Roma

I “triumviri” smentiscono DIRE: “Nessun triumvirato alla guida del partito romano”. Possibile conta in assemblea per verificare la posizione di Cosentino. E intanto la Madia bacchetta Marino

Nessun triumvirato alla guida del Pd romano. Dopo l’annuncio di un lancio dell’agenzia di stampa DIRE sono arrivate le smentite dei diretti interessati sui nuovi equilibri del partito romano alla luce dei risultati alle elezioni Europee.

di LUCIO LUSSI

E’ stata una giornata impegnativa quella di ieri nel dibattito tra i democrat romani. Sui social network non si parlava d’altro, con toni accesi e sostenuti che hanno finito per coinvolgere anche il segretario Lionello Cosentino, la cui posizione sarebbe traballante secondo alcuni.
Ad infiammare gli animi ieri mattina, prima dell’annuncio del triumvirato, un intervento del deputato romano Umberto Marroni sul quotidiano Europa. Il parlamentare democrat ha denunciato “lo scollamento tra il sindaco e la città” e l’impasse del “Pd locale che in questi mesi non è stato in grado di far valere il sentire della città sulle scelte del sindaco”. Il motivo dello stallo sarebbe, secondo Marroni “una gestione troppo di parte e senza proposte per migliorare l’azione di governo, permettendo che si alimentasse un estenuante e confuso balletto su nomine e rimpasto”. Tradotto: la gestione Cosentino non ha retto alla prova dei fatti.

Dopo questo attacco nei confronti del sindaco e della gestione romana del partito, è arrivato tra capo e collo l’annuncio dell’agenzia Dire sulla nascita di un nuovo triumvirato fondato sull’alleanza tra popolari (Gasbarra), dalemiani (Marroni) e renziani (Bonaccorsi) nata in occasione delle elezioni Europee. Dopo gli esiti delle urne, il nuovo cartello politico sembrerebbe pronto a conquistare il partito e a dettare l’agenda al primo cittadino di Roma Capitale.
Ed è scoppiato lo scontro tra correnti, capibastone, amministratori del partito romano e loro sodali annidati nei gangli che contano.
Da ambienti vicini al segretario Cosentino è arrivata la proposta per uscire dall’angolo: “Convochiamo l’assemblea del partito e verifichiamo se il segretario ha ancora il consenso. Non ci possiamo far indebolire, correndo il rischio che il partito venga sfasciato dopo aver preso il 43%”.
Con questa strategia le correnti dovrebbero uscire allo scoperto, ma in tanti dubitano che si possa arrivare alla conta.
L’asprezza dello scontro ha costretto i presunti triumviri a smentire quanto dichiarato dall’Agenzia DIRE. Enrico Gasbarra ha invitato tutti a “evitare dibattiti sul nulla e concentrarsi a risolvere i problemi dei cittadini”. Lorenza Bonaccorsi ha parlato di “boiata pazzesca, costruita su ricostruzioni inesistenti fatti solo per seminare zizzania”. Umberto Marroni, infine, si è affidato a Twitter per parlare di “fantomatica notizia”.

Più duro Roberto Morassut che ha parlato di “ciarpame”. “Sono anni che insisto sull’assenza di una politica concreta del partito a Roma – aggiunge Morassut – un partito invaso da tribù che si occupano solo di posti, tessere e preferenze”. Senza “uno stracco di idea per la città”.

Stefano Fassina, da par suo, ha bacchettato quei “parlamentari che avrebbero interpretato la classifica delle preferenze raccolte nella capitale alle Europee, come fonte di legittimazione per costituire un triumvirato e svolgere una direzione ombra del Pd in città: se qualcuno vuole farlo, chieda il congresso nelle sedi dovute”.
“Roma non ha bisogno di fantomatiche alleanze, congreghe correntizie e chiacchiericci, né tantomeno ne ha bisogno il Pd – ha dichiarato Mirco Coratti -. Alla città serve invece un vero big bang, un’esplosione positiva di governo dalla quale ripartire con entusiasmo, energia e soprattutto unità”.
Nei giorni scorsi, intanto, il sindaco Marino era stato bacchettato anche dal Ministro per la Semplificazione e la PA Marianna Madia: “Se Marino farà bene il sindaco, risponde ai bisogni dei cittadini, fa una giunta forte, il governo gli darà una mano”. Sintomo che anche a Palazzo Vidoni prevale la consapevolezza che l’inquilino del Campidoglio non abbia fatto fino in fondo il suo dovere. La Madia è però scettica su un rimpasto: “Io già adesso faccio fatica a capire perché dobbiamo affrontare il tema del rimpasto dopo che il Pd ha ottenuto il 43%, un consenso che dovrebbe dare più forza al sindaco e alla sua giunta. Capisco che ci siano ritardi da colmare, che forse Marino avrebbe dovuto pensarci prima perché, tanto per dirne una, con i problemi finanziari di Roma non si può stare a lungo senza assessore al Bilancio. Però l’obiettivo deve essere rafforzare la squadra, non rispondere all’input di qualche capo-corrente. Altrimenti saprebbe tanto di vecchi schemi e vecchia politica”.

Marianna Madia, infine, non ha dubbi sui motivi del trionfo del Pd alle Europee: “E’ un risultato di Matteo Renzi e di nessun altro. Renzi ha vinto perché non è stato percepito come un uomo solo al comando, ma il portatore di un cambiamento vero, a partire dalla classe dirigente che finalmente prescinde da famiglie politiche, correnti e correntine. Secondo me è questo che deve ancora arrivare in Campidoglio”.

 

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