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Elezioni Roma 2016, la guida agli eletti del Pd

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Pubblichiamo un bel pezzo di Tommaso Caldarelli  pubblicato sul suo blog, Lo zaino verde, perchè contiene un’analisi molto precisa e puntuale di come sono andate le cose  nel PD alle Amministrative 2016

Elezioni Roma 2016, la guida agli eletti del Pd

Bene gli zingarettiani, male i renziani, dentro gli orfiniani per il rotto della cuffia. Michela de Biase campionessa di preferenze, sorpresa Piccolo e Baglio. Il congresso è già pronto.

Le elezioni amministrative comunali Roma 2016 non sono andate bene per il Partito Democratico: al ballottaggio Roberto Giachetti, il candidato sindaco, insegue Virginia Raggi, candidata sindaco per il Movimento Cinque Stelle di Roma. Fino al 19 di giugno, data del ballottaggio, la versione ufficiale è: pancia a terra e lavorare per recuperare (almeno) 100mila voti. Candidati al comune e ai municipi sono ancora impelagati con il conteggio delle preferenze nelle sezioni non arrivate allo spoglio ma al comune, per quanto riguarda la lista del Partito Democratico, i giochi sono ormai fatti. E le sorprese non mancano.

IL SUPPLÌ
(La storia da mangiare al volo)

Vincere le elezioni, o non vincerle, è solo una parte della questione. Bisogna capire come vinci, come perdi, in che misura, in che modo. C’è sconfitta e sconfitta e vittoria e vittoria. Che vinca o che perda, il Partito Democratico di Roma eleggerà in Assemblea Capitolina almeno 6 consiglieri. La lettura dei risultati per preferenza nella lista Pd ci dice qualcosa sul futuro del Partito.
La raccolta delle preferenze non è una cosa facile. Bisogna chiedere ai cittadini di uscire da casa e votare il tuo cognome sulla lista giusta. Chiede soldi, sforzo, impegno di campagna elettorale, relazioni, contatti: chi “porta” i candidati ha la responsabilità di assicurarsi che i voti, alla fine, arrivino. E in base a chi prende più preferenze, le varie “cordate”, o componenti, o correnti del Partito Democratico di Roma sono così in grado di pesarsi, di valutare quanto sono forti nel gioco interno sopratutto in vista del congresso.
Prima di lista del Partito Democratico, come da attese della vigilia, è Michela de Biase, moglie del ministro Dario Franceschini e sostenuta dalla componente dello stesso ministro, AreaDem. Secondo e terza fra gli eletti saranno Marco Palumbo e Ilaria Piccolo, due candidati che hanno corso appaiati sostenuti da un’alleanza che fa riferimento al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti: il vero risultato di queste elezioni è qui. Sorpresa per il risultato di Valeria Baglio, sostenuta dall’ex candidato alle primarie per la città Robeto Morassut. Non sono andati bene i candidati sostenuti dai renziani di Roma, con Orlando Corsetti più basso delle attese. Dentro per un soffio (forse) i Giovani Turchi di Matteo Orfini con Giulia Tempesta.

Ti è piaciuto il supplì e hai ancora fame? Ottimo. Qui sotto c’è la storia completa con foto, notizie e grafici.

A 2600 sezioni scrutinate su 2600 per la corsa per il Comune di Roma nelle elezioni amministrative 2016, la lista del Partito Democratico si presenta come pubblicato dal sito del servizio elettorale capitolino. Questa che riportiamo è la zona alta della classifica degli eletti del Pd Roma.

preferenze

Bisogna attendere gli esiti del ballottaggio per capire quanti consiglieri il Pd della capitale porterà in Assemblea Capitolina: «Sì», mi dicono al telefono o incontrati ai seggi i dirigenti e i militanti del Pd della capitale, «come dire, se vinciamo, festa grande per tutti. Se perdiamo…». Se Roberto Giachetti riuscirà a rimontare al ballottaggio, il Pd Roma eleggerà fino a 22 consiglieri, essendo di gran lunga il partito più votato nella coalizione vincente; se Roberto Giachetti perderà, il Pd dovrebbe riuscire ad eleggere 6 consiglieri, candidato sindaco incluso; forse 7, se la matematica del calcolo dei resti dovesse favorire il centrosinistra.

