Cultura

La disabilitazione dell’Università italiana

I giudizi espressi da alcuni commissari per l’abilitazione nazionale, da una parte la pura soggettività dell’operazione, non vi è assolutamente nulla di scientifico, dall’altra sono scritti con linguaggio offensivo, errori di grammatica, attacchi personali e imprecisioni talvolta anche gravi: viene addirittura da pensare che alcuni commissari non si rendessero conto che i giudizi sarebbero stati pubblici.

di ALESSANDRO CAMIZ

Questi valutatori, che erano incaricati di valutare dei candidati, si sono evidentemente scordati di essere pagati dallo Stato per svolgere tale lavoro, e si badi bene, ognuno dei candidati che hanno giudicato contribuisce a pagare il loro stipendio con le tasse. E’ legittimo che una persona pagata da te per valutarti, ti offenda, ti valuti senza oggettività o con superficialità, oppure ancora non ti valuti affatto perché non sei raccomandato da nessuno?

Alcuni dei giudizi espressi ledono gravemente non solo il codice deontologico professionale, ma si configurano come offese personali gravi, e sono spesso scritti con imprecisioni grammaticali imbarazzanti. Un tale così evidente sopruso non può essere accettato, e non sarà accettato, dovrà avere conseguenze molto serie.

Il danno grave che è stato fatto, non è solo alle singole persone il cui giudizio scientifico si è trasformato in un’operetta buffa, ma all’immagine dell’Università italiana all’estero, presentata come un covo di banditi dediti a volgari scorribande verbali piuttosto che una comunità scientifica. Ci domandiamo pertanto se questi commissari erano veramente all’altezza di un incarico che prevedeva di valutare, in alcuni casi, candidati con più pubblicazioni di loro.

Forse qualcuno sporgerà querela per le offese subite, forse altri presenteranno ricorso per l’evidente soggettività di una valutazione che sfugge agli stessi criteri che la commissione aveva stabilito: ma anche se tutti i ricorsi fossero accolti, anche se tutte le querele fossero vinte, anche se l’intera procedura fosse annullata, anche se si dovesse finalmente istituire un sistema di valutazione scientifico serio, nessuno potrà mai ripagare il danno che la comunità scientifica italiana ha ricevuto, essere presentata pubblicamente come una masnada cowboy in guerra tra loro e che, senza il pudore di nascondersi, sono dediti alla conquista di poltrone invece che alla ricerca scientifica.

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