Politica

Il sistema bancario e le priorità europee

Il voto del 23 Giugno scorso che ha sancito la volontà della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea ha avuto gravi ripercussioni sul mercato globale. Un terremoto si è scatenato già nella notte tra il 23 ed il 24 Giugno ed ha portato ad un calo del 10% della sterlina, calo mai registrato da più di 30anni, le borse europee hanno bruciato 4mila mld hanno avuto un leggero rialzo ma restano deboli e deboli sono i titoli dei grandi gruppi bancari italiani che necessitano di un pronto intervento per riportare solidità alla struttura.

Si attende un provvedimento sul tema, provvedimento che si è cominciato a delineare in questi giorni e che vede sul tavolo interventi di garanzie o di capitalizzazione diretta, su equity e crediti deteriorati, all’occorrenza aumentando gli importi delle aste dei titoli di Stato, in un’annata nata leggera rispetto alle emissioni lorde di altri anni e alleggerita comunque dagli acquisti massicci della Bce.  In questo scenario la Cassa depositi e prestiti potrebbe fare la sua parte, tenuto conto dei vincoli di statuto e patrimoniale; In alternativa si potrebbe ricorrere ad una nuova emissione di Padoan bonds, come nel 2010 anno in cui alcune banche sottoscrissero tali strumenti finanziari ad un tasso del 8,5% e convertibili in capitale a richiesta del cda; Si palesa all’orizzonte un Atlante 2 per acquistare nuovi crediti deteriorati. Obbiettivo, riportare la copertura delle sofferenze delle banche quotate dal 55% al 20%.

Il piano d’azione delineato non potrà avere corso se non all’interno di una cornice normativa e regolamentare forzatamente europea. Tecnici e diplomatici stanno in queste ore predisponendo una serie di interventi che lascino poi libere le autorità nazionali, consapevoli dei problemi in casa, di intervenire con le misure più idonee per curare i sintomi di una crisi di solidità del sistema bancario (le avvisaglie e gli scossoni non si avvertono unicamente in italia).

Il primo obbiettivo da portare sul tavolo dei negoziati è l’allentamento della cornice del bail-in, il nostro paese ne risulta il più penalizzato a livello europeo avendo la maggioranza di obbligazioni bancarie collocate alla clientela retail. La prima proposta in campo potrebbe essere quella di legare tale meccanismo di prelievo in caso di crisi strutturale dell’istituto agli investitori istituzionali, lasciando fuori da tale circuito i clienti privati. Tale operazione potrebbe ravvicinare un rapporto, quello tra banche e privati, oramai sfilacciato nel senso comune.

Un allentamento del bail-in aprirebbe dappresso le porte ad un intervento da parte del ESM (Fondo salva stati), con una dote di ben 400 mld, i quali potrebbero esser utilizzati per una ricapitalizzazione dei grandi gruppi bancari sulla falsa riga di quanto successo per Spagna e Cipro.

Altro tema fondamentale al fine di rendere solido il sistema è quello degli aiuti di Stato, demonizzato dai trattati europei. Il circuito bancario, in caso di crisi, ha fatto fronte a questa assenza di Stato, con la creazione di fondi volontari da utilizzare per il salvataggio di determinati istituti in crisi. Tale pratica porterebbe però ad un circolo vizioso in cui gli Istituti virtuosi debbono costantemente farsi carico delle banche più piccole, fragili e maggiormente soggette alle flessioni di mercato.

L’Italia, considerato il contesto esogeno ed oggettivo della Brexit e della fragilità e volatilità dei mercati finanziari, potrebbe richiedere la procedura di deroga ai sensi dell’ art. 108 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea). Tale prospettiva risulta politicamente rischiosa, in un contesto in cui il nostro Paese si presenta al vecchio continente come uno dei possibili traghettatori dell’Unione ed il nostro Premier siede al tavolo con gli altri due partners di peso, Francia e Germania, risulta quanto mai politicamente deleterio richiedere uno strappo del genere che rischierebbe di danneggiare la fiducia conquistata.

Il tema banche va affrontato con urgenza, al fine di preservare l’ossatura del sistema credito fondamentale per un rilancio dell’Economia italiana. Gruppi più solidi saranno strategicamente vitali al sistema paese ed al tessuto produttivo, saranno meno soggetti a crisi e volatilità dei mercati finanziari, potranno raccontarsi ed esser raccontati per l’appoggio determinante alla società evitando quelle rappresentazioni tragicomiche fatte per demonizzare un settore strutturale del Paese.

di Francesco Piacitelli

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