Un esito, questo, a cui il Pd Roma è preparato da tempo senza misteri: alla vigilia del voto l’ipotetica classifica degli eletti del Pd Roma era ben nota agli interni al partito. E la sorpresa è che le cose sono andate diversamente da come si pensava, ovvero: c’è qualcuno che ha lavorato meglio del previsto, e qualcuno che ha lavorato peggio. Tutti esiti che avranno riflessi importanti sul congresso del Partito Democratico di Roma; l’appuntamento elettorale è infatti il definitivo banco di prova della gestione di Matteo Orfini, commissario insediato all’indomani dei fatti di Mafia Capitale e principale esponente della corrente dei Giovani Turchi; se Roberto Giachetti perderà al ballottaggio il congresso si terrà prestissimo, se vincerà, si terrà con più calma: ma in ogni caso, si terrà. E chi ha preso voti, e quanti; e chi non ne ha presi, e perché, sono questioni che avranno una profonda rilevanza: certo, le valutazioni politiche possono cambiare dall’oggi al domani. Per ora, la situazione che mi risulta è questa: vediamo dunque chi sono le teste di lista del Pd in Assemblea Capitolina.

Michela di Biase, 5136 preferenze

«Guarda, certo il marito l’avrà aiutata, ma questo risultato dimostra che lavora proprio bene lei, c’è del suo», ci dicono al telefono gli esponenti del Pd Roma: e il marito, sì, è il ministro della Cultura del governo di Matteo Renzi, Dario Franceschini; inaugurazione della campagna elettorale in un grande centro culturale e sociale della sua periferia romana, all’Alessandrino; santini ovunque, mailing list ben rodate, voti a pioggia. Nessuna sorpresa al primo posto: Michela di Biase, già presidentessa della commissione Cultura e Lavoro della Assemblea Capitolina uscente, era da tutti data come candidata in corsa per “il botto” delle preferenze al Campidoglio. Prima doveva essere, prima è stata: un buon risultato che però, parzialmente, credo abbia mancato il trionfo atteso. Michela è prima, sì, ma senza quel distacco abissale che avrebbe dimostrato che a Roma c’è aria nuova e che nel Partito, a pesare bene, è Area Dem, la componente che fa capo proprio a Franceschini. Con i secondi di lista, che vediamo subito, la vittoria di Michela è (solo) ai punti.

 

2 e 3) Marco Palumbo, 4867 preferenze; Ilaria Piccolo, 4484 preferenze

«Sono tornati i padroni di Roma», mi ha detto qualcuno, poco ironicamente, dopo aver visto il conto delle preferenze delle liste. E’ una «alleanza politica che va lontano», così è stata definita quella del fronte che ha ricompattato tutte le forze che – in maniera diversa – negli anni hanno fatto riferimento all’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. E’ un fronte composito che ha spaginato vecchi patti quello che ha portato, compatto, al Campidoglio i due nomi di Marco Palumbo e Ilaria Piccolo. Lui, consigliere uscente, nome storico della corrente zingarettiana romana, lei eletta alle scorse elezioni dal bacino dei voti della corrente che fa riferimento a Micaela Campana, oggi responsabile welfare della segreteria di Matteo Renzi; alla vigilia delle elezioni, ci dicevano prima del voto, dalle parti della Regione Lazio si è detto: «Poche storie. Ora si va insieme».

 

Tutti si aspettavano che Palumbo facesse un buon risultato, ma arrivare così vicino alla testa degli eletti era meno atteso; ancor meno che Ilaria Piccolo fosse addirittura terza. Quello era un posto a cui ambiva qualcun altro: e invece il patto zingarettiano ha dimostrato di essere ancora forte: non forte abbastanza da arrivare al primo degli eletti, ma comunque in grado di “pesare” e dire la sua in città. «Palumbo-Piccolo, Palumbo-Piccolo», c’è chi mi ha detto: «Giravano solo bigliettini Palumbo-Piccolo».

4) Antongiulio Pelonzi, 3599 preferenze

Di nuovo poche sorprese per l’esponente che si candidava in ticket con Michela di Biase: Antongiulio Pelonzi, già consigliere comunale, che ha poi tentato l’approdo in regione Lazio con Nicola Zingaretti, torna in consiglio come quarto degli eletti. La coppia di ferro con la prima di lista ha dato i suoi frutti.

5) Valeria Baglio, 3054 preferenze

«Una buonissima sorpresa», qualcuno me l’ha definita al telefono: il nome di Valeria Baglio, ex presidentessa dell’Assemblea Capitolina, non era fra le prime sei in corsa per l’elezione sicura, e anzi, di lei proprio non si parlava. E invece questo risultato dimostra che qualcuno «ha lavorato davvero bene»: Valeria Baglio ha guidato il comitato elettorale di Roberto Morassut, lo sfidante di Roberto Giachetti alle primarie del centrosinistra romano, e si è poi candidata con una campagna elettorale dai toni non roboanti. Per questo il suo risultato è importante, sopratutto per quella parte del Pd Roma che da mesi mal digerisce l’operato del commissario romano Matteo Orfini: la Baglio è infatti eletta certo non con l’aiuto del “patto” fra renziani e Giovani Turchi che sostiene il commissariamento, e questo risultato, già mi fanno capire, apre scenari interessanti per il dopo voto e per la vita interna del Pd Roma.

