Politica

Idem vs Berlusconi: le tante facce della questione morale

 

 

Giornata significativa, quella del 24 giugno 2013, del rapporto tra politica e società italiana con la questione morale.

In serata tutti i tg aprono con due notizie: le dimissioni della ministra Josefa Idem, in seguito alle polemiche scoppiate per l’ICI non pagata sulla sua casa-palestra, e la condanna a 7 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici di Silvio Berlusconi, per i reati di concussione e prostituzione minorile.

Vederle affiancate, queste due notizie, m’ha inevitabilmente stimolato un confronto e fatto scattare una serie di riflessioni.

Innanzitutto il ruolo delle donne. Ascoltando la conferenza stampa della ministra Idem, della sua difesa mi ha colpita in particolare il passaggio in cui ha lamentato la violenza degli insulti che le sono stati rivolti: “mi hanno chiamata puttana”, ha detto.

Ora, io sono dell’opinione che la ministra abbia fatto bene a dimettersi, e che anzi avrebbe dovuto farlo senza nemmeno tentare di resistere. Un rappresentante delle istituzioni deve essere al di sopra di ogni sospetto. Dovrebbe essere un esempio di buona condotta, di rispetto delle regole e di servizio alla cosa comune. Chi cerca di eludere le tasse, crea un danno all’intera collettività. Dimostra di non avere a cuore il bene collettivo. Di avere un concetto del bene pubblico come bene di nessuno, non bene di tutti (quindi anche proprio).

Ma l’insulto sessista, che c’entra? Ecco, mi è venuto automatico, e inevitabile, pensare che c’entra solo perché è una donna.

Con un uomo non si sarebbero permessi. Anche perché della morale tra le lenzuola dell’uomo non si discute. Anzi, l’uomo sarebbe stato osannato come esempio di virilità. Persino più affidabile, per questo. Un maschio dominante da cui può essere opportuno, anzi conveniente, farsi guidare. Magari finanche affidargli il governo….. Vi ricorda qualcuno?

Già….e guarda caso è proprio l’altra notizia, quella di un uomo potente che non solo “a puttane” ci va, ma persino irretendo nella prostituzione una minorenne. Ma per lui solo osanna, un coro compatto a sua difesa, dei suoi, e un imbarazzato “le sentenze della magistratura si rispettano” dai potenziali avversari, oggi alleati di governo.

Poi il riemergere della rivalità politica tra le forze di questa anomala maggioranza. Quelli che “quanto è bella la pacificazione” alla prima debolezza del (passato, e futuro) avversario non hanno mancato l’occasione per imbracciare di nuovo le armi dello scontro politico, con atteggiamenti e dichiarazioni che hanno avuto del grottesco e paradossale, persino.

Perdonate, ma io, a Scajola che dice alla Idem che si deve dimettere, non riesco a non associare l’immagine del bue che dice cornuto all’asino!

Ma anche nelle reazioni sono emerse le differenze tra PD e PdL. Mentre i secondi non hanno lesinato nell’offensiva contro la ministra sotto inchiesta, i primi hanno tenuto il profilo più basso possibile sulla condanna di Berlusconi. Qualcuno ha anche prontamente ricordato “che bisogna batterlo politicamente”. Eh sì, perché, bisogna fare attenzione, “pacificare”, se no salta il governo.

E anche qui c’è un risultato curioso: per la tenuta delle larghe intese, la ministra che ha commesso all’incirca una violazione amministrativa (o forse più, ma da accertare), se ne deve andare, mentre Berlusconi deve rimanere, ed è un problema se la magistratura lo condanna, per comprovati, plurimi e reiterati reati, di gravità di gran lunga maggiore.

Infine la tendenza diffusa, nell’intero Paese, ad “aggirare”  (se non addirittura violare) le regole. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Destra o sinistra, politici o “civici”, una trave o anche solo una pagliuzza, un granellino, ma nell’occhio sembra che tutti abbiano qualcosa. E pare quasi un fenomeno che ormai oltrepassa la genetica: italiani o stranieri, appartiene a tutti, nella misura in cui risiedono in Italia.

Sono di parte, e lo dichiaro, e considero questo in larga parte il prodotto della deriva culturale del berlusconismo che ha eletto l’illegalità, la prepotenza del potere, la sopraffazione a sistema.

Ma, pur con le dovute (e tante) differenze, credo che in questo ci sia anche la non tenuta culturale della sinistra. Un accontentarsi di essere “meno peggio”, invece di protendersi verso un “meglio” ideale, auspicabile, con determinazione e coerenza. Anche questo contribuisce ad abbassare l’asticella, la soglia di ciò che è percepito come eticamente accettabile. E per questa via si avvita la decadenza morale.

Le stesse due vicende in oggetto, si presentano come la differenza tra un peccato veniale e un peccato capitale. Ma se il peccato veniale smette di essere considerato peccato, perché diventa comportamento diffuso al punto di sembrare normale (quanti italiani, potendo, eludono le tasse? Se risparmio accettando di non farmi fare la fattura….), se questo accade, si allevia la gravità anche del peccato capitale. E poi cominciano analoghi distinguo tra peccati capitali. E così via.

C’è molto lavoro da fare, a cominciare da ciascuno di noi. C’è molta cultura da cambiare. Ci sono molti modelli di comportamento da trasformare, e altri da promuovere.

Per questo credo fossero necessarie le dimissioni della Idem. Non perché ha fatto cose particolarmente gravi, o rare in questo Paese. Ma esattamente per il contrario.

Per ricominciare ad affermare la cultura della legalità, per ricostruirla praticandola, con coerenza, a partire innanzitutto da chi la dovrebbe promuovere e far rispettare: i rappresentanti delle istituzioni della Repubblica.

di LUCIA ZABATTA

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