogno di un futuro certo. La gente chiede che tutto questo si trasformi in un vero benessere per tutti, e che non sia soltanto un’ostentazione del potere di pochi.

Morale: La passione per lo sport va bene, ma prima vengono i bisogni sociali del popolo.

Occorre pertanto che si ritorni a guardare allo sport nel suo aspetto sociale e agonistico a beneficio di tutti, e si smetta invece di considerarlo meramente, cinicamente e “incoscientemente” come business a beneficio di pochi soliti noti.

 

di GIULIA CANDELORI

 

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