Politica

FARE IL PD. Dalla convention del Nazareno il rilancio del dibattito dei democrats

 

 

“Mi si nota di più se non vado o se vado e me ne sto in disparte?” Molto probabilmente deve aver ragionato in questo modo Matteo Renzi quando ha ricevuto l’invito a partecipare alla convention per la presentazione del documento programmatico “Fare il PD”.

di LUCIO LUSSI

All’incontro organizzato, tra gli altri, dai parlamentari Campana, D’Attorre e Fassina, era presente tutto lo stato maggiore del Partito Democratico. Tutti tranne lui, Matteo Renzi, l’homo novus del partito e anche la figura più osteggiata nella corsa alla segretaria.
Se è vero come confermano i rumors che durante la cena dei dalemiani mercoledì scorso sia emersa la volontà di impedire al sindaco di Firenze di conquistare il partito.

Idillio rotto quello tra Renzi e il lider maximo, che solo qualche settimana fa sembravano sulla stessa lunghezza d’onda. Ora è un continuo punzecchiarsi a mezzo stampa. “Matteo non faccia la vittima. Doveva essere qui”, chiosa D’Alema. “Per candidarmi alla segreteria non è necessario il permesso di D’Alema”, risponde il fiorentino.

Ad ogni modo, e nonostante alcune ricostruzioni fantasiose, quella del Nazareno è stata un’iniziativa programmatica e di confronto in vista del congresso. E’ errato, quindi, parlare di correntone anti-Renzi o di riunione dei bersaniani.

Le anime democratiche sono in subbuglio, è vero, e forse in tanti hanno iniziato il tiro al piccione, è verissimo, ma gli auspici della convention del Nazareno erano altri.

“Abbiamo invitato tutti, anche Renzi – ammette Micaela Campana, parlamentare democrat e animatrice di “Fare il PD” – e chi non ha partecipato ha perso un’ottima opportunità per discutere. Non si può parlare di ampia partecipazione solo quando devono essere decise le regole per il voto alle primarie e poi non partecipare ai confronti”.

Piccola stoccata a Renzi, convinto che anziché parlare delle possibili soluzioni ai problemi del paese, i suoi colleghi democratici abbiano trascorso un intero pomeriggio a parlare di lui: “Non abbiamo parlato soltanto di Renzi – argomenta la Campana – alla base dell’incontro c’era la volontà di discutere dei problemi del paese e della situazione interna del Pd in vista del Congresso”.

Riforme costituzionali, politiche europee, mission del PD, ecco i contenuti al centro del dibattito, conditi ovviamente con la necessità imprescindibile di rifondare il partito. “Ha ragione Reichlin – continua Micaela Campana – quando dichiara che rifondare il PD voglia dire rifondare il paese”.

La lunga discussione del Nazareno, dunque, non ha sancito la nascita del correntone bersaniano ma si configura piuttosto come un potenziamento della discussione interna in vista del congresso autunnale.

Assente il giovane turco Matteo Orfini. “Stavo lavorando agli emendamenti sulla Cultura per il decreto del Fare e poi era in programma una riunione della Commissione di Vigilanza. La riunione del Nazareno ce l’hanno presentata come l’incontro di una parte del Pd che cerca di dare un contributo alla discussione. Prendiamola per buona”. Sagace e ironico come al solito, Orfini non si risparmia nemmeno un acuto distinguo: “Non ho partecipato anche perché il documento-base della discussione non mi aveva convinto e non mi sembrava esaustivo nell’analisi delle ragioni della sconfitta. E anche l’iniziativa di ieri mi è sembrata la riproposizione di un impianto che non ha funzionato e che non convince fino in fondo”.

Nei corridoi del Nazareno si mormora di un volontario allontanamento di Orfini dai “Giovani Turchi”, ipotesi subito smentita dal diretto interessato: “Innanzitutto il nostro gruppo si chiama “Rifare l’Italia” e l’appellativo di “giovani turchi” è arrivato dai giornali. Faccio parte di questo gruppo sin dalla sua fondazione e continuo a farne parte”.
Ma la sua scelta strategica si discosta da quella seguita da buona parte del gruppo, infatti Orfini ha partecipato all’iniziativa di presentazione della candidatura e della piattaforma programmatica di Gianni Cuperlo. “Iniziativa interessante e convincente”, chiosa il deputato democrat.

Ed è proprio in vista del congresso che prende corpo l’ipotesi di separare definitivamente la leadership del partito dalla premiership.

“Mi pare una discussione inutile – incalza Orfini -. Adesso dobbiamo eleggere il segretario del Pd, ma non possiamo permetterci il lusso di decidere il candidato premier con questi automatismi”.

Va più a fondo Micaela Campana, ammettendo anche gli errori del passato: “Abbiamo tenuto insieme la leadership con la premiership e abbiamo perso. In questa fase è necessario votare il candidato segretario, che può essere anche il candidato premier della coalizione,  ma senza automatismi. Un partito del 30% non può pensare di imporre un candidato unico come premier”.

Tra piccioni, vittime e duellanti, la riunione del Nazareno ha rappresentato un ulteriore step di discussione politica, “una convention di dirigenti che vorrebbero costruire un nuovo modo per stare insieme partendo però da una dichiarata protezione al Governo che mi lascia perplesso – argomenta Gianluca Santilli, membro dell’esecutivo del PD romano -. Mi ha colpito il discorso di Pierluigi Bersani che ha parlato di cambiamento da attuare anche nel Governo, segno che le perplessità verso l’esecutivo Letta esternate dalla base vengono raccolte dai nostri dirigenti. Matteo Renzi, adesso, non può far altro che candidarsi alla guida del partito. Ogni altra mossa sarebbe un’occasione persa oltre che un suicidio politico”.

La riflessione di Santilli passa poi alla federazione romana del PD: “Sono preoccupato anche per Roma, dove vorrei che non si replicasse pedissequamente lo schema nazionale. Auspico, invece, una maggiore apertura e nuovi rassemblement che recepiscano i malumori della base”.

Per i democratici non è più tempo di avvitarsi sui nomi o sulle regole formali. Il rilancio del partito richiede ora più che mai la riflessione sui contenuti e su una certa idea d’Italia che continua a mancare, ma che è indispensabile per riconquistare l’elettorato deluso e arrabbiato. Mentre i vertici discutono di congresso, correnti e candidature, iscritti e simpatizzanti non perdono occasione per manifestare i propri malumori per il governo delle larghe intese e per le strategie decise dai vertici del partito.

E se nel Pd la discussione rischia di ingarbugliarsi, ancora più in affanno sembra Sinistra Ecologia e Libertà, non ultima la bagarre scoppiata a Roma sull’esclusione di Gemma Azuni dalla giunta di Ignazio Marino. Il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, infatti, avverte puzza di bruciato e dalle colonne di Repubblica invita il suo partito a riprendere “quel cammino innovativo” che tanto entusiasmo aveva suscitato. Per quanto riguarda il dibattito interno ai democrats, Pisapia non ha dubbi: “Renzi è l’unico in grado di far vincere il centrosinistra, a patto che non si candidi a segretario del Pd”.

E se Pisapia avesse ragione?

 

 

 

 

 

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