Roma

La città del meglio-che-niente

 

 

Forse a Roma non c’è un edificio altrettanto metaforico del Palazzo della Civiltà Italiana, più noto ai romani come “Colosseo Quadrato”. Voluto da Mussolini per celebrare in modo monumentale i fasti della nazione, rimase poi lungamente incompiuto e successivamente passò da una gestione all’altra senza che si riuscisse mai definitivamente a decidere cosa fare di questo palcoscenico di travertino a sei piani. Il destino di un palazzo nato per motivi politici, generalmente riconosciuto di pregio, vincolato a usi espositivi, ma sempre inesorabilmente ignorato e sotto utilizzato sembra riassumere la lunga storia di tante altre porzioni della città di Roma.

di FABIO BENINCASA

È per questo che alla notizia che il colosso francese del lusso Lvmh ha appena concluso un contratto con l’Ente Eur per un affitto di lungo periodo, si parla di vari milioni l’anno, si è tentati di dire come spesso succede a Roma: “meglio che niente”. Dopo decenni di restauri applicati a un edificio colpevolmente lasciato vuoto si riuscirà a metterlo a frutto riscuotendo un canone di mercato e trasformandolo in uno show-room da dodicimila metri quadri per la Maison Fendi, firma della moda che ha comunque profondi legami con la storia imprenditoriale cittadina. Meglio che niente dunque, se non fosse che l’episodio mette in luce le storiche debolezze di Eur Spa, parzialmente decapitato a causa del coinvolgimento dell’ad Riccardo Mancini, fedelissimo di Alemanno, in una complessa vicenda di tangenti.

 

In un recente articolo Repubblica ricordava che questo curioso esperimento pubblico-privato che si autogestisce come una specie di città-stato è incappato in parecchie inchieste giudiziarie, ha mostrato una vorticosa tendenza alla sistemazione di parenti e affini, ha gestito il rilancio del suo patrimonio immobiliare con vasto appetito, ma spesso con scarsi risultati. Da una parte abbiamo assistito al lancio di iniziative confuse e di corto respiro come il presunto Gran Premio dell’EUR o alla proposta di costruire un monumentale arco di 200 metri. Dall’altra sono partiti progetti faraonici, la Nuvola di Fuksas, l’hotel-grattacielo a 16 piani, l’acquario sotto il laghetto, destinati a fare dell’EUR un futuribile “business district”, tutti inesorabilmente impantanati nel sargasso della crisi economica italiana.

 

Si ha l’impressione che la gestione dei rapporti tra pubblico e privato si muova ancora troppo spesso senza una visione strategica, procedendo per soluzioni singole che vengono poi applicate così lentamente da perdere ogni incisività col passare degli anni. A parte un buon affare immobiliare, cosa deve essere l’EUR? Centro direzionale, polo museale, business district, showcase del made-in-Italy o altro ancora? E questo come può promuovere in generale l’economia e la vivibilità del resto della città?

Il governo e il Comune, azionisti che devono ancora provvedere alla nomina di un nuovo ad per EUR Spa, dovrebbero anche assicurarci un’uscita decisa dalla logica del “meglio che niente”, che tra rallentamenti, indecisioni e impuntature ideologiche finisce per rendere impossibile ogni gestione di tipo globale del territorio.

 

 

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