Politica

Goffredo Bettini: ma quali risse e veleni. Alle Europee ha vinto il Pd di tutti. E ora rottamiamo le vecchie correnti

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Pubblichiamo di seguito l’intervento di Goffredo Bettini (postato sul suo sito) in merito ai risultati delle Europee e alla ridda di voci che ha fatto seguito alla festa di Piazza Farnese

Il risultato del  PD,  anche a Roma, è stato straordinario. Le dietrologie correntizie  e le conseguenti previsioni giornalistiche di alcune testate, secondo le quali Marino avrebbe condizionato negativamente l’elettorato, che il partito non sarebbe stato adeguato, che le candidature, invece di pensare all’Europa, avrebbero dovuto confrontarsi in una miserabile competizione interna, per accaparrare assessorati e postazioni di potere, sono state letteralmente spazzate via da una ondata di consensi democratici che riducono ad escrescenze insignificanti  ciò che rimane,  anche in noi, delle vecchie pratiche politiche.

Il voto afferma nelle sua evidenza, il PD che ho sempre sognato. Per il quale mi sono battuto, anche contro tanti che oggi applaudono.

Il PD a vocazione maggioritaria: inclusivo, aperto, in grado con le sue proposte di rivolgersi a tutti gli italiani. Quelli più radicali e quelli più moderati. Il merito di tutto questo, e in gran parte anche del risultato di Roma (come ha riconosciuto con la consueta intelligenza ed onestà il segretario Cosentino) è di Matteo Renzi. Il quale ha finalmente risolto democraticamente e non con le manette, la partita con Berlusconi ed ha trasformato Grillo da un pericolo vero per la Repubblica ad una tigre di carta.

Renzi ha detto che ora inizia la vera rottamazione. Aggiungo, anche e soprattutto, di quel regime delle correnti, degli aggregati politicamente spuri che trattano, barattano, manovrano senza alcuna anima, contenuto, interesse generale. Il voto dà la forza per fare questa operazione. Abbiamo bisogno di un campo democratico dove contino le persone e non le intercapedini burocratiche. Nella splendida campagna europea, tuttavia, le cronache di Roma di alcuni giornali  prendono sul serio suggeritori immischiati in logiche autoreferenziali e autodistruttive.

Sono stato chiamato in causa tante volte. Alcune volte ho dovuto smentire. Ma poi si è ricominciato come prima. La mia candidatura, nata sulla base di un impegno politico nazionale e su una battaglia limpida e di contenuto congressuale attorno alla crisi democratica e alla necessità di un nuovo PD, si è tentato di immiserirla collegandola a una inventata, improbabile, strumentale contesa sul sindaco Marino. Tema serio, che va affrontato con idee e compostezza.

Io avrei rappresentato la difesa dello status quo, altri il soffio renziano (sic!). Tranne essere io, tra i pochi a difendere Renzi  quando era sotto attacco. Mentre molti altri che cercano oggi di aggrapparsi a lui volevano demolirlo. Questa è davvero vecchia politica. Melmosa politica. Per quanto poi riguarda il mio voto personale stiano tutti tranquilli: non solo non sono deluso dal mio voto. Ne sono entusiasta e ringrazio i novanta mila cittadini che mi hanno votato e mi danno l’onore di sedere al Parlamento Europeo. Ricordo a tutti che mi sono presentato senza una corrente, dopo quattro anni di “digiuno” totale da postazioni di potere, di gestione, istituzionali e di partito; che nel corso della compagna elettorale ho caratterizzato la mia candidatura come esclusivamente politica, guadagnandomi molti consensi con i miei discorsi e le mie idee, contenute anche nei libri che ho scritto.

E veniamo a quanto avvenuto nella bella festa di piazza Farnese a cui ho partecipato con tutto gli altri candidati e i dirigenti del Pd romano e nazionale. Qualcuno, sulla cronaca romana del Corriere della Sera,  cerca di trasformare uno scambio di battute (siamo tra persone che si conoscono da anni e a volte qualche asprezza è nella normale dialettica politica che in nulla cambia il rapporto di rispetto tra di noi) in una sorta di rissa. Niente di tutto ciò.

Il mio tono acceso si riferiva allo stillicidio che su temi del tutto esterni alla mia candidatura, (serena e propositiva) ho dovuto sopportare in silenzio. Mi riferisco, appunto, agli scenari sugli assetti di Roma, sui quali non ho alcuna voglia di intervenire, né sono intervenuto nel passato, chiedete a Marino. In questo quadro ho detto, che se si vuole aprire una battaglia politica unilaterale e velenosa contro un dirigente come me che ha dimostrato sempre disinteresse e che ha dato un aiuto all’insieme del gruppo dirigente e alle nuove generazioni nel corso di tanti anni di direzione politica, allora si casca male. Perché ho sostenuto ben altre battaglie, prima fra tutte quelle contro Sbardella.

Oggi, Roma non ha bisogno di ennesime ginnastiche interne; ma di idee, progetti, contenuti, azioni concrete per interpretare pienamente il dolore e la speranza che il voto di domenica ci manifesta. Dando a noi, per il consenso ottenuto, la responsabilità maggiore nel costruire un futuro migliore.

 

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