Politica

Fare il PD: rifondiamo il partito e salviamo il paese. L’intervento dell’on. Micaela Campana

“Fare il Pd” voglio partire proprio dal titolo di questa iniziativa, su cui si è tanto ironizzato, ma che ci pone davanti alla questione essenziale: discutere di noi e aprire una riflessione profonda, collettiva, senza scorciatoie, né intellettuali, né pratiche, sul Partito Democratico e sull’Italia.

Parto da un’orgogliosa convinzione : rifondare il PD serve a salvare il Paese. La storia ci consegna questa certezza che va ben aldilà della salvaguardia di uno straordinario materiale di storia, valori ed esperienze che hanno contribuito a fondare il nostro partito.

Per questa ragione ritengo assolutamente antistorico e altrettanto inutile pensare di salvarsi ritornando alle vecchie appartenenze, riesumando i vecchi partiti come i Democratici di sinistra, o il PDS che tra l’altro è stato il primo partito a cui ho avuto l’onore di aderire e che pure penso sia stato un passaggio determinante per la storia di questo Paese e della sinistra. Non è guardando al passato che conquisteremo il futuro.

Per queste ragioni la nostra discussione diventa non un lusso ma un dovere, e insieme ad Alfredo, Maurizio, Stefano, Floriana abbiamo provato in queste settimane a mettere insieme le nostre esperienze, le nostre idee e sensazioni per dare un contributo, una base, un innesco di discussione troppo avvitata sui nomi e sulle regole.

Se la politica non produce senso, non crea vie di uscita e non traccia strade da seguire, il disprezzo crescente della gente, della nostra gente prima di tutto, é destinato a crescere così come é destinato a crescere il logoramento del rapporto di fiducia verso i partiti e le istituzioni.

Il documento per questo non solo non vuole essere esaustivo, ma neanche avere la presunzione di affrontare tutti i temi che pure dovranno toccare il nostro dibattito. Ne abbiamo scelti tre da cui far partire la riflessione che mettiamo a disposizione di tutti, come a tutti oggi é arrivato l’ invito a partecipare: Europa, riforme costituzionali, partito.

Provo ad affrontare il terzo di tema, lasciando ai colleghi l’ approfondimento degli altri, e ringrazio i tanti circoli che sono presenti, circoli di Roma che ho invitato a partecipare, nella convinzione che non é negando la discussione e il confronto anche tra aree di pensiero diverse che superiamo il correntismo privo di contenuti.

Non possiamo chiedere che il congresso del Pd sia aperto e partecipato a tutti, se poi ci sottraiamo alla discussione tra di noi.

Così come non é inseguendo solo il “nuovo” che si supera una crisi profonda della rappresentanza democratica, ma servono risposte concrete, profonde e durature.

Stavolta non bastano scorciatoie; non si spiega tutto con gli errori, che pure ci sono stati in abbondanza, del gruppo dirigente nazionale, non basta rimettere insieme i cocci, non basta cambiare leader, gruppi dirigenti o coniare nuove formule.

Da tempo il nostro partito assiste, davanti a gli occhi impotenti di militanti e simpatizzanti a una gara a chi accusa di più e più pesantemente il Pd. Abbiamo assistito per troppo tempo alla formazione di intere classi dirigenti nate dalla ribalta del CONTRO A TUTTI I COSTI, chi lavora e dissente e si confronta lontano dai talk-show e dalle grandi testate non fa rumore, è il silenzio assordante di chi è invece la spina dorsale che ci ha permesso di vincere, e di non affondare anche nei momenti piu difficili di questi mesi.

Non basta e non é mai bastato pensare che si vince e si convince a prescindere dal Partito, é sbagliato culturalmente e produce solo quello che tutti dicono di volere combattere: l’ immobilismo, il correntismo esasperato sono le conseguenze e non le cause.

Questa manifestazione si svolge nello stesso giorno in cui è nata la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’ America (4 luglio 1776). Uno dei padri costituenti affermava che “non bisogna abdicare alla funzione che dovrebbe essere propria di tutti i partiti democratici, cioè quella di guidare , promuovere, formare una coscienza politica avanzata”.

Per conquistare il futuro bisogna sognarlo, per questo non possiamo permetterci che il nostro futuro coincida con il futuro di una sola persona.