6) Orlando Corsetti, 3008 preferenze

La montagna ha partorito il topolino. Da Orlando Corsetti, candidato di punta del correntone renziano a Roma, mi aspettavo un risultato molto, molto migliore di questo: manifesti, campagna elettorale in grande stile, il suo nome mi era dato come atteso sul podio degli eletti romani. E invece, mi spiegano al telefono, questo risultato dimostra «che qualcuno, a Roma, non conta più, o non conta ancora, niente». Corsetti, già presidente di Municipio e consigliere capitolino uscente – uno dei più feroci oppositori del sindaco Ignazio Marino – era sostenuto sia dal gruppo renziano romano che ha composto il comitato elettorale di Roberto Giachetti sindaco, che da alcuni deputati piuttosto importanti in città (un nome? Umberto Marroni, che sosteneva la coppia Orlando Corsetti – Maria Pia Federici: anche lei torna a casa con un risultato deludente). Un risultato così basso su questo nome, secondo esponenti del Pd con cui ho parlato, dimostra che gli equilibri sono ben diversi da quelli immaginati alla vigilia.

7) Giulia Tempesta, 2871 preferenze

Per il rotto della cuffia. E ancora in bilico. Giulia Tempesta, la candidata più giovane dell’Assemblea Capitolina, orgoglio dei Giovani Turchi e dei Giovani Democratici romani, è sul ciglio della porta del Campidoglio; ad oggi è la settima consigliera eletta dal Partito Democratico a Roma: così sarà se il Partito Democratico tornerà al governo di Roma (o se, in alternativa il gioco dei resti della legge elettorale favorirà il centrosinistra garantendogli il settimo consigliere di opposizione). La corsa del gruppo legato a Matteo Orfini, mi dice al seggio centrale chi l’ha materialmente costruita, è stata «faticosa, corretta, autofinanziata» e ha portato i risultati attesi: la giovane ex vicepresidente del gruppo del Pd al Comune si riaffaccia all’Aula Giulio Cesare. In zona Giovani Turchi si ostenta serenità sul risultato cittadino (e municipale) ma credo sia innegabile che l’equilibrio fra sforzo e risultato non sia del tutto favorevole: credo che i Turchi fossero i primi ad aspettarsi un esito lievemente migliore e una corsa meno dura. Per arrivare fino a qui è stato necessario, infatti, concentrare i voti di più di un esponente (tre, per la precisione) che si sono sacrificati a sostegno della Tempesta; vero è che nella politica, come nel ciclismo, conta tirare la volata.

8) Gli altri

Nel vasto mondo di “quelli che entrano se il Pd vince al ballottaggio c’è molto da cogliere. C’è il risultato non soddisfacente di un altro esponente renziano doc, Andrea Casu, che, mi hanno detto al telefono, sarebbe ulteriore prova dello scarso peso reale, effettivo, di consensi, del gruppo di Matteo Renzi a Roma. C’è il buon risultato – relativamente, almeno – dei consiglieri sostenuti dall’area “ribelle” del Pd Roma, quella che fa capo al circolo di Donna Olimpia a Monteverde: se il Pd vince al ballottaggio, quest’area potrà contare oltre che su Estella Marino – una delle più strenue alleate di Ignazio Marino, fino alla fine della giunta – su altri esponenti «non allineati» (“almeno due”, mi dicono al telefono da Radio Monteverde) e pronti a dire la loro sul corso del Partito Romano. Ci sono altri due esponenti dei Giovani Turchi fra quelli che entrerebbero con la vittoria al ballottaggio (Giulio Bugarini e, “turca a modo suo”, Erica Battaglia). Del tutto “deludente” mi viene descritto il risultato dell’area popolare che nella corsa romana sosteneva il nome di Cecilia Fannunza. Ora, certo, c’è la campagna elettorale e il Campidoglio da portare a casa: ma un minuto dopo la fine delle elezioni, quando si inizierà a parlare di congresso, state sicuri che la lista degli eletti e le relative preferenze sarà – eccome – materia di analisi profonda.

di Tommaso Caldarelli

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