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La fasciomafia dei piddini

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“Mafia Capitale: la prima fasciomafia composta da piddini”. Una battuta che circola su Twitter riassume magistralmente il paradosso del tentativo di difesa  dello status quo da parte del sindaco di Roma Ignazio Marino e dei due commissari del Pd Matteo Orfini (commissario della federazione romana)e Stefano Esposito (commissario di Ostia), dopo la nuova ondata di arresti per “Mafia capitale” che sta facendo tremare il Campidoglio. Unica voce fuori dal coro, quella dell’ex assessore della giunta Zingaretti alla provincia di Roma Patrizia Prestipino, che in un’intervista a Intellionews.it ha chiesto a gran voce il commissariamento del Comune , avvertendo del rischio di ritrovarsi con una perdita di fiducia da parte degli elettori simile a quella che ha letteralmente travolto la candidata alla Regione Veneto Alessandra Moretti, staccata di quasi 30 punti percentuali dal presidente uscente Luca Zaia. Le parole della Prestipino le sono costate una valanga di critiche sui social network, rendendo evidente  la mancanza di consapevolezza (o la volontà di occultare) del fatto che quelli di ieri sono arresti pesanti per l’amministrazione guidata dal chirurgo “marziano” prestato alla politica, perché dimostrano una penetrazione dell’amministrazione da parte della holding criminale cappeggiata da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, anche durante il mandato di Marino e soprattutto anche dopo gli arresti del dicembre scorso. I tre nomi che potrebbero spazzare via l’immagine di paladino della legalità di Marino sono quelli di Daniele Ozzimo, ex assessore alle Politiche Abitative della Giunta guidata da Marino, Pierpaolo Pedetti, presidente della Commissione Patrimonio dell’Assemblea Capitolina e Andrea Tassone, ex minisindaco del X Municipio (quello di Ostia), dimessosi a marzo denunciando l’impossibilità di riportare la legalità nel municipio da lui amministrato.

Proprio quest’ultimo nome è quello che potrebbe spalancare le porte del commissariamento di Roma Capitale. Dopo le polemiche di Tassone infatti, intorno alla sua figura si era creata una volontà di rilancio di Ostia e dell’amministrazione, fortemente voluta sia da Marino e dal suo Assessore alla Legalità Sabella, sia dai due commissari Esposito e Orfini. Il progetto era di azzerare la precedente giunta del X Municipio e fare affiancare Tassone da una squadra di esponenti storici del PD di altissimo livello, non compromessi con il territorio del litorale. Tra i nomi che circolavano quelli dell’ex ministro Livia Turco e quello di Walter Tocci, “uomo macchina” delle giunte dell’ex sindaco Francesco Rutelli. Tassone doveva quindi diventare una sorta di icona della legalità  i suoi sponsor negavano sdegnatamente e anche aggressivamente ogni suo possibile coinvolgimento con il “Mondo di mezzo”. Solo dopo il rifiuto degli interpellati di partecipare a una giunta guidata da Tassone, Marino e i due commissari hanno gettato la spugna sul loro progetto, affidando il litorale a Sabella.  Eppure sarebbe bastato che  i “Fantastici Quattro” della legalità (Marino, Sabella, Orfini, Esposito) si prendessero la briga di leggere le 70.000 pagine di atti depositati a dicembre 2014 insieme all’ordinanza di custodia cautelare che ha decapitato “Mafia capitale”, per comprendere inequivocabilmente il coinvolgimento nell’inchiesta di Andra Tassone.  In una richiesta di proroga di intercettazioni del 16 aprile 2014, il Pubblico Ministero Giuseppe Cascini scriveva infatti:«anche il rapporto con TASSONE è caratterizzato dal sinallagma corruttivo. avendo il TASSONE chiesto al BUZZI l’assunzione di un parente». Anche il rapporto tra Tassone e il suo sodale Paolo Solvi –anche lui arrestato ieri- che svolgeva il ruolo di interfaccia tra Tassone e Salvatore Buzzi, pur  non ricoprendo nessun ruolo formale all’interno del X Municipio. Come risulta dagli atti giudiziari del dicembre scorso infatti, Solvi è un dipendente di una delle società facenti capo al patron del Porto di Ostia, Mauro Balini, amico di Tassone e additato – in un perfetto cortocircuito logico – da Stefano Esposito come uno dei simboli dell’illegalità di Ostia. Giova ricordare che il Senatore Esposito non è solo il commissario del PD di Ostia, ma un componente della Commissione Antimafia del Parlamento, quindi avrebbe dovuto conoscere bene il contenuto di una vicenda di cui la commissione presieduta da Rosy Bindi, molto attenta agli impresentabili, si è ampiamente occupata. Eppure, nonostante questo imbarazzante scenario, ieri il PD ha continuato a negare l’evidenza, con Matteo Orfini che ha definito quella arrestata ieri “una banda di destra” e l’amministrazione Marino “un baluardo della legalità”, dimenticando completamente i favori concessi alla Cooperativa 29 giugno da questa amministrazione, che sarebbero stati impossibili sena una delibera di giunta difesa a spada tratta da Marino, quella che regolarizzava la posizione della coop guidata da Salvatore Buzzi riguardo all’immobile che aveva in uso dal comune e che il sodale di carminati voleva acquistare a prezzo di favore. (1. Continua

François de Quengo de Tonquédec

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