Abbiamo fino ad ora sentito parlare di regole, noi siamo convinti che bisogna anteporre la discussione alle regole, che proprio perché regole, servono per ordinare la discussione e non possono né essere, né essere vissute come parte della discussione.

Non si può blandire l’ arma del cambiamento non mutando gli strumenti a nostra disposizione; noi abbiamo perso la sfida storica della sinistra, abbiamo smarrito il senso, l’ identità, abbiamo smarrito la capacità di discutere stando insieme, la capacità di avere la solidarietà tra di noi. Di fronte a questo, cambiare é una necessità non contro qualcuno, ma per noi.

Mandela diceva “se io non so cambiare quando le circostanze lo impongono come posso chiedere agli altri di cambiare?”, é necessario quindi ripensare al nostro leader non come il candidato della coalizione, o comunque non solo in quella funzione, oggi abbiamo bisogno di chi si candida a guidare e rifondare il partito, perché solo con un PD forte, possiamo avere quella funzione di perno del centro sinistra che solo noi possiamo avere.

La leadership indebolita ha indebolito anche la candidatura a premier e il risultato lo conosciamo tutti.

Chi si candida alla segreteria nel prossimo congresso deve farlo per il partito, per il Paese , senza trasformare il partito in un trampolino per altro, non solo perché non é giusto, ma perché le conseguenze sarebbero di disperdere forse definitivamente un patrimonio di idee, uomini e donne straordinari.

Chi si candida ha il dovere di fare questo e chi voterà ha il dovere di sapere che sta votando il leader del Partito Democratico e non quello di scegliere il candidato a guidare la coalizione di centro sinistra alle elezioni.

Per questo la nostra discussione non può essere viziata da retropensieri, serve coraggio per ripartire, coraggio per dividersi senza offendersi, coraggio per continuare a stare insieme.

In un mondo dai bisogni sempre più frammentati, la prossimità, la valorizzazione delle esperienze territoriali é fondamentale e non un orpello da superare.

Io penso che il segretario Guglielmo Epifani abbia fatto bene a chiedere il capovolgimento dei tempi: far discutere prima i circoli, le realtà territoriali, significa svincolare le discussione dalle filiere nazionali e permettere localmente agli iscritti di fare una discussione seria, profonda e non viziata. Fidiamoci dei nostri militanti, fidiamoci del nostro popolo.

Avremo altre occasioni per discutere, stiamo già preparando un grande appuntamento al nord e uno al sud sui temi del lavoro.

Mi permetto un’ ultima riflessione: il governo Letta, guidato dal nostro vicesegretario, è un governo che non avremo voluto, che è di servizio e sicuramente a tempo, serviva al Paese. E’ necessario per riannodare i fili del tessuto vivo dell’Italia, per provare a consegnare a noi e ai nostri figli un futuro. Serve per dare una via di uscita alla classe media, strozzata, che ha definitivamente eroso le proprie riserve di sopravvivenza, serve al nord del Paese dove dall’inizio della crisi più di 500.000 aziende hanno chiuso, al sud dove la questione meridionale é una priorità non più rinviabile, serve ai fortunati che un lavoro lo hanno mantenuto, ma serve soprattutto a una generazione di trentenni strozzata dalla crisi.

Questo governo ha il dovere di fare qualcosa per il Paese, il Presidente della Repubblica nei drammatici giorni dell’elezione ha tracciato una via e nel giorno dell’insediamento a Camere unite ha intimato alla classe politica che non ci sono altre strade, che non ci sono altre possibilità.

Il congresso del partito deve dare una guida forte al Pd rendendolo in grado di condizionare questo governo e portarci a nuove elezioni. Se il congresso si trasforma in un elemento di instabilità e di erosione di quello che questo governo sta facendo, noi non solo demoliremo la più grande, ampia rinnovata e rosa maggioranza mai avuta dal secondo dopoguerra, ma metteremo in difficoltà la vastissima compagine amministrativa a guida centro sinistra (il centro destra guida solo un capoluogo ), che dal nord al sud oggi vede i nostri amministratori in prima linea.

È parte della nostra storia il risultato che seppur il migliore mai conquistato dal partito democratico, quello del 2008, a seguito della caduta del governo Prodi.

Se é vero che il futuro é nelle nostre mani, utilizziamole bene.

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