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Ecodem: “Il Pd di Roma gestito da correnti personali. Sbagliata la scelta del coordinamento politico. Parte male la rifondazione”

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa inviato da Marco Ciarafoni, presidente regionale e portavoce nazionale di Ecologisti Democratici.

“Le sconfitte elettorali, i cittadini che voltano le spalle ai partiti, il forte astensionismo, lo stato di disagio di tanti militanti ed iscritti non hanno insegnato nulla al gruppo dirigente romano. Nei giorni scorsi con una scelta condivisa solo tra eletti e ‘capibastone’ la direzione romana del Pd su proposta del presidente – commissario Eugenio Patanè ha eletto, in attesa del congresso, il coordinamento politico ed organizzativo delle federazione”: è quanto denuncia Marco Ciarafoni presidente regionale e portavoce nazionale Ecologisti Democratici.

“Non si tratta di esprimere un giudizio sulle persone, ce ne guarderemo bene, ma di valutare, per noi negativamente, metodo e sostanza politica della scelta effettuata. Non è più tollerabile che la classe dirigente venga scelta attraverso incontri e colloqui limitati agli eletti in consiglio comunale e alle gerarchie correntizie, come se il Pd potesse vivere solo nella logica dei bilancini e delle spartizioni. E’ questo un Pd che non ci piace perché chiuso in anguste stanze, perché incapace di aprire le finestre per cambiare l’aria pesante delle rivendicazioni e dei posizionamenti personali, perché costruito sulla ricerca del consenso per tribù e filiere più o meno corte. Così il Pd non riuscirà mai a parlare al paese e non avrà mai lo sguardo rivolto al mondo reale e perché così facendo si dimostra un partito autoreferenziale concentrato solo sul proprio ombelico”.

“Gli Ecologisti Democratici – continua Marco Ciarafoni – non sono una corrente, anzi hanno combattuto fin dall’inizio un partito costruito sull’effimera forza d’urto delle correnti. Hanno pagato un prezzo caro per questa scelta, non siamo mai stati accasati e fedeli, e come si sa il merito è solo una parola da evocare e non da praticare. Ma allora ci chiediamo: il Pd vuole considerare l’ambiente, lo sviluppo sostenibile, la green economy parte essenziale del proprio progetto politico o no? Chi in questo partito è portatore di una cultura politica ma non vuole farsi corrente ha diritto di cittadinanza o no?”.

“Attendiamo risposte, ma intanto guardiamo con amarezza alla scelta fatta sapendo per di più, e questo è l’altro paradosso, che a votare i 20 componenti del coordinamento politico sono state 15 persone, forzando peraltro le norme statutarie”.

“Anche se siamo stufi noi non ci arrendiamo – conclude l’esponente Ecodem –. Pensiamo ancora che è possibile rifondare un Pd diverso, riformista, ecologista e popolare perché di un partito così ne ha bisogno il paese. Le nostre idee, prima ancora che della disputa sui leader, le porteremo nella discussione congressuale che ci piacerebbe aperta, inclusiva, capace di attrarre anziché respingere. E se siamo così duri con il Pd è perché gli vogliamo davvero bene”.

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