Politica

Epifani detta la linea del Pd: congresso e primarie entro novembre. Si ribellano i renziani, Cuperlo, Orfini, Pittella e Civati. Rinviato il voto

 

E’ il Pd dei fighetti quello che si è riunito oggi al Nazareno, nel cuore di una Capitale sferzata da un’estate bollente. E’ il partito dei renziani vs tutti gli altri, e di chi dice che il Pd dovrebbe candidare un unico segretario anti-Renzi, indicato un giorno nella persona di Enrico Letta e il giorno successivo in altre personalità democrat.

di LUCIO LUSSI

Lo riconosciamo, il compito del segretario Guglielmo Epifani era arduo.

L’ex leader della Cgil ha indicato la road map del partito per i prossimi mesi: Assemblea nazionale il 14 settembre, a seguire i congressi locali (prima quelli di circoli e poi via via fino a quelli regionali) e infine il congresso nazionale con le primarie aperte soltanto agli iscritti al Pd e in programma molto probabilmente il 24 novembre. Le candidature alla segreteria dovranno essere presentate solo dopo la conclusione dei congressi locali. “Tagliamo la testa al toro – dice Epifani – anche se la decisione spetta all’Assemblea nazionale”.

Dopo i rumors dei giorni scorsi, il segretario ha smentito quantomeno le voci di un possibile rinvio della tornata congressuale: “Il tempo del congresso è ora” e ha ricordato il principio della separazione fra segretario del partito e premiership, incontrando il favore del premier Enrico Letta.

Bene, bravo, bis. Peccato che nel pieno del confronto con gli altri big del partito si sia capito sin da subito che le cose si sarebbero messe male. Contrari alle proposte di Epifani sono i renziani, ma anche Matteo Orfini, Gianni Cuperlo, Pippo Civati e Gianni Pittella. Una parte consistente dell’intellighentia dei democrats, insomma.

 

Diversi i punti che non vanno giù, a partire dalle primarie per la scelta del segretario aperte solo agli iscritti al partito e per finire alla presentazione delle candidature solo dopo i congressi locali.

Orfini tuona su Twitter: “La proposta sulle regole avanzata da Epifani non va bene. In un momento difficilissimo per il Pd non possiamo chiuderci nelle nostre paure”. Sulla stessa lunghezza d’onda i renziani e Gianni Pittella che sul suo blog scrive: “Habemus datam, finalmente ma Epifani vuole un congresso chiuso ai soli iscritti. Sarebbe un messaggio devastante per un partito che da oltre il 30% é crollato oggi al 23,5%. Serve rientusiasmare gli iscritti e coinvolgere i cittadini che sono arrabbiati e delusi, altro che chiusura! Apriamo porte e finestre, misuratevi con la gente, mettete a rischio la vostra rendita di posizione!”.

Anche Civati è sul piede di guerra: “Si chiude il congresso. Si chiude il dibattito. Si chiude. E tutto perchè non è popolare questo governo, è pieno di fighetti in giro, non c’è motivo di cambiare le cose, che vanno bene così. E tutto per non perdere, e così si perde. E ci si perde”.

I renziani e Gianni Cuperlo chiedono a gran voce che l’elezione del segretario coinvolga una platea larga e che le candidature vengano presentate prima dell’avvio dell’iter congressuale.

“Noi abbiamo bisogno – dichiara Gianni Cuperlo – di eleggere il segretario, se si cambiano le regole dobbiamo farlo insieme…se non c’è accordo su ruolo segretario-premier decida il congresso”.

 

Di parere opposto Bersani e Franceschini che plaudono, invece, alla proposta di Epifani di lasciare soltanto agli iscritti al partito la scelta del segretario. Tanto da provocare la sagace ironia del renziano Giachetti: “Per elezione segretario mi limiterei più prudentemente a dipendenti Pd e staff ministri”. Con un trionfo dell’apparato che accorre sempre in soccorso dei propri leader per non perdere le posizioni acquisite!

Epifani dedica anche un battuta sull’esecutivo Letta: “Non potevamo che sostenere un governo di servizio. Che non è un governo di pacificazione”, ma sottolinea come non sia più rinviabile la discussione sulla riforma della legge elettorale: “Discutiamo a settembre, è un’esigenza vera”.

Sul destino dell’esecutivo delle larghe intese grava ancora la spada di Damocle della sentenza della Corte di Cassazione sul processo Mediaset attesa per il prossimo 30 luglio. Nella maggioranza delle larghe intese c’è molta tensione e la sentenza potrebbe aggravare questa instabilità. La linea dei democratici è quella che le sentenze si applicano e si rispettano.

Il dibattito si è concluso con l’intervento del premier Enrico Letta ma il voto inizialmente previsto è stato rinviato.

 

 

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