Politica

Incomprensibili

Diciamolo subito: quella che si è consumata ieri, è stata una giornata poco esaltante.   Il Pd ha scelto di sacrificare il Premier che aveva espresso circa 8 mesi fa, per sostituirlo con uno nuovo di zecca, dopo neanche 2 mesi dalle primarie.

di Sergio Gaudio

Una crisi surreale, non tanto perché una sterzata a questo governo non servisse, quanto dal fatto che, mentre il Parlamento è rimasto bloccato per demeriti suoi, ma anche e soprattutto per demeriti del Partito democratico, in attesa delle primarie prima e, successivamente, dalla necessità di mandare in porto le riforme volute dal nuovo segretario, mentre, dunque, tutte le componenti parlamentari erano in attesa del Pd, ecco che la crisi nasce proprio dall’interno del partito di maggioranza.

Incomprensibile, talmente incomprensibile, che una delle questioni che sono nate all’interno della direzione del partito, ieri, era il come spiegarlo alle persone, agli elettori, ai militanti, che hanno assistito sgomenti allo spettacolo di Sant’Andrea delle Fratte.
E incomprensibile è rimasto dopo le convoluzioni negli interventi. Perché? Semplicemente, perché al contrario di quanto affermato da Fassina sulla linearità di questa operazione, le manovre di palazzo sono e rimangono solo e soltanto manovre di palazzo.

Siamo quindi rimasti a quella necessità di energia, di spinta, un “friccicorio” insomma, del discorso iniziale, come unica ragione per defenestrare il premier attuale, da parte del segretario che si è ben guardato dall’esporre un singolo elemento di contenuto, non solo per il futuro ma anche di critica rispetto al governo precedente.

Incomprensibile, perché le modalità con cui Renzi arriva a Palazzo Chigi, non possono non lasciare perplessi.

E guardate, a questo proposito, trovo insulso l’argomentare di chi esprime dissenso in base al fatto che Renzi sia il terzo premier che non esce dalle elezioni, evocando la crisi della rappresentanza. Basta rileggersi la Costituzione, per comprendere che non c’entra nulla. La crisi della rappresentanza è molto più profonda, nasce da un problema molto più profondo che nulla ha a che vedere con questo ed è un problema rispetto al quale Renzi ne esce ridimensionato in confronto alle primarie che pure avevano dato una speranza. Non riassumo le contraddizioni di Renzi che troverete in tutte le pagine dei giornali e dei social, ma quella crisi nasce proprio da lì, dalla poca credibilità della politica, dall’incoerenza delle sue parole, dalle promesse mancate. Ora, crede davvero Renzi, dopo questa operazione di aver aiutato a risolvere questa crisi? Io credo di no e di certo, per un nuovo premier, partire con un debito di fiducia rispetto all’opinione pubblica, non è esattamente ciò che il Partito democratico sperasse dopo le primarie.
In fondo, una bella fetta del consenso di Renzi, ottenuto alle primarie, e il segretario lo sa bene, nasceva proprio da una reazione contraria a quelle larghe intese, da quella sensazione di tradimento dell’elettorato dopo il risultato elettorale, che lui adesso propone non per 18 mesi ma fino al 2018.

Da quella direzione ne esce ridimensionata anche l’opposizione. Io mi domando, sinceramente, in una occasione del genere, come si possa dire di non votare la mozione presentata dal segretario.
Ed è proprio lì il problema: un’assenza colpevole delle minoranze, un’assenza che si fa sentire, la cui debolezza sta tutta in quell’assurdo ripetere, dietro la maggioranza del partito, che è l’ultima occasione per noi. Per chi? Per noi? In un momento di crisi del genere, possibile che il senso di urgenza che si senta sia soprattutto nei nostri confronti?

Ecco, c’è bisogno di ridare dignità alle parole e alla politica. Io ,sinceramente, non posso che augurarmi che Renzi faccia bene. Per il Paese, prima, e per il partito dopo.

14.2.2014

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