Cultura

Italia – USA il razzismo che ci accomuna

dallas

Stati Uniti d’America ed Italia, separati da Oceani, sono in questi giorni accumunati da una gravissima esplosione di violenza, ennesima eruzione dovuta ad un malessere sociale, ad un onda di rabbia cavalcata purtroppo dalla mala politica.

A Fermo si sono tenuti ieri i funerali di Emmanuel, il migrante ucciso dalla violenza insensata di un ragazzo un ultrà locale che senza nessuna remora a dapprima apostrofato la moglie del migrante come “Scimmia” e poi ucciso lo stesso Emmanuel di botte, per il solo fatto che quest’ultimo abbia preso le difese della consorte.

Parallelamente negli USA viviamo un’escalation di violenza tra la comunità afroamericana e la polizia, un crescendo che ha mietuto vittime da entrambe le parti ma che non accenna a placarsi, nonostante gli appelli all’unità del Presidente Barack Obama e di molte stelle e celebrità dello sport e dello spettacolo.

Il movimento “Black Lives Metter” ha portato in piazza migliaia di persone in eventi separati,  tra Saint Paul in Minnesota, Detroit, San Francisco ma anche a Denver ed in Louisiana, cortei e sit in per protestare contro le uccisioni di afroamericani da parte di frange violente della polizia. In Texas invece si terranno i funerali dei 5 poliziotti uccisi dal cecchino afroamericano a Dallas.

Paesi distanti, America ed Italia, ma accumunati da un onda d’odio e di violenza, un fuoco purtroppo alimentato da quella politica istigatrice e urlante, che fa leva sull’odio popolare per aizzare la riprova sociale e accumulare consenso in quegli strati della popolazione deboli, impoveriti da questa crisi e più facilmente aggredibili con messaggi che parlano alla pancia ed agli istinti degli uomini.

Questa politica che genera mostri, questo metodo che genera leader del calibro di Trump, candidato alla casa bianca e ad una delle poltrone più potenti del mondo, negli USA e Salvini, leader di uno dei partiti di opposizione oramai al 13-14%. Mostri che portano ad un conflitto sociale e ad una lacerazione del tessuto popolare,  Leader che propugnano una chiusura a tutti ed al mondo, che istillano la paura nel diverso portando avanti messaggi d’odio e di chiusura, avvalorando tesi semplicistiche per il popolo, tesi che si scontrano contro una realtà sempre più globale ed aperta, con un mondo interconnesso e multiculturale.

Spetta un compito ad alcune fasce della popolazione, quello di parlare a chi si abbandona, per stanchezza, al seguito di questi leader, di spiegare e chiarire che la soluzione non è alzare muri, che la soluzione non è la chiusura e la presa delle armi contro “l’invasore” straniero, che va presa coscienza del problema ad un livello che non è quello nazionale ma comunitario, che vanno spesi fondi per la cooperazione, che vanno stabilizzati quei paesi da cui provengono i flussi migratori. Ma soprattutto va spiegato loro che il nemico non è il diverso, che la nostra società è diversa, colorata come l’arcobaleno; Paesi multiculturali non devono trovarsi paralizzati dalla paura ma con coraggio devono render profittevole questa differenza, per ogni euro speso in sicurezza, in una sicurezza pervasiva della società, vada speso un euro per la cultura, per portare cultura ed informazione in ogni angolo delle nostre città, fin dentro le nostre periferie. Dobbiamo riportare i nostri ragazzi in libreria, al teatro, nelle scuole e non lasciarli per strada dove la differenza e l’odio viene acuito dalle condizioni disagiate. Dobbiamo costruire il nostro futuro dalle macerie dei muri che questi falsi leader vogliono costruire, dai detriti delle barriere d’odio che vogliono farci costruire.

di Francesco Piacitelli

By