Campidoglio

La Capitale affonda ma i 23 avvocati del Comune percepiscono 6 milioni e 600 mila euro. Tutti i dati

Comincia oggi un viaggio fra i veri sprechi delle amministrazioni locali e dello Stato. E’ facile addossare sempre la colpa alla politica. Ma i mille rivoli in cui si perdono i denari pubblici passano per lo più attraverso altri canali, diversi da quelli politici. Vediamo oggi cosa sta accadendo a Roma

Un’Amministrazione sull’orlo di una crisi di nervi. E’ questo il quadro che viene fuori negli ultimi due giorni e non poteva essere più azzeccata la ricostruzione fornita da “La Grande Bellezza” di Sorrentino: un decadimento politico e finanziario, ma anche morale e organizzativo. Per adesso è stato scongiurata la bancarotta del Comune e il Consiglio dei Ministri ha varato il provvedimento che eviterà il crac di Roma Capitale: 500 milioni di euro saneranno i bilanci del 2013 e 2014.

Il chirurgo genovese ha ereditato una situazione pesantissima dal sindaco Alemanno, non c’è dubbio, ma la sua condotta amministrativa è apparsa incerta, a volte, e troppo autonoma, in altri casi, provocando malumori in Campidoglio e a Palazzo Chigi.
Secondo i bene informati, la sorte del sindaco Ignazio Marino sarebbe segnata. Da un lato il battibecco con il premier Matteo Renzi, dall’altro la “sfiducia formale” del PD romano nei confronti del primo cittadino. Nonostante la ricostruzione conciliante del segretario cittadino Cosentino, nella riunione degli eletti democrat in via delle Sette Chiese sono state tante le critiche sollevate nei confronti della gestione del chirurgo genovese. Il più duro è stato il capogruppo PD in Campidoglio, Francesco D’Ausilio: “Tutta la linea di Marino è stata sbagliata. D’ora in avanti sarà il partito a indicare la prospettiva per il Comune, con un piano di rientro delle aziende, un piano di risanamento pluriennale, un salary cap per i dirigenti pubblici e il decentramento”. Da par suo, Cosentino ha ricordato al primo cittadino che per le decisioni “non esiste soltanto lo staff del sindaco, ma anche il Partito Democratico”. Polemica vecchia, questa, per i democrat, che dall’inizio dell’era Marino si sono sentiti poco coinvolti nella gestione della macchina amministrativa.

E ora? Dopo la minaccia di Marino di bloccare la città, autobus e servizi pubblici compresi, il bilancio sarà salvato dal Governo Renzi, ma come ha dichiarato il sottosegretario Del Rio “l’amministrazione capitolina dovrà mettersi sin da subito al lavoro per approntare un piano di risanamento finanziario che dovrà prevedere un aumento delle entrate”.

L’assessore al Bilancio Daniela Morgante ha proposto di innalzare l’addizionale Irpef, dall’0,9% all’1,2%, ma in serata il primo cittadino ha negato un aumento delle imposte. E’ utile ricordare, infatti, che ogni cittadino romano subisce un prelievo medio di 1.040 euro, contro una media nazionale di 440.

Alcuni dati sono utili a chiarire le proporzioni della tragedia economica che vivono le finanze di Roma Capitale. Il bilancio del 2013 conta 864 milioni di euro di perdita, mentre il disavanzo strutturale della città è pari a 1,2 miliardi. Il Campidoglio, inoltre, finanzia 62 mila buste paga, tra cui 37 mila sono relative alle 26 municipalizzate.

Siete sazi? Adesso arriva il peggio. Nel 2012 il Campidoglio ha pagato oltre 6 milioni e 600 mila euro ai 23 avvocati alle dipendenze del Comune. E non si tratta di politici, nè di nominati dalla politica.

L’avvocato Magnanelli, ad esempio, percepisce ben 321 mila euro. Angela Raimondo, invece, si ferma a 311 mila. Oltre agli stipendi, gli avvocati del Comune hanno diritto ad un bonus che va dai 160 mila ai 200 mila euro e ad una congrua percentuale sugli onorari per le cause vinte.

TUTTI GLI STIPENDI DEGLI AVVOCATI DI ROMA CAPITALE 

L’impasse si aggrava ancora di più nel settore della Cultura. Due esempi su tutti: la mancata nomina di un sovrintendente e il rischio chiusura del MACRO per la mancanza di programmazione. A questo aggiungiamo i 4 milioni e 600 milioni di euro spesi in consulenze dall’amministrazione comunale.

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In serata il sindaco Marino ostenta sicurezza: “Roma ha diritto ad avere un gettito maggiore come succede per tutte le capitali europee. Il piano di rientro imposto dal Governo mi entusiasma, il risanamento sarà preciso e per la prima volta non spenderemo soldi che non ci sono. Roma ha un disperato bisogno di manutenzione di scuole e strada – ha proseguito Marino – e ho avuto toni severi perché il decreto è rimasto fermo per 42 giorni in Commissione Bilancio del Senato”.

Riuscirà Marino a recuperare la fiducia del Pd romano e del governo? I dubbi sono tanti, del resto anche la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni…

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