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Il sindaco Marino e le ragioni del mio imbarazzo. Il disagio di un tesserato dem…

Elezioni Roma - Conferenza stampa di Ignazio Marino
Elezioni Roma - Conferenza stampa di Ignazio MarinoParlare di Ignazio Marino, sindaco della mia città, del mio partito, da me votato e fatto votare nel 2013, è oggi per me fonte di disagio. Un disagio crescente che, in queste ultime ore, sta divenendo vero imbarazzo politico.
In mancanza di alcuna forma d’autocritica per aver galleggiato in un sistema corrotto senza essere riuscito a riconoscerlo né, di conseguenza, a contrastarlo (“con Marino per altri tre anni e mezzo se magnamo Roma”, diceva Buzzi), il sindaco sta ora facendo fuoco verso la propria comunità, verso quei nemici nascosti nel partito romano che lo odierebbero perché fomentati dai capibastone.

Dopo la tragica esperienza di Alemanno e sulla scia dei primi venti del #cambiaverso renziano, Marino al grido di “daje!” è riuscito ad imporsi facilmente come portatore del nuovo. Come segretario di Circolo e militante del Pd l’ho sostenuto con fiducia, ricordo un bel lavoro, la voglia e la speranza di ridare dignità a questa città. Non era politica, era Roma.
Passati due anni ci troviamo invece immersi in questo pantano: una città ingiusta, trascurata e sporca a prescindere dagli scandali attuali (ultimo in ordine di tempo l’affare del centro commerciale al posto del campo rom) ed un sindaco che attacca il suo stesso partito o mette in atto provocazioni puerili verso chi lo contesta. Mi riferisco ovviamente alle contestazioni avvenute dentro e fuori l’Aula Giulio Cesare a cui Marino ha risposto ridendo ed alzando i pollici. Non ci siamo. La protesta era animata dal M5S, vero, il crescente reflusso razzista anti rom è cavalcato dalla Lega e dalla destra, certo, ma questo non implica che certi problemi non pesino ugualmente come macigni sui romani. Un elettore democratico che ti ha votato vuole soluzioni di centro sinistra a quelli che sono i suoi problemi, non buonismo, buon senso e sorrisi. Alemanno aveva fatto di peggio? Può darsi ma non l’ho votato, non ne sento la responsabilità politica e non mi interessa fare gare a ribasso col passato. Io penso alle periferie, ai trasporti, al decoro, alla sicurezza, al mancato coinvolgimento di cittadini ed associazioni nel governo della nostra città.

Se le infiltrazioni mafiose hanno inquinato la macchina amministrativa romana non è il sottoscritto a parlare di commissariamento, ma la normativa vigente sullo scioglimento dei consigli comunali. L’onestà di Marino non è messa in discussione ma bisogna prendere atto delle conseguenze tragiche che il proliferare di Mafia Capitale ha comportato (e temo comporterà).
Il Pd merita rispetto, così come lo meritano i romani che continuano ad essere inascoltati nei loro diritti più basilari. Oggi, più che mai, occorre valorizzare quegli amministratori onesti e capaci che in questi anni hanno lavorato con impegno ed attuare in modo severo ed etico la selezione di una nuova classe dirigente che sappia far fronte ai tanti errori finora compiuti. Recuperare la fiducia dei romani è il presupposto fondamentale per non regalare la città al populismo e non ripagare chi ci ha dato fiducia con scandali e disservizi continui.

Stefano Borioni

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