Cultura

Gian Maria Tosatti: “L’assessore Barca non regali il MACRO ai privati”

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Prosegue l’esplorazione dell’emergenza-cultura che continua ad attanagliare Roma, nonostante la presenza di numerosi contenitori culturali e le prese di posizione praticamente unanimi sull’importanza che dovrebbero assumere i settori culturale e artistico nel rilancio della Capitale.

Si moltiplicano le proteste, anche pubbliche, sullo stato miserevole in cui versa il MACRO, polo romano per l’arte contemporanea, la cui ultima espansione, firmata dall’archistar Odile Decq e costata 20 milioni di euro, è stata inaugurata in pompa magna nel non lontano 2010.

 

di FABIO BENINCASA

Il Museo è privo di direttore ormai da più di otto mesi, mentre le presenze del pubblico si sono dimezzate nel 2013 e l’intera struttura è in attesa di un rilancio che forse potrebbe passare per l’affidamento in gestione all’ENEL che già ha contribuito a organizzare mostre ed eventi di successo come l’installazione “Big Bambù” di Mike e Doug Starn.

Un polemico intervento che invita l’assessore Barca a uscire dall’immobilismo e a intervenire per salvare le sorti del MACRO è stato da poco pubblicato su Art Tribune, sotto forma di lettera aperta, per la firma del noto artista e critico Gian Maria Tosatti. Abbiamo chiesto a Tosatti quali sono i motivi che l’hanno convinto a scrivere il suo pubblico appello a Flavia Barca.

 

Tosatti, qual è il problema del MACRO e che cosa c’è di male se aziende come ENEL decidono di investire nel museo?

 

Un museo non è un bell’edificio da riempire di eventi e mostre: è un luogo di sperimentazione, di ricerca, aggrega la comunità artistica locale e permette uno scambio con il pubblico dei fruitori. Al MACRO ora tutto ciò è impossibile: non solo è privo di direttore e non sembra che ci sia molta fretta a trovarne uno, ma i contratti di buona parte di coloro che ci lavoravano sono stati lasciati scadere, dilapidando un patrimonio professionale. Non ho nulla contro il coinvolgimento dei privati in sé, ma non mi sembra giusto che un’istituzione sulla quale si sono investiti tanti soldi della collettività diventi uno show-room aziendale perché il Comune non sa gestirla. Ovviamente i privati tendono a utilizzare questi spazi per la loro visibilità, ignorando le possibili ricadute sulla comunità culturale. L’assessore Barca dovrebbe urgentemente prendere posizione rispetto a questo problema.

 

Si potrebbe pensare che questa polemica si inquadri nel tipico contrasto che oppone sempre gli ambienti artistici a chi fa politica culturale, spesso sembra che tutti gli assessori siano un problema.

 

Le racconto un aneddoto che risale a qualche anno fa, quando mi occupavo di teatro per conto dell’Angelo Mai. Gli operatori del teatro indipendente romano si riunirono al Palladium e per le istituzioni era presente Vincenzo Vita, allora assessore alla cultura della Provincia, con Gasbarra. Vita fu attaccato furiosamente da tutti, me compreso: in pratica lo linciammo verbalmente, facendolo anche molto arrabbiare. Successivamente però Vita cercò di capire il perché di questa spaccatura fra mondo della cultura e istituzioni e da lì cominciò un percorso che ci permise di sviluppare nuovi strumenti normativi tramite i quali la Provincia aiutò davvero lo sviluppo del teatro indipendente a Roma. Ecco, questa volontà di relazionarsi politicamente, di comprendere i problemi, di discutere con la comunità artistica è quello che è mancato in questo anno a Barca.

 

Le persone dunque fanno la differenza, come sembra suggerire nella sua lettera aperta.

 

È vero che Brecht ha detto “Sventurato quel Paese che ha bisogno di eroi”, eppure in questo momento la situazione della cultura a Roma è così disperata che in effetti abbiamo bisogno di eroi, gente che si voglia spendere per contrastare il declino culturale. E non è possibile attribuire sempre tutti i problemi ai tagli del budget. A Roma un professionista come Giorgio de Finis ha creato dal nulla il MAAM, un museo d’arte contemporanea per cui non si è speso un euro, in uno spazio occupato periferico, finendo anche sul New York Times. Questo con la collaborazione entusiasta di tutta la comunità artistica romana. Io auguro alla mia città di avere un uomo così alla direzione del MACRO.

 

Secondo lei che cosa deve diventare il MACRO?

 

Il MACRO è progettato per essere una Kunsthalle, un museo dove si tengono esposizioni, si fa sperimentazione e si organizza una comunità di giovani artisti locali e questo dovrebbe riuscire ad essere, non altro. Non c’è bisogno che diventi un ulteriore contenitore di mostre come i tanti che ci sono già a Roma. Certo non è semplice da gestire, anche perché non ha nessuna autonomia finanziaria e normativa. Un primo passo verso il rilancio sarebbe quello di garantirgliela con una fondazione. Un assessore come Umberto Croppi, che pur provenendo da un’area politica completamente diversa dalla mia era effettivamente interessato al mondo dell’arte, aveva deciso di affrontare il problema, forse anche per questo è stato poi silurato in malo modo da Alemanno. Basterebbe che l’assessore Barca rimettesse mano ai piani di Croppi o comunque si attivasse in qualche modo dato che occupa una poltrona molto prestigiosa: assessore alla cultura nella città col maggior numero di beni culturali al mondo. Abbiamo già passato un anno nell’immobilismo, cerchiamo di non sprecare altro tempo.

 

 

La lettera aperta di Tosatti all’assessore Flavia Barca: http://www.artribune.com/2014/03/la-sedia-elettrica-dellassessore-lettera-aperta-a-flavia-barca/

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