Politica

E la sinistra del PD?

Matteo Renzi e Enrico Letta Firenze 08/06/2013

Non mi è mai piaciuto il Governo Letta. E non ne ho mai fatto mistero. Non più di un mese fa scrivevo che l’unica cosa buona che avrebbe potuto fare quella kafkiana commistione di personaggi era una buona legge elettorale che ci accompagnasse al voto a primavera del 2014. 

di Gianluca Santilli

E non ho cambiato opinione.

Ma avevo fatto i conti senza l’oste.

Anzi, senza gli osti.

E così siamo passati da una vicenda kafkiana ad una surreale che ci ha travolti come un treno in corsa. Avevo pensato, pur non avendo votato Renzi, che il suo arrivo alla guida del PD avrebbe almeno potuto far bene a quel governo asfittico e privo di idee. Ma non avevo calcolato il cinismo di Matteo Renzi, la dotta sapienza di Zanda, l’in-sapienza di Speranza e il “maestro”,  l’inafferabile Dario Franceschini, tanto incline al tradimento da farmi credere che per lui si tratta solo di un riflesso pavloviano. Tanto per citare alcuni dei killer di Enrico Letta.

E adesso, per parafrasare il suo slogan, adesso Renzi crede di aver risolto il problema che angoscia il nostro Partito? Ovvero stare al Governo con Alfano, Berlusconi, Lupi, Brunetta, Monti e la Lanzillotta? Davvero pensa che rimettendo in piedi un governo raccogliticcio insieme alle destre possa far recuperare credibilità nella politica e nel Partito Democratico?  Forse qualcuno pensa che gli italiani non si siano già accorti che il problema sta tutto nel rimanere lì il più a lungo possibile? Già non si parla più di legge elettorale. Fra qualche settimana sarà solo un ricordo. Se ne riparlerà quando servirà, verso la fine del 2017.

Ma soprattutto non pensavo che potessero arrivare a tanto con dei metodi tanto discutibili, senza un minimo di discussione, di confronto politico.

Così come non pensavo che molti si sarebbero arresi senza nemmeno combattere. E mi riferisco a quella minoranza sconfitta alle Primarie guidata da Cuperlo.

Posso capire che si sentisse frastornato dall’improvvisa accelerazione di Renzi, posso capire che forse era meglio non sottoporre quella relazione ad un voto, ma votare a favore…

Votare a favore?

Per cosa?  Per far durare il governo fino al 2018? Per cercare qualche strapuntino ove far sedere qualche fedelissimo? Per non rimanere fuori da giochi?

E lo stesso hanno fatto i “giovani turchi” con il voto favorevole annunciato da Fassina che addirittura esorta i Letta e i lettiani a non arrivare al voto divisi. A rassegnarsi.

Bene ha fatto Civati a votare contrario anche se a lui rimprovero di non essere mai decisivo, di esitare sempre. Come quando ipotizza di voler “formare qualcosa di nuovo” ma poi non forma nulla. Sembra il Mariotto Segni del 2000.

Insomma un’opposizione che esce da quella Direzione fortemente ridimensionata, lacerata. Cuperliani, civatiani ed lettiani, insieme, avrebbero potuto marcare una differenza e, con il voto contrario, costituirsi nella minoranza del Partito. Fungendo così da punto di riferimento per tutti quei militanti di sinistra, smarriti, travolti dal treno di Renzi ancora attoniti per i suoi metodi. E da lì ripartire.

E invece nulla. Tabula rasa. Tutto venduto in cambio di qualche posto nel Governo.

Una sola certezza scorgo in questi giorni: il PD ha smesso di essere un partito di centrosinistra.

Di sinistra, qui dentro, vedo poco o nulla.

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