Politica

Il Pd salva Alfano e la base si ribella su Facebook

Tra i tanti bocconi amari mandati giù negli ultimi mesi, quello di oggi è stato sicuramente il più difficile. E la base del Partito Democratico sembra davvero non poterne più.

di LUCIO LUSSI

In Senato la mozione di sfiducia nei confronti del Ministro degli Interni Angelino Alfano si è scontrata contro il muro eretto da Pd, Pdl e Scelta Civica, le tre forze politiche che appoggiano il governo Letta. Sul caso Ablyazov, dunque, nessuna sorpresa: 226 no, 55 sì, 13 astenuti. In aula il premier ha difeso a gran voce il suo vice, troppo alta la posta in gioco per rimanere vittime di colpi di testa di qualcuno. E chi ha dissentito? Problemi suoi, secondo alcuni verrà cacciato dal partito, secondo altri sarà sufficiente una pubblica ramanzina al Nazareno.

Tra i democratici, infatti, è già iniziato il redde rationem nei confronti di chi ha osato dissentire dalla linea del partito e cioè Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti e Walter Tocci (astenuti) e Pasquale Sollo, Corradino Mineo assenti ingiustificati. Unica assente giustificata l’abruzzese Stefania Pezzopane che sarebbe malata.
Il senatore Esposito si è scagliato contro le pecore nere del gruppo e ha dichiarato che “se non saranno assunti provvedimenti” uscirà dal gruppo.

Ma il capogruppo Zanda ha escluso conseguenze per i dissidenti. Del resto perchè punire chi dissente su Alfano e cancellare la memoria sui 101 che hanno impallinato Romano Prodi?

Qualche polemica ha suscitato, inoltre, l’intervento del capogruppo democrat Zanda che ha chiesto ad Alfano di valutare le dimissioni da uno dei suoi tre incarichi, vicepremier, Ministro dell’Interno e segretario del Pdl. Proviamo ad immaginare come andrà a finire? Con un nulla di fatto e con un Pd che va in confusione non sono quando scoppiano beghe interne ma anche quando si verificano situazioni incresciose all’interno di altri partiti.

Sui social network, intanto, è scoppiata la bagarre. I militanti e i simpatizzanti del Pd che sembravano aver digerito anche il boccone amaro delle larghe intese sono tornati sulle barricate dopo questa ennesima immolazione dei democratici all’altare della governabilità del paese.

“Oggi è morto il Pd”, dichiarano in tanti, mentre c’è chi ironizza con battute “spaziali”: “Letta in questo momento è in diretta con l’astronauta Parmitano ad anni luce di distanza… esattamente come la base del PD”.

 

Anche il temporale scoppiato nel pomeriggio sulla Capitale sembra essere dovuto all’ira degli dei: “Amici del Pd, ascoltate il cielo, lo avete fatto incazzare de brutto!”. E c’è chi rincara la dose: “in effetti oggi il Pd si è spaccato: di qua il partito, di là gli elettori”.

 

Sull’esito della votazione in Senato interviene su Facebook anche Fabrizio Barca: “Il Caso Shalabayeva? E’ un grande peccato che in una situazione del Paese che richiederebbe la concentrazione di tutti i cervelli sugli interventi urgenti per il sociale vengano commessi errori che costringono a distrarsi da queste priorità”.

 

Pragmatico e lungimirante appare invece il post di un europarlamentare democrat: “Non è facile sostenere le ragioni legate alla governabilità con le quali il partito democratico ha consentito ad Alfano di continuare a fare il mestiere che fa. Ma lo faremo sfidando anche l’ira. Caro Letta tu però aiutaci fai pazza pulita di tutta la catena di comando che ci a vergognare nel mondo, tutta proprio tutta non un capro espiatorio”.

Berlinguer diceva: “E’ triste quel partito dove i giovani superano per anzianità mentale i vecchi”. E fa tenerezza oggi il silenzio dei tanti giovani che fino a ieri difendevano a spada tratta i cosiddetti “detrattori” del Pd e oggi hanno preferito rintanarsi in un rassicurante silenzio.

A riscaldare ulteriormente gli animi di tesserati e simpatizzanti arriva anche un sondaggio Swg per la trasmissione di Rai Tre Agorà Estate secondo il quale il Pdl si conferma il primo partito con il 26,5% mentre il Pd è indietro di un punto percentuale e con un calo di quasi un punto rispetto alla scorsa settimana. Più lontano il M5S con il 18,5%.

E ora? Ora non succederà nulla. Josefa Idem si è dimessa da Ministro per le Pari Opportunità. Alfano e Calderoli sono stati graziati.

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