Politica

Il concetto di normalità della minoranza del Pd romano. Scontro Orfini – Fassina sul congresso

fassina_orfini

fassina_orfiniCongresso sì, congresso no. E’ di nuovo accesa la dialettica politica all’interno del Pd Roma, commissariato e guidato dal presidente dem Matteo Orfini dopo i fattacci di Roma Capitale.

Ecco, è proprio il commissariamento che inizia a stare stretto ad alcuni esponenti democrat della Capitale, che hanno preso carta e penna e hanno inviato una lettera al presidente dell’Assemblea Cittadina Tommaso Giuntella e in copia al commissario Matteo Orfini. Chiarissima la richiesta: convocare immediatamente il congresso per porre fine ad una situazione di “animazione sospesa”.

Pronta e serrata la reazione del gruppo dirigente romano del Partito Democratico. E’ partito un botta e risposta tra post su Facebook, note e comunicati stampa.
Il primo a replicare è Matteo Orfini: “Mi sembra di capire che l’obiettivo sia la convocazione immediata di un Congresso che ripristini la ‘normalità’ del partito romano. Evidentemente c’è qualcuno che ha paura che il Pd Roma cambi davvero”.
Orfini rincara la dose sul concetto di “normalità”: “Su questo voglio essere chiaro – aggiunge il commissario romano – la ‘normalità’ a cui si vuole tornare è quella di un partito che fa milioni di debiti senza preoccuparsi di chi un giorno dovrà pagarli, che fa tessere false e pilotate a migliaia (tesseramento sulla cui base è costituita l’assemblea), che consente l’apertura di circoli che servono solo a gestire congressi, che ne infeuda altri costruendo filiere che dal Parlamento arrivano fino ai municipi. Lo voglio dire chiaramente – conclude Orfini – quella normalità non tornerà mai”.

Parole dure, quelle del Commissario, alle quali però è difficile dare torto, analizzando molte delle situazioni territoriali.

E’ ben nota la situazione del partito romano agli albori di Mafia Capitale: le truppe cammellate, i circoli controllati dai potentati locali, un ricambio generazionale etero-guidato, una dialettica che era ormai considerata come tradimento dei mostri sacri (più mostri che sacri) dei territori. Risultato? Un partito bloccato dalle correnti, che erano riuscite a monopolizzare tutti i circuiti della vita politica, dal Parlamento all’ultimo circolo di periferia.

Ed ecco che il concetto di “normalità”, sul quale sta scivolando adesso il Pd romano, è un concetto ovvio ma anche molto scomodo, perché quella normalità era spesso il risultato di una vera e propria degenerazione della politica locale.

A Orfini ha replicato il parlamentare ed esponente della minoranza Pd Stefano Fassina, definendo “offensiva e inaccettabile” la dichiarazione del commissario romano. “La lettura di Orfini strumentale, finalizzata a rimanere monarca assoluto e a occupare tutte le possibili posizioni prima di arrivare al Congresso”. E quindi “chiedo al Commissario Orfini, che a fine Marzo si era impegnato a riunire i parlamentari eletti a Roma, di convocarci al piu’ presto. Oppure, se e’ convinto della sua lettura – aggiunge Fassina -, vada alla Procura della Repubblica e denunci ciascuno di noi”. L’ex viceministro dell’Economia chiude con un riferimento sarcastico che coinvolge Matteo Renzi. “Lo stile imperiale va di moda – dice Fassina -, ma almeno chi lo esercita ai vertici nazionali ha avuto una larga legittimazione diretta”.

Battute a parte, lo scenario politico romano e nazionale sta cambiando. I risultati del congresso nazionale non sono ancora stati digeriti pienamente, e ora è tutta una corsa al “si salvi chi può”. Le filiere politiche che hanno gestito il partito dal Pci, al Pds, ai Ds e infine al Pd, hanno perso buona parte delle posizioni di comando. Qualcosa resiste sui territori, dove alcuni circoli sono dei potentati locali, veri e propri feudi di politici, politicanti, capibastone e signori delle tessere. Questi rimasugli di vecchia politica, però, rappresentano gli ultimi avamposti che il commissariamento del Pd romano punta a distruggere.

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